Archive for Racconti

Erezioni europee

Eleonora Gaggioli

Eleonora Gaggioli - attrice di fiction

Camilla Ferranti

Camilla Ferranti - ex tronista di "Uomini e donne"

Barbara Matera - "Letteronza" e Annunciatrice Rai

Angela Sozio - ex Grande Fratello

Angela Sozio - ex Grande Fratello 2003

Ecco. Queste signorine potrebbero presto rappresentare l’Italia al Parlamento Europeo. E andiamoci piano a chiamarle “belle gnocche”, perché temo che si potrebbero avere anche problemi penali. Nel senso di codice penale.

E prima che qualche comunista si metta a urlare allo scandalo, vorrei citare quello che ha detto a questo proposito il nostro “Cavaliere Presidente tanto amato dalla Gggente”:

  • “Farò la campagna elettorale con a fianco queste cosiddette veline e loro parleranno insieme a me e diranno quali sono i loro titoli di studio e che cosa hanno fatto fino adesso”.

e ancora:

  • Voglio “rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni”

Quindi zitti e mosca, leninisti! Bellezza non vuol dire incapacità. E chi lo crede è una Nilde Iotti (lo dico alla maniera della Gialappa’s, in omaggio alla Matera). Io mi sono già adeguato. Adesso vo dal parrucchiere, mi pettino alla Costantino Vitaliano, mi carico di tatuaggi e mando un curriculum a Cicchitto, vediamo se mi prendono.

Ah… dimenticavo.

Signora Lario… invece che fare la povera derelitta costretta a subire le angherie del napolenonico marito… si informi. Dal 1970 in Italia si può divorziare. Prego si accomodi.

Altrimenti la smetta di riemergere dal “ciarpame senza pudore” ogni due anni per far bella figura, che non ci crede più nessuno.

Vaìa

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Libertà di intelligenza

La vignetta incriminata

In Italia non è in atto un attacco alla libertà di stampa. E nemmeno un attacco alla satira. O meglio, non solo.

Nel nostro povero paese è in atto una guerra all’intelligenza. Un’offensiva senza precedenti contro chi si pone di fronte ai fatti con spirito realmente critico. Contro chi cerca di capire. Contro chi non elogia a priori perché c’è un’emergenza, ma anche nell’emergenza cerca la verità.

Contro chi di fronte al terremoto dell’Abruzzo non santifica Bertolaso, ma si chiede come mai viviamo in un paese dove si costruisce il cemento con la sabbia del mare, dove le case crollano a migliaia per un sisma tutto sommato non geologicamente catastrofico, dove si costruisce sulle zone sismiche in modo totalmente inadeguato.

Un paese dall’edilizia mai a norma, dove il governo fino a venti giorni fa pensava di poter rilanciare l’economia liberalizzando il settore edilizio e permettendo di aumentare gli edifici del 20% (le “cubature”) presentando una semplice autocertificazione del responsabile dei lavori: “Va tutto bene, siamo in regola. Tranquilli!”. E via col cemento. Sulle coste. Nei centri storici. Nelle aree sismiche. Roba che se non intervenivano a gamba tesa le regioni c’era solo da fare il conto alla rovescia prima del prossimo terremoto.

Un paese come questo dovrebbe essere grato a Vauro. Non censurarlo. Ma noi siamo l’Italia. Siamo solo capaci di piangere, proprio come i coccodrilli, dopo esserci scavati la fossa da soli.

Vaìa

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60 secondi

Onna, Abruzzo. 6 aprile 2009

Un minuto prima dormi. I tuoi figli accanto. La casa. I tuoi oggetti, le tue cose.

Un minuto dopo non hai più nulla. Forse la vita, se va bene. Più spesso la disperazione, assoluta e piena, per ognuno dei giorni che ti restano.

Il terremoto dell’Abruzzo ha scritto in sessanta secondi mille storie di vita e di morte. Di speranza e di dolore. Mille storie che non riesco nemmeno a leggere sui giornali. Perché parlano della nostra paura più profonda. Della possibilità di perdere tutto senza alcuna possibilità di opporsi.

Del terrore di perdere un figlio, di doverne riconoscere il corpo. Di doverlo abbracciare per l’ultima volta e piangere per sempre.

Non viene nemmeno più la rabbia per le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte. Per le case di cemento armato che avrebbero dovuto essere antisismiche e che si sono accartocciate su loro stesse.

