La vita a rate

La vita a rate, in fondo, non è per niente male. Evita la noia, preserva dalla pigrizia (anche una persona estremamente pigra come me), stimola a guardarsi intorno e a cercare il meglio, analizzando la propria vita e sentendosi sempre e comunque pronti per il prossimo cambiamento.

Perché la vita a contratto ha questo di bello: ti spinge a gustare le cose, a metterti alla prova e a non cedere più alle inutili malinconie, ai facili rimpianti, ai finti problemi. Prendiamo l’ansia, per esempio. Ho imparato a riservarla solo alle circostanze che se la meritano davvero. Negli ultimi mesi sul lavoro l’ho provata seriamente una volta sola, poco tempo fa (segno per altro che sono guarito davvero). Mentre prima, nella via vita col posto fisso, era una compagna più assidua, tenuta a bada dall’esperienza – certo – ma più facile a manifestarsi.

Oggi mi capita di guardare l’affannarsi – spesso inutile – di molte persone con la stessa curiosità con cui un entomologo osserverebbe uno scarabeo spingere con le zampe la sua pallina di sterco, divertito da quello sforzo sovrumano e apparentemente senza senso. Anche ora che i contratti vengono rinnovati con rassicurante ripetitività, so che la mia vita non sarà mai più quella di un tempo. Mi fa sentire strano, ma in fondo, a differenza di un tempo, mi fa sentire anche più vero e completo. Più forte. Più consapevole. E decisamente più distaccato.

Prendiamo il caso che si parli di cassa integrazione o di perdita del lavoro. Mi preoccupo, certo, ma sempre con la rilassatezza di chi sa che c’è sempre modo per rimediare o inventarsi il futuro, quando un futuro c’è. E’ un bel vantaggio competitivo, niente da dire. Anche se a ben vedere al momento non sembra ancora così apprezzato dal mercato del lavoro (io però non snobberei uno che non si agita mai, qualunque incarico gli diano).

Non è una brutta sensazione. Non che ci sia niente di cui ringraziare la sorte. Ma sicuramente c’è molto da imparare e tutto il tempo per farlo, comodamente seduti a leggersi un bel libro, mentre ai nostri piedi una fila di scarabei si affanna terribilmente, per uno scopo che, in fondo, spesso sono loro i primi a non comprendere.

Vaìa

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One thought on “La vita a rate

  1. Quanto mi trovi d’accordo: “…Mi preoccupo, certo, ma sempre con la rilassatezza di chi sa che c’è sempre modo per rimediare o inventarsi il futuro, quando un futuro c’è…”.
    La paura del futuro ha sempre reso gli uomini troppo cinici.
    Il futuro sicuro ha sempre reso gli uomini troppo prevedibili e imbolsiti.
    L’entusiasmo per l’incognito è prerogativa di pochi, ma salvo poche eccezioni, quei pochi son quelli che guardano la luna e non il dito! ;-)

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