Dieci

10, come il numero dei poeti del pallone

10, come il numero dei poeti del pallone.
10 come i comandamenti, per chi ci crede.
Come i piccoli indiani fatti fuori uno dopo l’altro.
10 come i sogni che non ho realizzato
e i chilometri di roccia su cui mi sono arrampicato,
fino a scorticarmi le mani e spaccarmi le unghie.
Dicono ci sia la discesa, subito dopo.
A me piace immaginarne l’odore,
è quello di un campo pieno di fiori,
di 10 specie diverse e colorate.
10 volte ho ripetuto gli stessi gesti,
stretto gli stessi denti
e masticato lo stesso amaro in bocca.
Serrato gli stessi pugni, ormai logori,
e socchiuso gli stessi occhi, aspettando la fine del giorno.
Dicono ci sia la discesa, subito dopo.
Cos’altro posso fare, se non fidarmi?
Ottimista per forza e per ragione.
Trapezista senza rete.
Eseguo il mio numero senza pensare che sono proprio io
quello che danza nel vuoto, da una sbarra all’altra.
Solo l’incoscienza aiuta a salvarsi
e l’ignoranza del pericolo.
Mentre volteggio a un pugno di metri dal suolo.
10, per l’esattezza.

Vaìa

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