Per chi ha risparmiato sui materiali. Per chi non ha investito in sicurezza in zone che tutti sapevano a rischio. Per chi non ha fatto nulla dopo mesi di avvisaglie.

Irpinia. Umbria. San Giuliano. Abruzzo. Tutto si ripete uguale e tutto si dimentica. In questa merda di paese che siamo diventati e che in fondo siamo sempre stati. In questa Italia dalle mille piaghe aperte, che si disinteressa di tutto e maledice il destino. Ma mai se stessa.

Questo paese mai cresciuto. Che campa giorno dopo giorno alla meno peggio. In attesa della prossima scossa e di una nuova fila di bare. Allineata su un prato, in un giorno qualsiasi della nostra vita.

Vaìa

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Sembra che sorrida

Giro nel corridoio. Giosuè mi aspetta proprio fuori dalla stanza. Ha il volto stanco, ma come sempre una espressione di beata serenità sul viso.

- Giosué! Sono venuto appena ho saputo. Me lo hanno detto solo ieri! Ma cosa è successo?
- Un incidente. Ha preso in pieno un tir che ha frenato di colpo in tangenziale
- O mamma mia!
- La sua macchina si è accartocciata come una scatoletta di tonno. Due del 118 sono svenuti solo a guardare.
- O Gesù!
- L’hanno potuto tirare fuori solo quando sono arrivati i vigili del fuoco
- O Madonna!
- Una lamiera di dolore, non so come spiegartelo altrimenti. Un cartoccio di sangue!
- O Maria, Maria, Maria!
- Lo so, è dura…
- Ma è tutto intero?
- Più o meno. Sono dovuti andare giù pesante con la fiamma ossidrica. Taglia qua, taglia là… Proprio intero non era…
- O vergine santissima! Ma ha perso i sensi?
- Ma no! Lucido dall’inizio alla fine. Si informava via via che tagliavano…  Loro lì con fiamma e seghetto alternativo e lui che chiedeva “Cheeee fateeeeee?”… Una scena tremenda, mi han detto…
- Ma vuoi dire che sentiva? Magari si era rotto il collo… Magari non sentiva nulla?
- Magari! Nemmeno per idea… Sentiva tutto! Tutto! Ogni più piccola vibrazione… ogni incisione! Ogni…
- O santa vergine delle rocce!
- Lo so… lo so… Dobbiamo farci coraggio.
- E in ospedale che han fatto?
- Che vuoi che abbiano fatto. Hanno raccolto i cocci e lo hanno rattoppato alla bell’e meglio…
- Ma sono riusciti a sedarlo almeno?
- Nemmeno per sogno… Urlava come un pazzo. Non gli trovavano la vena… Deve essere rimasta sotto al tir…
- O diavolo porco!
- Non potevano fare di più.
- E la morfina?
- C’hanno provato. Gli è venuto uno sfogo allergico talmente violento che l’hanno dovuto operare d’urgenza. Senza anestesia.
- E non ha perso i sensi?
- Niente! Lucido fino alla fine. E quanto piangeva!
- E poi?
- Poi l’hanno tenuto in ospedale per un mese. Ogni giorno gli cambiavano le bende e lo ripulivano dalle infezioni
- Pure le infezioni? O per la Madonnina santa…
- E già… Sai… le lamiere si vede che erano arrugginite… Perdeva pus come una fontana.
- O santo cielo! E adesso è a casa?
- Si. O meglio, quello che è rimasto di lui. E lo teniamo con noi. Sai… alcuni potrebbero dire che non è più vita la sua. Lui stesso ci ha fatto capire più volte che non ne poteva più… Soprattutto i primi tempi, in ospedale. Ma ora va meglio. Se ne è fatta una ragione. Ha perfino capito come comunicare con noi…
- Ma, come… Vuoi dire che è un vegetale?
- Quasi… Voglio dire… non può far molto. Ma è sempre cosciente. Sempre. A volte, quando lo guardo, anche se non ha più la bocca mi pare che sorrida. E’ così tenero…
- O benedetto il cielo!
- Benedetto davvero. La vita ci viene donata dal signore e non dobbiamo sprecarla. Anche se ci sembra insopportabile. Glielo abbiamo fatto capire, sai… Vuoi vederlo?
- Ecco… insomma…
- Non devi avere paura. Dai che entriamo e gli facciamo scambiare due chiacchiere al telefono con la sua ragazza…
- La sua ragazza? Ma perché è rimasta con lui?
- No, non ce l’ha fatta. Lui stesso l’ha pregata di rifarsi una vita prima di perdere l’uso della parola. Ma è bello vedere come riescono ancora a darsi coraggio l’un l’altra. Dei entra, vieni…

Si apre la porta. Guardo le pareti, piene di poster e crocefissi. Poi guardo il letto e mi si gela il sangue nelle vene. Fra le lenzuola c’è un braccio di Carlo. Guardo meglio, forse mi sono sbagliato… Ma il resto del corpo non c’è. Solo un braccio, con un tubicino inserito per l’alimentazione.

