Votasandra, votasandra, votasandra… TORINESI! – 2

Allora, domenica e lunedì si vota.

Avete recepito bene i miei consigli? Vi siete scritti sul palmo della mano il nome da votare? Nooooo? Allora un bel riepilogo è d’uopo. Guardate qua:

Non fate errori. Ne va del futuro della vostra città: mettiamola in buone mani (oltre a quelle del Chiampa s’intende).

A lunedì… e incrociamo le dita!

VOTASANDRA, VOTASANDRA, VOTASANDRA… TORINESI!

Vaìa

Torino senza fili

[tag]Torino[/tag] come [tag]Philadelphia[/tag]? Non ancora forse, ma sicuramente siamo sulla buona strada. Bando agli equivoci non parliamo di qualche tendenza musicale underground né di una nuova corrente artistica. Ma del fatto che sotto la Mole si sta prendendo molto seriamente l’ipotesi di cablare progressivamente la città con reti [tag]wireless[/tag], così come è già avvenuto nella metropoli statunitense.
 
Si è iniziato a febbraio con una ventina di locali del centro cittadino ("Webcafè & restaurants"). Il 23 maggio è arrivata una delibera ufficiale della Giunta (2006/2603/73), con cui si è approvato un progetto di massima per consentire l’accesso senza fili a Internet da quante più zone possibili. Il tutto grazie ad access point che verrebbero installati sui semafori o sui pali della luce. Proprio sull’esempio americano o, più banalmente, della cara e vecchia [tag]Roma[/tag], dove è stato già annunciata la copertura [tag]wi-fi[/tag] a fini turistici e culturali dei parchi cittadini.

A Torino, attraverso la società AEMNET (controllata da AEM), si ipotizza la messa a punto di una ventina di antenne nelle piazze del centro (come piazza San Carlo, piazza Castello, piazza Cavour e piazza Valdo Fusi), in aree come il borgo medioevale o il Castello del Valentino e in luoghi come il cortile del Maglio o la cascina Giaione. Ma una delle prime probabili soluzioni potrebbe interessare i 18 chilometri lungo cui si snoda la linea tramviaria 4. A tutto vantaggio non solo dei viaggiatori, ma anche dei negozi e delle abitazioni che si affacciano sui binari.
 
Una volta di più, insomma, Torino non sta mai ferma. Il che è un bene in generale, ma soprattutto quando i cantieri risultano essere virtuali e ipertecnologici.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)
Pubblicato anche su Blogtorino.com

Bettino Moggi

Ancora su [tag]calciopoli[/tag]. Perché mi pare che si stia finendo dritti dritti sulla strada che abbiamo già percorso una quindicina di anni fa circa. All’epoca c’era [tag]Bettino[/tag], io me lo ricordo. Il capro espiatorio di ogni male, il diavolo incarnato, origine di ogni corruzione e destinatario di ogni sdegno. Pochi altri hanno ricevuto lo stesso trattamento. Dalle monetine dell’Hotel Rapahel all’esilio di Hammamet. Sicuramente non lo ha ricevuto la stragrande maggioranza delle persone che con lui hanno fatto affati leciti e illeciti. Molti si sono riciclati, alcuni perfino alle massime cariche istituzionali. Prima lodando i pm poi accusandoli di averlo perseguitato (quando sono finiti sotto indagine a loro volta).

Sia chiaro che non ho mai avuto simpatie per l’individuo. Milito da sempre a sinistra, qualche anno prima di [tag]tangentopoli[/tag] ero perfino iscritto alla Fgci (quella dei "giovani comunisti", non la Figc che è tanto di moda in questi giorni). Però non ho mai sopportato l’indole tipicamente italica di dare addosso al potente a cui fino a pochi giorni prima moltitudini di leccaculo spazzolavano le terga con la saliva. Giornalisti, presentatori, maneggioni di ogni fede, che dalle briciole cadute dalla bocca del capo traevano chi più chi meno sostentamento.

