Me Grand Turin / Mio Grande Torino

Sempre a proposito del 4 maggio 1949… Sono reduce da un giro allo stadio [tag]Filadelfia[/tag], dove i tifosi del [tag]Torino[/tag] hanno realizzato l’ennesimo miracolo celebrativo in ricordo dei loro morti di [tag]Superga[/tag]. Fra i tanti pannelli in mostra mi ha colpito quello con una poesia di [tag]Giovanni Arpino[/tag]. Per capire il perché basta leggerla.

[tag]Me Grand Turin[/tag]
Ma ‘n fiur l’aviu
Russ cume ‘l sang
fort cume ‘l Barbera
veuj ricurdete adess, me grand Turin.
En cui ani ‘d sagrin
unica e sula la tua blessa jera.
Vnisìu dal gnente, da guera e da fam,
carri bestiame, tessere, galera,
fratej mort en Russia e partigian,
famìe spiantià, sperduva ogni bandiera.
A jeru pover, livid, sbaruvà,
gnanca ‘n sold ‘n sla pel e per ruschè
at duvavi suriè, brighè, preghè,
fina a l’ultima gusa del to fià.
Fumè a vurià dì na cica ‘n quat,
per divertise a duvìu rii ‘d poc,
per mangè a mangiavu fina i gat,
geru gnun: i furb cume i fabioc.
Ma ‘n fiur l’aviu e t’jeri ti, Turin,
taja ‘n tl’asel jera la tua bravura,
giuventù nosta, che tuti i sagrin
purtavi via cunt tua facia dura.
Tua facia d’uveriè, me Valentin!,
me Castian, Riga, Loik e cul pistin
‘d Gabett, ca fasia vni tuti fol
cunt vint dribbling e poi jera già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà ‘l vilan
a ciamelu ‘n camp? Jera ne cuna
‘d speranse, ‘d vita, ‘d rinasensa,
jera sugnè, criè, jera la luna,
jera la strà dla nostra chersensa.
T’las vinciù ‘l Mund.
a vintani t’ses mort.
Me Turin grand
me Turin fort.

Mio [tag]Grande Torino[/tag]
Ma avevamo un fiore
Rosso come il sangue
forte come il Barbera
voglio ricordarti adesso, mio grande Torino.
In quegli anni di affanni
unica e sola la tua bellezza era.
Venivamo dal niente, da guerra e da fame
Carri bestiame, tessere, galera,
fratelli morti in Russia e partigiani,
famiglie separate, perduta ogni bandiera.
Eravamo poveri, lividi, spaventati,
neanche un soldo sulla pelle e per lavorare
e dovevi sorridere, brigare, pregare
fino all’ultima goccia del tuo fiato.
Fumare voleva dire una cicca in quattro,
per divertirsi dovevamo ridere di poco,
per mangiare mangiavamo perfino i gatti,
non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi.
Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino,
tagliata nell’acciaio era la tua bravura,
gioventù nostra che tutti i dispiaceri
portavi via con la tua faccia dura.
La tua faccia d’operaio, mio Valentino!
mio Castigliano, Riga, Loik, e quella peste
di Gabetto, che faceva venire tutti matti
con venti dribbling ed era già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà il villano
a chiamarla un campo? Era una culla
di speranze, di vita, di rinascita,
era sognare, gridare, era la luna,
era la strada della nostra crescita.
Hai vinto il Mondo,
a vent’anni sei morto.
Mio Torino grande
Mio Torino forte.

Posaceneri e tende a ossigeno

Vorrei, siori e siore, portare alla vostra attenzione due personaggi tanto illustri e famosi quanto diversi fra loro per convinzioni, valori e stile di vita, che oggi sono finiti sotto la luce dei riflettori, anche se per motivi completamente diversi.