- Ciao Carletto? Come andiamo oggi?
- (sussurro) Ma può sentirci?
- Non lo so, ma perché non pensarlo? Parla pure a voce alta… Dobbiamo essere ottimisti e farlo sentire una persona normale. Dai che lo facciamo telefonare…
- Ma come? Cioè… Come?
- Così, guarda. È facile.

Giosuè prende il cellulare e compone un numero.

- Ecco Carlo… ti ho fatto il numero di Marta. Te la ricordi Marta, la tua ragazza?

Silenzio.

- Secondo me non può…
- Aspetta… Guarda! Attacco il vivavoce.

Il telefono è appoggiato fra le dita inerti del braccio. Si sente squillare fino a che dall’altra parte non risponde la voce di una donna…

- Pronto?
- …
- Oddio Carlo, ma sei ancora tu?
- …
- Ma la volete smetterla di chiamarmi? Mi fate paura! Io non posso parlare con un braccio! Non posso! Carlo, ascoltami…
- …
- Ma che sto dicendo? Giosuè… So che sei là che ascolti. Ho chiamato il nostro avvocato. Faremo di tutto per aiutare Carlo ad andarsene con dignità. Proprio come avrebbe voluto lui… Giosuè? Mi senti? Sei un maledetto maniaco! Gios…

Giosuè riprende il telefono e chiude la conversazione. Mi guarda sorridendo, come se niente fosse.

- Povera Marta. Non è ancora riuscita ad accettare completamente la situazione.
- In effetti… come darle torto.
- Non darle retta! Ma guardalo! Non ti sembra che sorrida? Io lo so che è felice dentro di se! Guardalo!
- Mah… Se lo dici tu…
- Ma certo che sorride! Ringraziando il cielo…

Giosuè rimette il telefono fra le dita di Carlo. Un po’ in bilico.

- Te lo lascio qua, va bene? Che so… magari vuoi chiamare qualcuno.
- Giosuè, ma come…
- E non essere tanto pignolo! A proposito, se vuoi fermarti fra una ventina di minuti arriva anche il parroco… Stiamo preparando Carlo alla messa di domenica. Lo portiamo dal vescovo, in Duomo.
- Guarda, grazie… Ma devo proprio andare…
- Capisco. Ma torna quando vuoi, così… Ah! Ma che sbadato che sei Carletto! Ti è caduto di nuovo il cellulare. Me lo vuoi proprio rompere, vero?
- Ma… io non credo che…
- No tranquillo, glielo dico solo per scherzare. Dai, ti accompagno… Che fra poco gli devo cambiare posizione sennò gli vengono le piaghe sul gomito.

Vaìa

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Pax vobiscum

- Ricapitoliamo: vernice metallizzata… sei airbag… navigatore satellitare you&me… climatizzatore bizona… cerchi in lega…
- Non dimentichi lo sticker laterale sportivo!
- Ah, certo… lo sticker sportivo… Bene! Abbiamo tutto, complimenti!
- Grazie! Sono così contento… Quando posso ritirarla?
- Beh… anche adesso… Le avevo detto o no "pronta consegna"?
- Fantastico…
- Venga…

Mi avvicino alla mia nuova Bravo. Fiammante. Lucida. Rossa. Entro… La cravatta del venditore mi osserva penzolante attraverso il finestrino aperto.

- Ma che fa, va già via?
- Beh… sì! Perché?
- Ma… ecco… dovremmo pensare al pagamento…
- Gliel’ho detto, no? Contanti.
- Sì, ecco… ma… come dire… Cosa preferisce? Assegno? Carta di Credito? Cash?
- Cash.
- Bene… vuole seguirmi in ufficio?
- No, no… facciamo qua.
- Qua?
- Certo… allunghi la mano!

Eccola che sporge appena nell’abitacolo. La guardo. Poi sporgo il viso fuori dal finestrino e guardo lui.

