Emme-emme-effe

La sveglia reclamava senza appello la sua attenzione. Uno sguardo veloce alle tapparelle gli confermò due cose. Era già troppo tardi e l’ultimo giorno di riprese sarebbe stato caldo e pieno di sole. Sottili raggi di luce filtravano dalle fessure, andandogli a illuminare con precisione le dita dei piedi e tutto lasciava pensare a una giornata di quelle buone, pronta a lasciarsi guidare senza pensieri verso sera. Al contrario di quanto si ostinava a suggerirgli la sua pancia, avvolta in uno straccio freddo e umido di inquietudine. Giulio Tremasse, più noto come “Wonder Muscle”, si alzò e accese la radio, dirigendosi verso il bagno col passo malfermo della notte. Sintonizzando il suo bacino sulla batteria dei Coldplay (“Warning sign”?), si guardò allo specchio e contò tre capelli bianchi da strappare, più un paio di rughe (nuove?), che massaggiò con cura certosina prima di mettersi in moto.
Come d’abitudine si dedicò alla sua triade di compiti mattutini – doccia, barba e ginnastica tonificante – seguita subito dopo da una colazione a base di frutta e cereali al cioccolato. La colazione dei campioni e dei pornodivi professionisti. L’unico rito quotidiano che gli dava la sicurezza di presentarsi sul set vigoroso, maschio e sull’attenti come si conviene. E come sempre era avvenuto, almeno negli ultimi undici anni di carriera per sessantadue film all’attivo, compresi alcuni dei capisaldi del cinema per adulti. Da “Tutto quello che avreste voluto prendere nel sesso” a “Cinderella e il suo amico coulored”, con cui mascherandosi da keniota immigrato, lui ch’era bianco come il latte scremato, riuscì a far penetrare per la prima volta nel mondo hard core le scottanti tematiche dei diritti degli immigrati.

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Domani è un altro giorno

O almeno, avrebbe dovuto esserlo.

Invece pare che piovigginerà ancora un po’.

Il sole è pallido più di ieri. E di certo non indica alcun avvenire.

ADD-ON 17.27
Mi correggo. Tiriamo fuori gli occhiali da sole…

"La sinistra si è aggiudicata il premio di maggioranza e quindi ha l’obbligo, il diritto ma anche il dovere di dar vita a un governo politico. Questo sgombra il campo da ipotesi che noi abbiamo sempre contrastato di governi istituzionali, tecnici, balneari o di grande coalizione. La sinistra ha vinto, la sinistra deve governare. Punto. Dopodichè vedremo se ce la farà". Lo afferma il ministro del Welfare, Roberto Maroni intervistato dal quotidiano on-line Affaritaliani.it. (da Repubblica.it)

Vaìa

Ich bin kein coglionen

Permettetemi di citare Kennedy e di affermare chiaro e tondo che "Io non sono un coglione".

Sono un cittadino italiano di sinistra che pretende rispetto dal capo del governo del suo paese. Non mi pare una richiesta esagerata e sicuramente a questo punto della campagna elettorale non ho voglia di buttarla sullo scherzo, sulla gag mediatica e sulla spettacolarizzazione di un sacrosanto sdegno.

Sarà che sono troppo preoccupato per il futuro. Ma chi ieri è andato in piazza con i palloncini, a due a due, e con le scritte "io sono un coglione" forse sarà pure convinto di aver rivendicato il proprio diritto a dissentire, anche con l’arma dell’ironia. Secondo me invece ha soltanto, e lo dico a malincuore, testimoniato come la politica sia ormai diventata sempre di più uno spettacolo, da entrambe le parti. A volte volgare e patetico – in questo il premier è maestro indiscusso – e a volte raffinato e ironico. Ma comunque uno spettacolo.

Io non mi sento un coglione, scusate. E non risponderò col sorriso alle offese in attesa di vedermi ripreso da qualche telecamera o di finire su qualche galleria fotografica on line. O sugli organi di informazione amici, che tanto gli altri non ci filano mai. Attenderò domenica, voterò per l’Unione e mi metterò a sperare che con me lo abbiano fatto la maggioranza degli italiani.

Se così sarà vorrò una cosa sola: un governo serio, noioso e perfino incolore. Ma capace di amministrare la cosa pubblica nel rispetto di tutti e per il bene di tutti. Dopo gli ultimi cinque anni sarà legittimo pretenderlo, o no?

Vaìa

Cuore di tenebra?

Sinceramente di fronte all’orrore di Tommaso non sono più in grado di pesare troppo le parole. Quel bimbo aveva l’età esatta del mio Jacopo. E gli stessi capelli, arruffati e riccioli, tanto che quando guardo la sua foto mi sobbalza il cuore in petto. I particolari che si aggiungono di ora in ora, poi, mi mozzano il fiato. Oggi ho letto che quando è stato ucciso indossava lo stesso pannolino che gli aveva messo la mamma, qualche ora prima.