Il primo è il nostro amato Presidente della Repubblica, quel Carlo Aurelio Azeglio [tag]Ciampi[/tag] a cui in questi ultimi cinque anni abbiamo trovato un baluardo dello Stato e una garanzia per non vedere i nostri diritti più calpestati di quel che già erano. Quei mafiosi volponi della CdL l’hanno rilanciato a forza sul gradino più altro del podio candidati per il [tag]Quirinale[/tag], ricevendo in cambio un cortese ma fermo rifiuto. I motivi? Il timore di non essere più all’altezza a causa dei troppi anni accumulati sulle spalle e la certezza, incrollabile, che una democrazia abbia bisogno del ricambio ai vertici come un subacqueo dell’aria nelle bombole. Ne ha parlato con la consueta chiarezza e lucidità il mio direttore, e io non posso che dirmi d’accordo. Così come non posso esimermi dal ringraziare ancora una volta questo competente e nobile "nonno", che in dieci anni è stato capace prima di farci entrare nell’euro e poi (anche se si tratta di una cosa infinitamente meno importante) di farmi sentire orgoglioso di essere italiano. Soprattutto quando i motivi per vergognarmene erano riportati quotidianamente da ogni giornale o televisione.

La seconda figura che vorrei ricordare, invece, è quella di Lucianone [tag]Moggi[/tag]. Mi si perdoni l’accostamento, perché parlarne dopo Ciampi è un po’ come mettere un posacenere pieno di mozziconi nella tenda a ossigeno di uno con gravi problemi respiratori. Ma è di stamani un interessante articolo di un mio collega (ammazza se me la tiro oggi) che riporta le intercettazioni telefoniche in cui il dirigente juventino si accordava tranquillamente con l’ex designatore arbitrale (in Italia e in Europa) [tag]Pairetto[/tag] sui fischietti che avrebbe avuto piacere di vedere in campo contro la sua ggiuve. Non ci credete? Davvero? Allora, leggetelo dal vivo. Ma solo tramite il link che vi ho indicato (o qui), perché se per caso avete La Stampa in casa… ecco… non ci troverete nulla. Se non un pezzullo di colore sul tema "troie tedesche e tifosi in gita ai Mondiali". In fondo anche questo è il tanto celebrato "stile ggiuve".
E poi segnatevi i passaggi più significativi, così quando avremo l’ennesima conferma del fatto che alla ggiuve i giocatori li espellono solo in Europa e mai in Italia (se non sul 4 a 0 a un minuto dalla fine) e che con alcune società amiche controllate dalla [tag]Gea[/tag] di Moggi, come il Siena, dopo 10 minuti le partite siano già chiuse a chiave… almeno potremo chiedere che ci vengano risparmiati i soliti pippozzi autoassolutori del tipo "i torti e in vantaggi nel corso di una stagione si equivalgono" (io ho smesso di crederci nel 1982, vedere "Anni ’80, l’era dei [tag]Pontello[/tag]").

In fondo è sempre la stessa storia. Sempre la stessa fondamentale caratteristica italica, che ci spinge a non ci meravigliarsi più di chi cerca il potere per il potere, con l’animo del mafioso e la facciata malamente restaurata da uomo d’affari, e a stupirci di chi invece si comporta in modo dignitosamente coerente con valori che trascendono la sua persona o la sua "famigghia". E non è necessario abbassarsi al livello di Moggi per accorgersene. Capita tutti i giorni, quando giri per ore con la macchina in cerca di un posteggio, mentre molti altri si arrangiano sul marciapiede o in doppia / tripla fila. Prima di scendere dall’auto per andare a comprarsi una partita o a governare il paese.

ps
A proposito, oggi sono 57 anni che il [tag]Grande Torino[/tag] è caduto a Superga. Meglio non dimenticarlo, visti i tempi che corrono.

Vaìa

Blog di qua, blog di là

Immodestamente mi segnalo da solo. Venerdì 5 maggio, alle ore 18.30, sarò alla [tag]Fiera del Libro[/tag] a parlare di [tag]blog[/tag] e cambiamento.