- Quanto ha detto che era il totale?
- Ehm… ventiduemilaquattrocento euro…
- Ottimo! Eccoli: "I soldi sono nulla! Solo Dio è solido!"… Arrivederci!

Accendo la macchina e parto sgasando verso l’uscita. La figura tristemente elegante del venditore mi segue dallo specchietto.

- Pax vobiscuuuuuuuuuuuuuuummmmmmmmmm…. - Gli urlo.
- Et cum spiritu tuo - Mi sembra mormori muovendo appena le labbra. Ma forse è solo una mia impressione.

Vaìa

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Illusione

Mi parla, mi parla, mi parla.
Dice parole strane. Pone problemi, rifiuta soluzioni. Addormenta i miei neuroni col solo suono della voce.
“Io so’ io e voi nun siete un cazzo” – mi dice anche senza aprire bocca.
Se chiudo gli occhi penso di afferrare i suoi capelli. Sbatterne il viso contro il tavolo. Ficcare il suo corpo mezzo svenuto in una vasca da bagno. Di quelle antiche, coi piedi a zampa d’animale.
Poi prendere un barilotto di acido e versarglielo addosso. Come in Nikita, quando arriva quello che fa le pulizie e si incazza perché i cadaveri si muovono ancora, mentre cerca di scioglierli.
Se chiudo gli occhi mi gusto ogni suo più piccolo movimento. Ogni spasmo, fino all’ultimo tendersi di tendini bruciati.
E sorrido.

Vaìa 

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I rischi del mestiere

Ciao Roberto! Sono Mirko, della Mountain Power! Allora, qua stiamo iniziando e mi chiedevo se riuscivi a mandare qualcuno. Sai quella conferenza per il lancio del tavolo di lavoro per la supervisione dell’accordo quadro sull’eradicamento dei castori montani? Ecco… Io… Ah! Sì, capisco… Ma guarda che si tratta di una cosa seria. Non hai idea di quanti danni producano i cas… Ah, lo sai… Hai una casa in montagna. Beh, allora! Ti aspetto, che dici? Fra mezz’ora nella nostra sede? Benissimo, dovremmo ancora essere in piena presentazione. Grazie Roberto, ci conto eh? Che poi ci prendiamo un caffè insieme e ti racconto un po’ di novità. Grazie, Roberto. Anche tu! Ciao! Ciao carissimo.

(E VAFFANCULO! Tanto lo so che non mandi nessuno, stronzo! E stronzo anche chi mi obbliga a fare ‘ste conferenze stampa su cose che non interessano manco a Piero Angela, figuriamoci ai giornalisti. I castori! Questa settimana c’è pure il festival del cinema con tutte le star italiane e straniere in giro per la città e io devo promuovere la lotta ai castori. Ma pensa te, che poi son anche animali intelligenti, fanno le dighe e tutto il resto, ma a un giornalista di città che cazzo gliene frega della diga del castoro quando può andarsene a mangiare tartine davanti alle dighe della Bellucci. Dico io, ma chi vuoi che…)

- Mirko?
- Sì presidente, mi dica.
- Mirko, come siamo messi? Io e Lombardetti vorremmo iniziare. Ma mi pare che la sala sia un po’ vuota.
- No, beh, ecco… Vuota, no. Ci sono, aspetti, due, tre, quattr…
- Lo vedo che ci son cinque persone, Mirko. Ma quanti giornalisti?
- Ah, beh, ma i giornalisti arrivano di sicuro. Roberto Bellandi mi ha detto che ora arrivano. E Firicano dovrebbe passare di ritorno in redazione.
- Le televisioni?
- Ah, beh, Rai e Mediaset è difficile… Forse la Tv on line della Circoscrizione…
- Un po’ poco…
- Si, ma siamo anche in diretta sul nostro sito aziendale!
- Non va bene Mirko. Non va bene.
- Ma guardi che poi mi attivo, di domani gli articoli escono. Mando il comunicato, faccio pressione, chiamo… Di sicuro usciamo…
- Non me ne frega niente, Mirko! Io li voglio qua! QUA! Sai quanti giornalisti c’aveva la Mission Health la settimana scorsa per la nuova tac dell’ospedale? Tutti, Mirko. TUTTI!

(Bella roba, imbecille che non sei altro. Hanno inaugurato i nuovi macchinari del primo poliambulatorio del paese e ti stupisci! Dammi un poliambulatorio al posto di ‘ste merde di castori e poi ne riparliamo. Dammi anche solo un fottuto studio da veterinario al posto di questi insulsi topi natanti e poi vediamo… ).