Ci sono emozioni che solo chi ha figli può sentire con la stessa forza. Non è una frase fatta. Prima non lo credevo, adesso lo so. Mettere il pannolino a un bimbo di diciotto mesi è una piccola, dolce ed estenuante battaglia. Fatta di inarcamenti, fughe repentine, immobilizzamenti. Creme fissan che si spandono ovunque e dolci chiappotte da lavare, ascigare e mordere, anche. E risate, baci, abbracci, smoccolamenti, arrabbiature. Perché si è stanchi se la giornata è alla fine e ti sembra impossibile che le forza di tuo figlio non debbano esaurirsi mai.

Ma poco altro ti riavvicina più al concetto di amore. Per questo, l’idea che qualcuno, poco tempo dopo le nostre baruffe, possa strapparmelo malato dalle mani per portarlo a morire al buio e al freddo, con una vangata in testa… Il pensiero che si possa concretamente afferrare il manico di una pala e colpire a morte un esserino tanto indifeso e spaventato mi atterrisce, prima ancora che farmi schifo.

In questi ultimi due giorni, da quando ho saputo come tutti quel che era successo, sono andato spesso a salutare mio figlio mentre dormiva. A guardarlo respirare e a godermi la sua serena dolcezza di bambino senza preoccupazioni o pensieri al di fuori del volere sempre e solo quello che in ogni istante desidera di più. Come è giusto che sia. E ho scoperto in me una voglia di violenza che non immaginavo.

Non voglio la pena di morte, ma solo perché ritengo sarebbe troppo poco per chi ha commesso questo crimine. Nè vorrei che l’assassino cadesse vittima del "codice d’onore" dei detenuti, pronti a mettere una corda al collo a chi si macchia di reati simili. Non per pietà, ma solo perché tutto si risolverebbe troppo in fretta. Quel che voglio è una condanna lunga e certa, senza permessi di alcun tipo. Fatta di sofferenza fisica e di morte spirituale ogni giorno, anno dopo anno, fino all’ultimo respiro.

Senza alcuna concessione al concetto del carcere che "redime". Perché ho scoperto che ci sono crimini che non si possono perdonare e persone che non si devono riabilitare. Che non voglio che siano riabilitate. Che non voglio che possano neanche lontanemente pensare di poter aspirare a una condizione carceraria che sia anche solo un po’ migliore di una cella umida nella segreta di una fortezza medievale.

Apparirò violento e meschino. Forse ipocrita. Forse perfino più attento al caso particolare che alle tragedie di massa che quotidianamente si portano via migliaia di bambini come Tommaso in tutto il mondo. Ma il mio dolore, sincero in entrambi i casi, nasce dalla coscienza della perdita che hanno sofferto i suoi genitori. E la mia rabbia dalla consapevolezza di non poter proteggere sempre e comunque chi pensa di essere al sicuro solo per il fatto che io stia lì a guardarlo, attaccato al suo lettino, mentre dorme.

Vaìa

La giornata del naso rosso

Li si possono incontrare nelle corsie e nei reparti di oltre ottanta ospedali, trenta case di riposo e vari centri per portatori di handicap. Sempre allegri e pronti a portare il buonumore in ogni stanza. Sono i 1600 clown volontari di “[tag]VIP[/tag] – ViviamoInPositivo”, l’Associazione nata a Torino nel 1997 e che oggi, grazie a 31 gruppi federati, opera su tutto il territorio nazionale.

Domani, domenica 2 aprile, è la loro seconda giornata nazionale, un momento per scendere in piazza e coinvolgere le persone in spettacoli dal vivo, offrendo loro un naso rosso in cambio di una piccola offerta per i propri progetti di assistenza. «La manifestazione si tiene contemporaneamente in trentaquattro piazze italiane – spiega Maria Luisa Mirabella, in arte Aureola, fondatrice dell’Associazione – con stand, intrattenimenti, giochi e tante gag. L’obiettivo è quello di raccogliere fondi a favore degli ospedali nazionali in cui prestiamo servizio e per due progetti specifici rivolti al disagio minorile».

Il primo è “[tag]Un clown in famiglia[/tag]”, con cui si vuole fornire assistenza domiciliare a bambini con patologie croniche gravi e di cui è prevista la prossima partenza nelle città di Torino e Asti. La seconda iniziativa, invece, si chiama “[tag]Circo-stanza[/tag]” e grazie alle offerte raccolte nel 2005 è stata lanciata a Nichelino e nel quartiere torinese di San Paolo, con il sostegno dei Salesiani. L’obiettivo? Insegnare le arti circensi ai minori a rischio di esclusione sociale, come i bimbi rom e i figli di famiglie immigrate.

«L’anno scorso – prosegue Aureola – abbiamo raccolto in tutto venticinquemila euro, registrando l’intervento di 25 nostre associazioni e di circa 500 volontari in tutta Italia». A Torino l’appuntamento con la “[tag]Giornata del naso rosso[/tag]” è per le ore 10 di domenica, in Piazza Castello, salvo spostamenti sotto i portici di piazza San Carlo in caso di pioggia. Ma la manifestazione avrà un antipasto di buonumore il giorno prima presso l’Ospedale Regina Margherita di Torino, con l’inaugurazione di una mostra fotografica sulla storia dell’Associazione.

