Questione di tornelli

«Lo spettacolo deve continuare. […] I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine non riescono ancora a controllare» (Vincenzo Matarrese, Presidente Lega Calcio, Repubblica di ieri)

Sinceramente, chi dovrebbe dimettersi? Il discutibilissimo personaggio che ha affermato senza peli sulla lingua alcune verità brutali sul business del calcio o i genialoidi che hanno ridotto la questione soprattutto a un problema di stadi a norma. Con la possibilità che domenica si torni a giocare a tempo di record.

L’importante sarà avere i tornelli, insomma. Far entrare i tifosi uno a uno e poi lasciarli disperdere dentro, come sempre è avvenuto dall’avvio della Pisanu. Poco importa se gli "stewart" conteranno ancora per molto tempo come il due di picche e se il legame fra società e ultras rimarrà lo stesso.

Allora mi chiedo: chi sbaglia di più? L’affarista senza scrupoli ma sincero o il politico ipocrita? E soprattutto: perché in questo paese non si riesce mai a fare la cosa giusta?

Vaìa

L’importante è partecipare

L’importante è partecipare, mica arrivare primi. Alla Microsoft lo sanno bene e dopo essere arrivati secondi in materia di interfacce grafiche (inventate da Apple ben prima di Windows 3.0) e di lettori lettori Mp3 (che Apple ha reinventato con l’iPod)… adesso sembra arrivare in ritardo anche con lo “Zune Phone“… giusto un paio di settimane dopo il lancio dell’iPhone.

Non c’è che dire. De Coubertin sarebbe orgoglioso di Bill Gates e Steve Ballmer. Doppiamente orgoglioso, perché ribattono a un progetto industriale in avanzata fase di realizzazione (che si è potuto già vedere e toccare) con quella che al momento non pare essere più di un’indiscrezione. Staremo a vedere.

Vaìa

Fiiiiii-Fiiiiii-Fiiiiiiiiiiiiiiiiii

Perdonatemi la banale omatopea del titolo, ma il classico triplice fischio finale che segnala la fine delle partite è quello che meglio rende l’idea di questo momento calcistico sospeso a metà fra l’assuefazione al male (quello a cui siamo abituati ad accettare tutte le domeniche in svariate forme: razzismo, vandalismo, botte) e la sua concretizzazione, che ieri sera, a Catania, si è portata via la vita di un giovane commissario di trentotto anni, come da copione sposato e con due figli.

Sarò molto sincero. Io amo il calcio. Ci ho anche giocato tanto e se ho un ginocchio che mi fa penare è per una mia uscita dalla porta in anticipo su un giocatore scalcinato che quella sera ha deciso di non levare la gamba. Adoro il calcio. Ma come ha detto una volta Mazzone, anche nel mio caso quando inizia la partita c’è un tale, uguale in tutto e per tutto a me, che prende il mio posto. Solo che non è l’equilibrato esponente di una cultura di sinistra fatto, per quanto possibile, di tolleranza, razionalità, logica e ragione. Non è qualcuno che si sforza di capire i diversi punti di vista dei fenomeni che lo circondano.

No, quando inizia a giocare la Fiorentina, il più delle volte quella persona urla, si incazza, prende a pugni il cuscino e si lascia andare alla blasfemia. Dà della merda all’arbitro e dei figli di buona donna ai giocatori avversari. A volte, voglio essere DAVVERO sincero, si è perfino sorpreso a soffermarsi sul colore di qualche giocatore avversario (tipo Vieira, soprattutto quando giocava nella Juve) reo di aver picchiato troppo duro uno dei nostri.

Sia chiaro. Quella stessa persona si pente abbastanza in fretta delle sue efferatezza. Ed è in grado di meravigliarsi per un gesto sportivo fato a danno della propria squadra ammettendone la sua meravigliosa e poetica bellezza, che è la quintessenza stessa del calcio. Il tocco di poesia, raro e prezioso, che giustifica anni e anni di squallide partite a lanciare il pallone in tribuna. Che ne so, quando Del Piero ci fece quell’incredibile gol (nel 1994), toccando il palone di volée con Toldo in uscita e sancendo la vittoria della Juve in rimonta sulla Fiorentina… non la presi bene. Mi girarono le scatole per mesi. Ma, lo ammetto, fu una rete memorabile e bellissima. E anche Dio, la Madonna, Gesù e un’altra decina di santi che scesero subito dopo giù per sedersi vicino a me, la apprezzarono sinceramente (d’altra parte che Dio sia Juventino è un dato di fatto, se si guarda come va il mondo…).