Oggi nel ruolo di demonio ci gioca il nostro Lucianone. Personaggio spregevole, certo, infame e lurido di quel lordume che hai paura ad avvicinarti anche se sei vestito tutto di nero. Ma dopo quindici giorni di caos e di intercettazioni lanciate a bischero sciolto sui giornali sembra già che eliminato lui e quella decina di persone della cupola tutto possa tornare a essere pulito e puro come nei bei vecchi tempi. Quando i palloni erano di cuoio marrone, i pali quadrati e il [tag]Grande Torino[/tag] ancora vivo.

Tagliare la testa marcia per risanare il corpo sfiancato dagli scandali. Personalmente non credo basterà. Prendiamo la [tag]Juventus[/tag]. Che riparta dalla C2 o dalla B o perfino dalla A senza penalizzazione alcuna, vogliamo davvero far credere che non siano tutti – e ripeto TUTTI – complici del loro Capo banda? E quando dico tutti, mi rivolgo per primi ai giocatori. Dov’erano loro quando le partite finivano tra mille polemiche. Quando Cannavaro (il nostro capitano ai mondiali, pensa un po’) poteva entrare da assassino sulle gambe degli avversari senza prendersi neanche un giallino sbiadito (chiedere alla tibia di Mudingay, please). Non gli è mai venuto un dubbio? Mai un piccolo tarlo rompicoglioni nella testa? Mai pensato di essere favorito? Mai?

E i famosi soci Ifil, la cassaforte di casa [tag]Agnelli[/tag], dov’erano? E il grande Avvocato? Quello che andava via prima della fine e ti seccava con un’aristocratica battuta se qualcuno gli faceva notare una delle tante storture visibili avvenute in campo, non ha mai avuto dubbi prima di tirare le cuoia? La Trimurti l’hanno scelta loro, lui l’ha vista in azione per anni… Tra una erre moscia e un lauto dividendo nessuno si è mai accorto di nulla? Andava bene vincere sporco, quando nessuno se ne accorgeva? O erano tutti scudetti puliti, tranne quello del 2005?

O vogliamo parlare di [tag]Berlusconi[/tag]?, che ha portato tanti di quei quattrini nel calcio da minare il sistema dalle fondamenta. Che ha radicato nel pallone il suo conflitto di interessi in modo tanto profondo che oggi Galliani può affermare senza vergogna di aver sempre fatto l’interesse di tutte le squadre, anche mentre firmava contratti da centinaia di milioni col digitale Mediaset per juve-milan-inter lasciando ai più piccoli soltanto gli spiccioli.

Dov’erano tutti quelli che oggi dicono che [tag]Della Valle[/tag] si è piegato al sistema, quando si decidevano al telefono le partite da far perdere alla Fiorentina? Quelli che ora col culo al caldo e dal carro dei pulitori affermano che bisognava denunciare tutto a Carraro, cosa che è stata fatta pubblicamente senza alcun risultato. Nessuno si era mai accorto di niente? Eppure alcuni loschi figuri già si vantavano via cavo di essere riusciti a far vincere la Lazio a [tag]Firenze[/tag] (con due gol in netto fuorigioco).

Ora io non so che fine farà la mia [tag]Viola[/tag], forse pagherà o forse no. Personalmene sono convinto, sinceramente convinto, che non si sia colpevoli di nulla. Tranne forse di ingenuità, per aver chiesto a chi di dovere (senza sapere che malfattore fosse) un trattamento equo e rispettoso della [tag]Fiorentina[/tag] e di quel che rappresentava. Non so dove giocheremo e francamente non mi interessa neanche più tanto.
Ma so che fine farà il calcio se la pulizia non sarà fatta davvero e a tutti i livelli, non soltanto contro i moggi-desantis-pairetto-bergano (che per altro prenderei a schiaffi tutti i giorni).