L’iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio di Regione, Provincia e Comune di Torino, è sponsorizzata anche da GTT, che garantirà l’utilizzo gratuito dei mezzi pubblici da parte dei clown in missione e esporrà su tram e autobus una locandina sulle loro attività.

Ma l’appuntamento del 2 aprile è anche l’occasione per lanciare la campagna “Un naso rosso per la cultura”, con cui fino all’anno prossimo si chiederà a case editrici e semplici cittadini di donare libri a missioni, case di riposo, carceri e, ovviamente, ospedali. «A Torino – aggiunge Maria Luisa Mirabella – l’iniziativa interesserà il Regina Margherita, anche se le nostre attività non si limitano agli ospedali infantili. Infatti prestiamo servizio anche nei diversi reparti delle Molinette, del Maria Vittoria e del Martini»

Informazioni dettagliate su www.giornatadelnasorosso.it e www.clownterapia.it

Piove all’insù

“[tag]Piove all’insù[/tag]” ([tag]Bollati Borlinghieri[/tag]) è il primo romanzo di [tag]Luca Rastello[/tag]. Giornalista torinese (fra l’altro Narcomafie, Repubblica, “D”, Diario), già autore de “[tag]La guerra in casa[/tag]” (sulla guerra civile jugoslava, Einaudi 1998), ma soprattutto amico caro e unico “Capo” a cui sia mai andato il mio totale e incrollabile rispetto. Colui, per intenderci, a cui devo gli insegnamenti più preziosi che ho ricevuto nella mia vita professionale.


Io il libro l’ho comprato ieri durante la presentazione e l’ho iniziato a sfogliare, come da tradizione, prima di dormire. Non avevo dubbi sul fatto che mi avrebbe preso dalle prime righe. Ragione per cui voglio consigliarvelo subito, un po’ sulla fiducia.


Della trama non voglio dirvi molto, odio svelare le cose. Chi è interessato può saperne di più qui. Sappiate solo che è una storia in bilico fra la flessibilità del mondo del lavoro di oggi e i ricordi di un’Italia lontana, quella degli anni Settanta. Con tutto il suo carico di lotte sociali e strategie della tensione.


Ora per me il problema sarà quello di riuscire a farmi fare una dedica come si deve dall’autore. Ieri alle [tag]Cantine Risso[/tag] di Torino c’era talmente tanta gente da non riuscire quasi ad avvicinarlo. Ma a dispetto del titolo del libro che veniva presentato, era una magnifica giornata di sole.


Vaìa

Par condicio

In tempi di par condicio questo blog non vuole assumente posizioni aprioristiche in merito alle prossime elezioni politiche. Per questo motivo ho deciso di ospitare le opinioni di due leader dell’Unione e della Casa delle Libertà. Invito i lettori, soprattutto gli indecisi, a prenderne atto liberamente, sperando di aiutarli, senza preconcetti o messaggi subliminali, a scegliere per chi votare.

I temi affrontati sono tre: TAV, Immigrazione e Tasse.

TAV
Unione: «Quello della TAV, e delle grandi opere più in generale, è un punto che non può prescindere da una discussione schietta e diretta con le popolazioni coinvolte. Poi, certo, è necessario prendere delle decisioni. Ma sono decisioni che non possono essere prese in testa alle persone. Il dialogo è la soluzione migliore»

CDL (FI): «Sono opere prioritarie. Le facciamo e basta!»

Immigrazione
Unione: «I Centri di Permanenza Temporanea devono essere rivisti o chiusi. Certo così come sono sono una vergogna. La Legge Bossi Fini ha favorito la clandestinità. Anche l’immigrazione non può essere combattuta a prescindere dalle vite delle persone che arrivano nel nostro Paese. Gli immigrati sono una risorsa da rispettare, ma devono rispettare la nostra identità e le nostre regole. Come noi italiani stessi, anche se lo dimentichiamo, siamo stati una risorsa per gli altri Paesi e abbiamo dovuto giustamente sottostare alle loro leggi»

CDL (Lega): «Musulmani di merda! Vi prenderemo a calci nel culo!»

Tasse
Unione: «Dobbiamo tornare a un sistema per cui chi guadagna di più, paga di più. È una regola fondamentale della democrazia e non si può farne a meno. Rispetto a 5 anni fa chi era ricco oggi è più ricco grazie alla destra. E chi era povero oggi è più povero, comprese tante famiglie normali, che hanno visto spalancarsi sotto i piedi il baratro dell’incertezza economica. Dobbiamo invertire questa tendenza, intervenendo anche sulle rendite patrimoniali, ma sempre rispettando i piccoli risparmiatori. Come quelli che investono in BOT e CCT».

CDL (FI e AN): «COMUNISTI!»

Nei prossimi giorni torneremo sul tema affrontando gli argomenti: Guerra in Iraq, Conflitto di Interessi e Sanità.

Grazie per averci seguito. Buonanotte… e buona fortuna!

Vaìa