Perché confesso tutto questo? Perché racconto le mie metamorfosi in un simpatizzante di Forza Nuova a contratto determinato di 90 minuti? Perché comunque ho ben fisso nella mia mente che esiste un limite, quello he divide una partita di calcio dalla vita reale. Un limite visibile soltanto per i due tempi canonici (salvo supplementari e rigori, s’intende) ma che personalmente non ho mai neanche pensato di superare. Un limite che non è stato valiato ieri sera e nemmeno qualche giorno fa, con il dirigente ucciso a pugni negli spogliatoi di uno stadio di infima categoria in provincia di Cosenza. Fosse così la situazione sarebbe molto meno incancrenita. Purtroppo questa è una storia fatta di lapidi che risalgono almeno a fine anni Settanta, con il razzo che si fece in volo tutto l’Olimpico per atterrare nell’occhio di Vincenzo Paparelli.

Adesso si parla di tenere fermo il campionato "fino a quando non ci siano le condizioni per tornare alla normalità". Benissimo, ma non si tratta di qualche giornata. Potrebbero volerci anni. Però iniziamo. Come? Ad esempio applicando le leggi che già ci sono. Prendiamo la legge Pisanu, la tanto idolatrata legge Pisanu, partita come panacea dell’hooliganismo italiano e trasformatasi in meno di un anno nella solita buffonata italiana. A cosa serve questa legge? A sapere chi c’è esattamente in ogni settore dello stadio, grazie a biglietti nominali e numerati. Perfetto, se sei in Inghilterra funziona proprio così. Se sei in Italia capita che superi il tornello e ti siedi dove cazzo ti pare. Così se lanci un razzo dalla Maratona, posto 2c, vanno ad arrestare la nonna del tuo vicino di casa.

Vogliamo leggi ancora più severe? Benissimo. Allora obblighiamo le società a gestire gli stadi, investendo in sicurezza. Pagano milioni di euro all’anno centinaia di inutili giocatori-divi, potranno ben devolverne il 10% nella sicurezza, per esempio organizzando quegli stewart (sempre sul modello inglese) che dovrebbero contribuire alla sicurezza. E poi basta con questa storia che nello stadio si entra con qualsiasi cosa (bombe carta, biglie, spranghe) e poi ti rompono le balle per un accendino (o ti fanno togliere l’unica cintura El Charro che hai mai posseduto in vita tua).

E soprattutto basta con questa "cultura ultras". Con questi tifosi di mestiere, con questa gente che evidentemente non ha niente da fare per dedicare la propria vita a una squadra di calcio. Basta con i loro rapporti malati con le società (biglietti in cambio di cosa, sicurezza?), con le loro trasferte organizzate da guerriglieri del nulla. La loro filosofia da quattro soldi, sia di sinistra (anche se son pochi) che di destra (che sono i più). Dai "romanisti ebrei" dei laziali alle scritte "uno di meno" o "Giuliani vendicato" che sono comparse oggi a Livorno. Che perfino Giuliani tornerebbe in vita, ne son sicuro, per spaccare l’estintore in testa a chi le ha spruzzate sul muro.

Basta con le domeniche dai treni fatti a pezzi dagli autogrill presi a sassate dai pulman. Basta con le armi nascoste dentro gli stadi mentre si prepara la coreografia per la domenica successiva. Basta con gli arbitri che dovrebbero sospendere le partite al minimo segnale di pericolo o razzismo e non lo fanno mai cadesse il mondo, come ieri appunto.