So che fine farà il pallone se non si metterà un freno ai diritti televisivi e un tetto agli ingaggi dei giocatori, alla loro ingordigia, alla loro totale mancanza di rispetto dei contratti e della gente che li osanna dal vivo e a casa (detto per inciso, caro Toni, se vuoi più dinero e sogni l’Inter… prego, inizia a imboccare l’Autosole).

Finirà come i fascisti sconfitti, abbattuti e mai epurati. Come gli amici di Craxi, che prima l’hanno impiccato e poi riabilitato una volta al suo posto. Come Moggi, inghiottito dalla sua ingordigia e schiantato dagli sputi di chi gli chiedeva ogni giorno un favore. Sarà ripulito alla belle e meglio, rimesso in campo e ripreso a calci. In attesa della prossima rivoluzione e della prossima monetina da lanciare addosso al colpevole.

Nell’attesa dell’inevitabile facciamoci due risate. [tag]Elio[/tag] aveva già "cantato" tutto nel 1998. Quando il calcio era senza macchia e Moggi non aveva ancora iniziato a muovere le sue pedine. Sempre che si voglia credere alle favole e agli asini volanti.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

Ancora liane?

Confermo la mia opinione quantomeno dubbiosa sulle moderne aree gioco attrezzate per i bambini. Venerdì decido di fare il babbo modello per l’intero pomeriggio, corro a prendere Jacopo (aka il nano) all’asilo nido e me lo porto al parco della Tesoriera, che presenta orgoglioso al pubblico uno dei più grandi spazi dedicati ai gagni di tutta Torino. Con tanto di castello-liana-ragnateladicorda-scivolo-portascalette degno della fantasia dello scenografo di Peter Jackson.

Ecco, se siete da soli con il vostro bimbo lasciate stare. Soprattutto se il cucciolo è in una di quelle fasi evolutive tipo 18-20 mesi in cui pensa e pretende di poter fare tutto da solo (compresa la rampicata libera stile Stallone in Vertical limit), mentre in realtà è tanto impedito da rischiare di spaccarsi un osso ogni cinque secondi. Mi sono accorto dell’errore quando il mio piccolo dittatore ha deciso di usare lo scivolo. La struttura prevede che da un lato si salga con una scaletta in legno e dall’altro si scenda a capofitto. Peccato che il genitore è praticamente impossibilitato ad accompagnare il figlio durante la discesa, perché tra un lato e l’altro della struttura c’è nell’ordine: una serie di liane orizzontali, un cunicolo e una ragnatela di corda.

Ragion per cui se si vuole evitare di farlo precipitare, mentre arriva in cima e si sposta come un fulmine verso l’abisso, il genitore deve necessariamente lanciarsi come un pazzo attraverso una di queste strutture (consiglio il cunicolo, anche se è pieno di piccoli fanatici urlanti) per afferrarlo al volo mentre scende. Naturalmente se si è in due o il bambino è un po’ più padrone dei suoi movimenti non c’è problema. Ma ne dubbio preferisco avvisarvi prima.

Altro giro altra corsa. Domenica pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata in bici alla Pellerina, con tanto di ovvia e necessaria fermata in un’altro spiazzo ludico. Ad attirarci questa volta è stato un aeroplano di tubi e legno colorato, con un’invitante cabina di comando dove il nano ha pensato bene di infilarsi subito. Niente da dire, tutto molto bello e affascinante (io stesso mi son messo a ruotare la cloche facendo brrrrrrr con la bocca). Ma è bastato cercare di recuperare il bambino per accorgersi di quanto fosse facile rimanere incastrati in uno di quei bei pezzi di legno tanto invitanti. A proposito, se qualcuno conosce la giusta combinazioni di passi lo prego vivamente di postarmela, così la prossima volta evitiamo di contorcerci in due come degli indemoniati.