- Lo so, presidente, lo so.
- Devo pensare che il loro addetto stampa sia più bravo di te, Mirko? Che abbia più contatti di te?
- No, presidente. Però anche lei… voglio dire, il tema di oggi è un po’ ostico.
- OSTICO UNA BEATA MAZZA! Per i nostri clienti questi son problemi veri! Altro che tac. Se non ci fossero i nostri castori a far venire il sangue marcio ai montanari vedi te l’ospedalone da prima pagina come andrebbe in malora senza pazienti! Chiuderebbe in due mesi, Mirko. DUE MESI!
- Sì, però…
- Facciamo partire sto progetto, Mirko. Alla grande! Facciamoglielo vedere noi alla Mission Health e a tutta la sua banda di cardiopatici! Forza! Ma lo vuoi rinnovare o no sto contrattino? FORZA!!!
- (FANCULO! FANCULO! FANCULO!)

Bene. Grazie a tutti i presenti e benvenuti alla conferenza stampa di presentazione del tavolo di lavoro per la supervisione dell’accordo quadro sull’eradicamento dei castori montani. Oggi per la nostra azienda è un giorno speciale…

- Luca? Luca ciao sono Mirko Carli. Senti per la nostra conferenza stampa sui castori… Ah, capisco. Certo, l’intervista con Gassman… Ok, ti mando tutto dopo, certo… Ma… Pronto? Luca?

…e sono lieto per questo di avere vicino a me Ugo Lombardetti, amministratore delegato della maggiore azienda italiana produttrice di trappole robotizzate per castori, che ci fornirà strumenti all’avanguardia…

- Matteo? Sono Mirko, ciao! Mirko! Come chi? Mirko Carli, della Mountain Power. CARLI! Eh! Bene e tu? Senti sono qua con i castori… No, cioè, per la conferenza sull’eradicamento dei castori che il presidente Ferretti… No, Luca… Non Tarli, Carli! Ok, ok sei di fretta… Magari ti mando tutto via post… (CREPA!)

…ora vi chiederete: può un castoro davvero essere tanto dannoso per la nostra società? La risposta, cari amici, è purtroppo drammaticamente positiva…

- Signorina? Pronto? Senta ma il servizio sui castori è in scaletta? Pront… Signorina? L’avete messo in scaletta di passare qua da noi per la conferenza stampa? No? Beh, ma guardi cosa si può fare! Capisco, ma vorrei davvero evidenziare l’importanza della cosa… Presentiamo anche il nuovo macchinario per… Pronto? Pronto? (MALEDETTA!)

…e quindici feriti per i crolli improvvisi delle dighe erette da questi simpatici animaletti nel solo 2006…

(TI PREGO, TI PREGO, TI PREGO, RISPONDI!) Pronto? Ehi Riccardo! Ti sto aspettando qua con i castori! No, scherzo, sai per la conferenza stampa sull’accordo… Eh! Infatti, bravo! Quella per l’eradicamento dei castori montani… Esatto! Allora, stai arrivando? Ti ho prenotato anche un posto auto… Cosa? Come sarebbe qual è la notizia? La lotta ai castori è la notizia! Beh… non proprio da subito… Adesso verrà lanciato un importante tavolo di lavoro congiunto per la definizione dei requisiti di base, poi in primavera… La prossima e quale sennò? Sì lo so che siamo a giugno, ma…Beh son cose che van studiate bene… OK, sì. Certo, capisco… Ti richiamo a marzo… Hai ragion… beh, se ti dico che hai ragione… Pronto? Riccardo?

Lascio adesso la parola all’ing. Lombardetti. Cosa ci racconta ingegnere?

(Che faccio? Dio Dio Dio! Che faccio adesso qua non viene un cazzo di nessuno. Fra due mesi cambia il consiglio di amministrazione e non mi rinnovano il contratto nemmeno a piangere. Devo trovare qualcosa. Devo inventarmi qualcosa… Pensa, pensa, pensa! PENSAAAAAAAAA!)

…15 milioni di fatturato soltanto sul mercato del nord-est alpino…

(Ora telefono e dico che ci hanno sequestrati tutti. Una banda di albanesi è entrata e ci ha sequestrato tutti. “Boni taliani che noi spara!” e via tutti faccia a terra. Solo io riesco a chiamare i media di nascosto sotto un tavolo, prima che mi vedano… Poi arrivano e dico che sono appena scappati… No! Non reggerà mai! Non una goccia di sangue, tutti tranquilli… non reggerà mai!)