E basta anche il contorno schifoso di chi governa il baraccone in modo indecente. Basta con dirigenti Figc, Coni, Lega che per decenni hanno avallato tutto questo spargendo solo parole di circostanza sui morti. Basta con società che non falliscono mai anche con montagne di debiti (Roma, Lazio, Parma…) e altre che spariscono per 100 euro (Fiorentina e Torino). Basta con squadre che non retrocedono mai sennò si bloccano i traghetti (Messina). Basta con campionati a 50 squadre, diritti televisivi solo per i più forti, debiti spalmati per i prossimi trent’anni (ancora Lazio) sennò i tifosi si arrabbiano. Basta con Guidi Rossi paladini della giustizia, che partono per sanare il pallone, distribuiscono sanzioni e poi entrano nel CdA di chi hanno premiato con uno scudetto (Inter).

E basta con i giocatori che si buttano a terra e pare che muoiano, salvo ritirarsi su al volo se vedono che gli altri se ne fottono e partono in contropiede. Basta con i giornalisti da supermegamoviolone che a "guardar bene da questa angolatura ripresa da sotto il tombino di irrigazione di San Siro era rigore come ha fatto l’arbitro a non vedere sicuramente l’han pagato". Basta con le chiacchiere da bar tirate avanti fino a notte, per cercare lo "sgoop", l’errore. Per pietà… basta.

Facciamo come Arnaldo Cezar Coelho, l’arbitro brasiliano della finale di Madrid ’82. Fermiamo il pallone mentre è ancora in gioco, a metà di un passaggio. Portiamolo via ai giocatori, al pubblico, ai presidenti, ai giornalisti, al pubblico, a tutti… E solleviamolo a cielo, per metterlo in salvo. Con un bel triplice fischio a fare da contorno. Fiiiiii-Fiiiiii-Fiiiiiiiiiiiiiiiiii. E tutti negli spogliatoi a farsi una bella doccia fredda.

Vaìa

Teoboys

Aprivo il giornale una volta (più di frequente fino all’aprile 2006) e mi dovevo sorbire titoli e articoli sui "teocon", cattolici di destra fieri paladini del benpensare e del benvivere solitamente contro (senza appello) a: fecondazione assistita, pacs (figuriamoci i matrimony gay), eutanasia, testamento biologico e in genere tutto quello che comporta una deviazione di 0.0000001 grado dalla rotta saldamente tracciata dal pastorale di questo o quel vescovo di Santa Romana Chiesa. Il più delle volte Ruini. E altrettanto fieramente schierati a favore di schemi mentali come: lo scontro di civiltà (leggi "noi siamo meglio di loro"), le radici cattoliche dell’Europa (lasciando allegramente gli dei pagani, Allah e Odino), la guerra giusta in Iraq e cosucce simili.

Poi ci sono state le elezioni. E da quel momento sono apparsi come per magia i "teodem", i cattolici di destra fieri paladini del benpensare e del benvivere solitamente contro (ma con i distinguo e le seghe mentali tipiche della cultura di sinistra) a: fecondazione assistita, pacs (figuriamoci i matrimony gay), eutanasia, testamento biologico e in genere tutto quello che comporta una deviazione di 0.0000005 gradi dalla rotta saldamente tracciata dal pastorale di questo o quel vescovo di Santa Romana Chiesa. Il più delle volte Ruini. E altrettanto fieramente schierati (di nuovo con i distinguo e le seghe mentali tipiche della cultura di sinistra) a favore di schemi mentali come: lo scontro di civiltà (leggi "noi siamo in qualche modo migliori di loro anche se la storia del colonialismo insegna che bla bla bla"), le radici cattoliche dell’Europa (non dimenticando le innegabili influenze di dei pagani, Allah e Odino) e cosucce simili (lascio da parte la guerra in Iraq perché c’è un limite anche per i teodem, fortunatamente.

I politici teo-qualcosa ci sono sempre. Tutti i giorni. Legiferano e influenzano le decisioni del Parlamento (e fin qua chissene…) ma soprattutto le loro ricadute CONCRETE sulla nostra esistenza di tutti i giorni. Fatta anche di donne e uomini che per avere un figlio devono emigrare, di persone che lottano da anni per il loro diritto di morire, di musulmani laici offesi ogni giorno dal comportamento dei loro "martiri" come io lo sono al ricordo di quello dei crociati e dei conquistadores. E di giovani che pensano che prima di tutto l’Europa debba essere uno spazio laico e liberale che dia a tutti le stesse possibilità. Ecchissenefrega delle radici religiose, che già c’hanno fatto scannare per millenni.