Insomma, una volta di più temo che si debba porre un freno alla fantasia dei designer ludici di circoscrizione. O meglio, obbligarla a ragionare sull’accessibilità e l’usabilità dei prodotti che partorisce. Se ripenso a cosa erano la Tesoriera e la Pellerina quando ci andavo io mi vengono i brividi e son ben felice di quanto si è fatto in questi anni. Ma diavolo! Come tutte le strutture di pubblica utilità (autobus, treni, scale mobili, etc…) non sarebbe meglio farle progettare soltanto a chi può dimostrare, prove alla mano, di averne usate di simili almeno una volta? I vantaggi sarebbero incalcolabili. Compreso quello di far sì che un genitore possa afferare il figlio volante senza ritrovarsi avviluppato da un’orgia di simpatiche corde colorate.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

Governi veri e governi blog

Vedo con piacere e sollievo che son venuti a capo di quello che sarà il nuovo [tag]Governo[/tag]. A un mese e mezzo quasi dalle elezioni era ora, diciamolo pure. Anche perché continuare a vere chiamati ministri Calderoli e Martino mi veniva il mal di pancia.

A proposito di Calderoli… È da quando è uscita la notizia di [tag]Mastella[/tag] ministro della Giustizia che ripeto come un mantra "Calderoli Ministro delle Riforme Istituzionali, Calderoli Ministro delle Riforme Istituzionali, [tag]Calderoli[/tag] Ministro delle Riforme Istituzionali, Cald…"… E FUNZIONA! Apprezzo il buon Clemente come non mai!

Ma se non dovesse funzionare nessun problema. Basta farsi un giro sul [tag]BlogGoverno[/tag], di cui mi onoro di far parte come Ministro della [tag]Funzione Pubblica[/tag] (sine pecunia) e sottosegretario all’Ambiente (anche se un po’ inattivo, ancora… Tac! autobacchettata sulle mani). Se ne inizia a parlare in giro e francamente mi pare un’iniziativa interessante, anche se son tre settimane che c’ho la casella e-mail intasata dai commenti incrociati del [tag]Consiglio dei Ministri[/tag] "made in blogosfera"… Ma una volta insediati al potere non si smetteva di lavorare???

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

29 maggio 2005

Mancano pochi minuti alla fine della partita, chiusa da buona parte del secondo tempo grazie al gol del tre a zero. Tre a zero! Non ne aveva visti molti negli ultimi anni. Una grazia e una benedizione, che ci permette di superare la squadra contro cui stiamo giocando, il Brescia, buttandola con tutti i vestiti addosso in serie B. Quando l’arbitro fischia la fine più di quarantamila persone allo stadio rimangono come in sospeso. Nessuna esplosione di gioia. Nessun coro liberatorio. Solo attesa. Attesa che dagli altri campi – Bologna e Lecce – arrivino i risultati finali. Immobile nel salotto di casa, lui suda per la tensione. A bocca aperta davanti al televisore, una sciarpa viola stretta in mano e l’orecchio violentato dall’auricolare della radio.

Le parole dei telecronisti gli scorrono nel cervello senza riuscire a imprimersi in nessun neurone. Capisce solo che sono tutti fermi sul pareggio. Zero a zero il Bologna con la Samp e tre a tre Lecce e Parma. Due pareggi, a qualche spicciolo di vita dalla fine di questo campionato maledetto, sono ossigeno. Sono linfa vitale, sono speranza e certezza di farcela dopo tanta fatica, afflizioni, torti subiti, sviste non segnalate, patimenti digitali-terrestri. Sono la certezza che non torneremo giù. Non ora. Non ancora. Che non è il nostro momento e che la lunga strada fatta fino a quel momento, dalla morte alla rinascita, non finirà bruscamente in questo caldissimo pomeriggio di maggio.