…la trappola robot, un nostro brevetto esclusivo, decapita sul posto l’animale che viene catturato, in modo totalmente indolore e con il massimo rispetto per l’ambiente…

(Dico a Ferretti di simulare un malore… Anzi, mi avvicino e senza dare troppo nell’occhio lo colpisco con una gomitata sulla tempia. Ho letto da qualche parte che fa perdere così conoscenza che prima che riemergi son passate tre ore. Poi chiamo tutti e dico che ha avuto un ictus sul posto di lavoro. Un martire del lavoro! Tanto poi quando gli racconto tutto è d’accordo con me. Fosse la peggiore che abbiamo fatto! Ma no, ma no! E se non sviene? Capace che ancora si rivolta e mi spacca la faccia davanti a tutti… tutti e cinque, cioè)

… per questo io dico grazie al presidente Ferretti, grazie! È un piacere e un onore poter contribuire con il nostro ultimo modello a rendere il nostro territorio più sicuro.

(Che faccio? Me la darei io una gomitata in faccia se solo c’arrivassi. Cazzo una sala vuota in una conferenza stampa è un incubo che diventa realtà! È l’inferno in terra! È la morte della professione. A DUE MESI DAL NUOVO CDA, CAZZO!)

… bene grazie ingegnere. E ora… ci sono domande?

- …
- …
- …
- …
- …

…magari qualcuno in sala…

- (dito nel naso)
- (sbadiglio)
- (cambio chiappa d’appoggio)
- (rutto dissimulato)
- (sguardo circospetto)

- Bene! Allora permettetemi di ringraziare davanti a tutti voi il mio prezioso collaboratore, il dottor Mirko Carli. Un maestro nell’organizzazione di questo tipo di eventi…Cosa farei senza di te, eh Mirko?
- Grazie, presidente… troppo buono.

(Guardalo, il bastardo. Guardalo come mi fissa sopra quel suo sguardo da cernia. Lo so cosa vuoi dire, caro il mio infamone. Lo so… Che mi posso scordare il rinnovo, vero? Te lo faccio vedere io, il rinnovo.)

- E adesso passiamo alle note liete. Mirko, se vuoi passarmi le forbici… io e il presidente taglieremo insieme il nastro che inaugura la prima trappola automatica per castori montani… UN BELL’APPLAUSO! Grazie Mirko, vedo che… sbruff argh ohhhh…
- FIGLIO DI PUTTANA! Eccotele le forbici. Tutte in gola…
- A… iut… ooo…
- Bravo, scappa signor ingegnere… che ce n’è pure per te. Tanto lo sanno tutti che ci hai rifilato almeno cinquanta cocuzze in nero per vincere l’appalto… È la nostra tariffa standard! E voi cinque? Andate già via? Cos’è, adesso ce l’avete il fiato per chiedere aiuto? Di domande nemmeno mezza, ma a urlare isterici tutti bravi! Guardate che il bello inizia adesso!

(Dove diavolo ho messo il telefono?)

- Pronto?
- Pronto Roberto? Sono Mirko Carli…
- Mirko, scusa ma ti ho detto che per oggi non…
- Lo so. Ma vedi… Ho appena sgozzato il presidente Ferretti.
- Cosa?
- È proprio qua che soffoca nel suo sangue lo vuoi sentire?
- (sgroff… aiut…)
- Ma che cosa… SANDRI! CORRI CHE C’E’ UN CASINO!
- Ah, bene. Mandi Sandri… Ottimo! Dai che ti aspetto. Spero che riesca ad aspettarti anche il nostro presidente.
- MA COSA ME NE FREGA DI GEORGE CLOONEY! CORRI, SANDRI! CORRI!
- Mir… ahhh… ko…
- Scusi presidente, non capisco… Aspetti un secondo… Non voleva i giornalisti? Adesso arrivano, un attimo di pazienza… Mi faccia fare ancora qualche telefonata. Pronto, Luca? Ciao, scusa… Sono di nuovo Mirko, qua c’è una novità…

Vaìa

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duemilaotto

Gomma stacca e va qualche giorno in ferie.

Visto che quando tornerà sarà passato un anno intero, a tutti lascia fin da ora l’augurio di realizzare almeno qualcuno dei propri desideri.

Perché non tutti?

Beh, la perfezione non è di questo mondo, salvo rarissime eccezioni. Iniziamo un po’ per volta.

Vaìa

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