Il tutto all’interno della presentazione del progetto [tag]Blogtorino.com[/tag], che vuole diventare il sito di riferimento sui tanti mutamenti che la nostra città ha vissuto e sta ancora vivendo.

Nel dubbio venite a trovarci. Fisicamente e virtualmente, intendo.

Vaìa

Tanti cantieri e poca lungimiranza

Guardate questa foto.

Si tratta della "sontuosa" [tag]pista ciclabile[/tag] che il [tag]Comune di Torino[/tag] ha costruito in corso Vittorio Emanuele, una per lato, grosso modo da piazza Rivoli fino a piazza Adriano. Per realizzarla sono stati chiusi per circa un paio di mesi tutti i controviali del corso, con annessi posteggi "a lisca di pesce" capaci di ospitare ogni giorno centinaia e centinaia di automobili. In una zona ad elevata frequentazione di uffici et similia questo ha significato disagi non indifferenti.

Ma non è questo il punto. Le piste ciclabili sono le benvenute sempre e comunque. Sono da sempre favorevole a un modello "Torino = Amsterdam" dove si possa andare in giro in bici tutti i giorni dell’anno senza il rischio di dover effettuare gimcane fra camion/automobili/pedoni-impazziti-con-cani-al-guinzaglio. Le corsie riservate alle biciclette mi piacciono, insomma, sia quando sono eleganti come quella di via Bertola sia quando sono "mini-minor" come la pistina ciclabilina della foto (50 cm?).

Però preferirei che fosse costruite una volta sola. Regionando bene su quello che si sta facendo e pensando sempre che, per quanto il fine sia nobile, si sta comunque rompendo le balle a un sacco di gente. Quindi bisogna farlo: 1) con senso civico 2) bene 3) repidamente. E invece cosa ti scopre il prode ingegnere (o geometra) subalpino qualche mesetto dopo l’inaugurazione? Che le macchine arrivano con le ruote vicinissime al bordo, finendo con il paraurti sopra la pista ciclabile e restringendone ulteriormente la già esigua larghezza (anche in questo caso rimando alla foto di apertura, scattata con il mio fido K750).

Ragione per cui grazie a questo piccolo difetto di progettazione oggi stanno rispaccando tutto, eliminando posteggi nuovamente e rompendo i maroni agli abitanti di un quartiere già messo a dura prova da quall’altra piaga biblica socialmente utile che sono i cantieri del teleriscaldamento (che gli Dei stramaledicano gli operai dell'[tag]Aes[/tag] e la loro estenuante lunghezza).
Per cosa?, vi chiederete. Per aggiungere una zeppa al lavoro fatto male la prima volta (l’ho ridisegnata in rosso nella foto) e sistemare un piccolo scalino a lato della pista, che obblichi le auto a fermarsi prima e a non invadere lo spazio riservato alle due ruote "no oil". Sempre che qualche Suv non decida di osteggiare sopra a tutto travolgendo i ciclisti, con buona pace dei progettisti e di chi li lascia colpevolmente liberi di creare simili cagate.

Quindi, visto che anche per tutto questo paghiamo noi sia in termini di tempo perso a trovare posteggio e di stipendi per chi fa i lavori e chi li inventa… mi chiedo: ma non c’è proprio verso di far progettare le cose a chi poi le usa? Ci sarà bene un ingegnere/geometra/tecnico che gira in bici a cui chiedere consigli sul modo migliore di costruire una corsia riservata, o no? Altrimenti continueremo a spendere male il doppio dei soldi. Col risultato di domandarci senza speranza quale sia la logica di approvazione e controllo che sta dietro ai lavori che ci tocca subire.