La mattina ha corso tanto. A Torino c’era una gara a cui non poteva mancare. "Se corro sotto i 45′ ci si salva", aveva promesso a se stesso, per chiudere a 53′ e qualcosa. Ma non sente la stanchezza, perché ogni molecola del suo corpo è tesa al risultato finale. Quando arriva il primo – Lecce e Parma hanno smesso di lottare dopo una gara da antologia del calcio – sente che manca pochissimo. La maglietta bianca è una pozza di sudore. Non vede più niente, non sente più niente. Si morde le unghie e si mangerebbe tutte le mani pur di far correre quelle fottutissime lancette.

Un anno fa c’era anche lui a festeggiare l’impossibile risalita. Aveva urlato con tutto il fiato che aveva in corpo e saltato sulle poltroncine di plastica viola dei parterre di tribuna del Franchi per dire che erano tornati. Per farlo sentire al mondo che non li avrebbero mai ricacciati indietro. “Chiedo la linea da Bologna – gli urla nella testa il telecronista – per dare il risultato finale: Bologna e Sampdoria zero a zero. La Fiorentin…”. Ad ascoltarlo non c’è più nessuno, la radio è volata per aria insieme agli occhiali. Davanti alla tivù c’è di nuovo un bambino di non più di dieci anni, invaso da una gioia purissima e cristallina dopo aver scartato il regalo più bello mai ricevuto.

Un bambino goffo e troppo cresciuto, che salta e ride e grida contro il mondo la sua felicità infinita, e la rabbia di aver dovuto aspettare fino all’ultimo secondo dell’ultima giornata, di aver dovuto affidarsi ai risultati degli altri per non affogare, quando tutti, ma proprio tutti, arbitri in testa, avevano fatto in modo che non potesse farcela soltanto con le proprie forze. Quando lancia uno sguardo alla televisione, nello stadio c’è un’intera città – la sua città – che piange per il sollievo, con le ossa rotte e i muscoli indolenziti per la tensione spaventosa. “Siamo ancora qua, figli di puttana! Siamo qua e non ci caccerete mai!”, urla. Non adesso. Non ancora.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

Ecco, ci risiamo

Prendi per il culo un attimo gli giuvventini ed ecco che ti ritrovi subito schizzato di merda fango. Ma fango proprio o altrui? È questo il problema. Perché a leggere sui giornali che fra le squadre coinvolte nelle intercettazioni ci sarebbe anche la mia [tag]Fiorentina[/tag] è una cosa che mi indigna e che mi fa male. Ma soprattutto che mi fa paura.

Siamo chiari prima di ogni altro ragionamento. Venisse fuori che ci siamo invischiati davvero sono il primo a dire che dobbiamo pagare, qualunque sia il costo. Come per altro abbiamo già fatto con il fallimento e la retrocessione in C2 (unici a finire così fra i tanti indebitati, voglio ricordare).

Ma davvero l’anno scorso siamo stati così cretini da cascarci dentro? Così stupidi da macchiarci le mani ottenendo in cambio, fra l’altro, una salvezza raggiunta per un pelo (e non dico di cosa) all’ultimo minuto dell’ultima giornata, grazie al pareggio contemporaneo di [tag]Parma[/tag] e [tag]Bologna[/tag]? No, perché se proprio dobbiamo nuotare nel torbido allora tanto vale farlo per vincere qualcosa, come sembra aver fatto la jjuve, e non per sperare di salvarsi "se tutto va bene".

La teoria è questa. I torti arbitrati subiti dalla Viola l’anno scorso (dai gol laziali in fuorigioco e dal salvataggio con la mano di un gol fatto sempre contro la lazio, dai due espulsi in pochi minuti contro la [tag]Samp[/tag]) sarebbero dovuti all’interessamento di Moggi, che voleva punire i [tag]Della Valle[/tag] per aver alzato un po’ troppo la cresta sui diritti tv e sulla battaglia di Lega. "A un passo dal baratro" (così scrive oggi [tag]la Stampa[/tag]) la proprietà gigliata avrebbe deciso di abbassare il capo, ottenendo in cambio artitraggi più favorevoli e la salvezza finale.

Io le partite l’anno scorso le ho viste tutte. Ma tutte dico. E non ricordo, o faccio fatica, un solo episodio (specie al termine della gara) che fosse clamorosamente a nostro vantaggio. Mentre ne ricordo decine (oltre a quelli già citati) in cui mi sono sentito letteralmente preso per il culo come tifoso. Lo dico in tutta tranquillità e facendo ragionare l’uomo e non l’ultras che è in me.

Per cui indaghiamo pure e facciamo finalmente pulizia, sempre che sia possibile. Fiducia ai magistrati (sempre, non solo quando condannano chi ti sta sulle balle!) e massima severità con i trasgressori. Ma temo che se finiremo davvero con l’essere puniti (sporcando una stagione che ha dell’incredibile) sarà più per la nostra coglioneria che per la nostra disonestà. Visto che di scudetti o di coppe da queste parti sono millenni che non ne passano.

La voce dei tifosi, fra il disilluso e l’incazzoso, la trovate qua o qua.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

Votasandra, votasandra, votasandra… TORINESI!

Non sono solito dare indicazioni di voto. Ma considerato che questo è un blog dichiaratamente di sinistra e che bene o male siamo tutti dalla stessa parte (almeno i venti che so per certo che mi leggono abitualmente), permettetemi di fare un’eccezione a cui tengo molto.

Il 28 e 29 maggio torniamo nei nostri bei gabbiotti di tela per rinnovare sindaci e consigli comunali. A [tag]Torino[/tag] è scontata la rielezione di [tag]Chiamparino[/tag], anche perché dopo il successo delle Olimpiadi e l’arrivo dell’orrido-[tag]Buttiglione[/tag]-cadidato-di-facciata le speranze della Cdl sono praticamente inesistenti. Insomma, l’unico dubbio che abbiamo è se si vincerà al primo turno o al ballottaggio.

Proprio per questo, scontato l’esito è importante dare la preferenza a qualcuno che stimiamo e che sappiamo potrà far bene nell’interesse di tutti. Io questa persona l’ho trovata. Si chiama [tag]Sandra[/tag] [tag]Guseo[/tag] e viene da una vita di militanza nei [tag]Verdi[/tag] prima e nella Rete dei cittadini per l'[tag]Ulivo[/tag] poi. Oltre a essere una donna, il che forse non è un valore in sé (perdonatemi, ma lavoro con quindici fanciulle) ma è comunque da tenere in considerazione in un mondo politico pronto a riempirsi la bocca di "[tag]quote rosa[/tag]", il più delle volte a vanvera.

Sandra l’ho conosciuta negli anni Novanta, quando ero un ragazzetto che si faceva le ossa come addetto stampa per il gruppo dei Verdi alla [tag]Regione Piemonte[/tag]. E mentre qualcun altro mi insegnava i rudimenti da giornalista, lei e il consigliere Pasquale Cavaliere mi mostravano giorno per giorno come fare politica senza risparmiarsi e senza scendere a compromessi di galleggiamento. Con un’esperienza politica, una passione civile e un’etica che raramente mi è capitato di incontrare in seguito.

Più di una volta mi sono chiesto quando si sarebbe decisa a mettersi in gioco in prima persona, proprio perché sapevo e so quanto avrebbe potuto dare. Adesso che ha deciso di farlo non posso che esserne felice, tanto da invitarvi ufficialmente a far circolare il suo nome e a metterlo su carta al momento opportuno. Sempre che non conosciate un candidato migliore o che non vogliate ancora una volta lasciarvi guidare dall’istinto o dalle direttive di partito.

In fondo è facile. Non dovete neanche portarvi la penna da casa. Dovete solo scrivere un nome… Che inizia per "S" e finisce per "andra Guseo". Per ogni altra informazione c’è il sito ufficiale. Diamoci da fare!

Vaìa