Senza parlare di un altro tema scottante, che meriterebbe tomi di saggistica a parte: il coordinamento dei lavori pubblici. Che è quella cosa per cui se ti hanno sventrato la strada per il gas, quella di fianco in cui speravi di trovar rifugio sarà devastato per la sostituzione delle tubature e appena finito il tutto piomberà su di te la chiusura di un qualche passante (e qua ce ne sono ancora).

Insomma. Vorrei delle risposte e invito chiunque ce le abbia a fornirmele. Altrimenti davvero non mi resterà che attendere e sopportare. Come quei vecchietti rassegnati che hanno messo di chiedersi perché su alcuni autobus si possa aprire soltanto una parte infinitesimale del finestrino, che d’estate ci si boccheggia dentro, tanto da temere di finire stecchiti dall’afa. O che scommettono incuriositi su che cosa potranno aver mai trovato quelli dell’Aes sotto l’asfalto in via Villarfocchiardo, con lo scavo aperto da mesi e le macchine accatastate una sull’altra nel controviale di corso Francia, accuratamente sottomesso da un lustro ai lavori della metropolitana.

Vaìa

@domani

Dal 23 aprile e per un anno intero [tag]Torino[/tag] (con Roma, ci mancherebbe) sarà la [tag]Capitale Mondiale del Libro[/tag]. E questo si sa.

Forse si sa meno che esiste un progetto [tag]@domani[/tag], voluto dall’Osservatorio Scrittura Mutante della Biblioteca Civica Multimediale – Città di Settimo Torinese e da Ars Media, che raccoglierà tutte le iniziative ufficiali dedicate alla scrittura digitale: dalle conferenze internazionali ai workshop, fino alle installazioni multimediali che racconteranno le mutazioni della parola nell’epoca di Internet.

Gli appuntamenti in calendario sono già numerosi e si strutturano intorno alle quatto parole chiave dell’iniziativa: "blog", "hyper", "search" e "move".

Intanto, la linea di partenza è fissata per venerdì 28 aprile, alle 17.30, presso l’Atrium di Torino. Tema dell’incontro "Tra mediasfera e blogosfera: nuovi formati e nuovi giornalismi, etica della comunicazione nei nuovi media". A parlarne saranno esperti provenienti da Cuba, Brasile, Argentina, Spagna e Italia ([tag]Giuseppe Granieri[/tag]).

Vaìa

Liberi di comunicare (anche a pranzo)

Appassionati di Internet inchiodati alla sedia davanti al monitor? Businessmen on line 24 ore su 24 con i mercati internazionali o semplici turisti in cerca di un hotel mangiucchiando un toast? Tirate un bel respiro di sollievo, nessuno vi imporrà l’astinenza da Web. Nemmeno in pausa pranzo.

In occasione delle [tag]Olimpiadi[/tag] invernali la [tag]Città di Torino[/tag] e la [tag]Regione Piemonte[/tag] hanno infatti lanciato “[tag]Webcafè & restaurants[/tag]”, l’iniziativa per dotare i locali del centro cittadino (finora una ventina) di collegamenti wireless ad alta velocità per consultare i siti Internet che interessano di più, darsi allo shopping digitale o leggere la posta elettronica, in tutta sicurezza e a costi agevolati.

Usufruire del servizio è facile, basta disporre di un pc portatile, di un PDA o di un telefonino di ultima generazione con tecnologia Wi-Fi e recarsi in uno dei locali segnalati sul sito del comune, sempre che si abbia già acquistato un accesso prepagato (lo si può fare qua).

Per i più curiosi il 26 aprile a mezzogiorno ci sarà la conferenza stampa ufficiale di presentazione del servizio. Dove? Ma in un web-ristorante, ovviamente: all'[tag]Arcadia[/tag] di [tag]Galleria Subalpina[/tag]. Resta poco da dire, Torino cambia ancora e si fa più moderna e veloce. E perché no… anche un po’ più libera da cavi e cavetti, che per gli internauti è sempre una bella conquista.

Vaìa

(pubblicato anche su BlogTorino)