Per questo vorrei che questo assurdo prefisso (figlio in primo luogo della banalizzazione giornalistica, lo ammetto) sia sempre così imprescindibile dalla vita politica italiana. La Chiesa faccia la Chiesa (con la massima libertà di parola, ci mancherebbe altro!) ma i politici facciano i politici. Governino facendo il bene di tutto il paese (sforzandosi ancora di più – a sinistra – o almeno facendo finta – a destra -) e non si facciano portavoce di chi di voce ne ha sempre a disposizione, non foss’altro perché il suo principale se vuole azzera tutto con un fulmine.
Pensate che bello, aprire il giornale e non vedere la foto di Mastella sotto titoli come quello di oggi: "Pacs, pronto il ddl. Mastella contrario – Anche i teodem avvertono: "Noi guardie svizzere della famiglia" (Repubblica). GUARDIE SVIZZERE DELLA FAMIGLIA?!? Ma chi le vuole?

Idee? Proposte? Io ne ho. Poche, sintetiche, vere. Io voglio solo tre cose, per iniziare. Datemi un segno che almeno dalla nostra parte non ci siamo tutti rincoglioniti. Come? Semplice:

  • facendo una legge moderna e laica sulla fecondazione assistita e sulla ricerca scientifica
  • facendo una legge moderna e laica non solo sulle coppie di fatto, ma anche sui matrimoni fra persone dello stesso sesso. E siccome sono un anarchico, sulla loro possibilità di adottare bambini
  • facendo una legge moderna e laica sul diritto di scegliere come e quando morire (se impossibilitati a farlo da soli)

Ecco. Tutto qua. In un paese normale lo si sarebbe già fatto, o almeno se ne starebbe discutendo. Qua no. Qua c’è il Papa e i suoi teoboys. Che ne dite… sarà mai possibile cambiare rotta?

Vaìa

E tu come stai?

Spiegatemi un po’ voi perché a volte si è tanto teste di cazzo. No, perché se incontrate una persona che conoscete e che non vedete da un sacco di tempo che fate? Anche se vi dà fastidio, per un qualche motivo inutile che sapete solo voi, comunque vi fermerete a salutarla. E non intendo se la vedete di sfuggita dall’altro lato della strada seminascosta da un semaforo. Voglio proprio dire se la incrociate a meno di un metro, che vi guarda negli occhi mentre il volto le si illumina. E si capisce benissimo che vi ha riconosciuto e sta per dirvi sorridendo che non ci può credere, che vi trova bene, che vuol sapere cosa avete fatto tutto questo tempo. E bla bla bla.

Anche se vi dà fastidio, per un qualche motivo inutile che sapete solo voi, risponderete al suo saluto e farete finta di interessarvi ai suoi ultimi dieci anni di vita. E magari vi interesserà davvero perché avrete fatto delle cose insieme, che so, eravate compagni si scuola, nella stessa classe, perfino compagni di banco per un anno intero! E adesso questa persone ve la ritrovate non solo accanto per caso nella strada. Ma anche collega sul lavoro, perché il posto dove l’avete incontrata non è una via qualsiasi della città, ma è l’ingresso della vostra azienda, proprio vicino alla timbratrice (gneeeeeeeeee) il cui suono paranoico scandisce i momenti delle vostre giornate istituzionalmente tutte uguali. Da quando entrate (gneeeeeeeeee) con ancora il sonno addosso a quando uscite per pranzo (gneeeeeeeeee).

Perché voi siete persone ragionevoli e lungimiranti. Se incontrate qualcuno in situazioni simili lo saluterete con vigore, perfino con piacere. Magari vi farà vedere la foto del figlio, che avrà l’età del vostro, e vi spiegherà che dopo il liceo ha preso ingegneria, anche se tutti lo sconsigliavano dopo aver speso cinque anni dentro al liceo classico. Oppure vi confesserà che non è mica riuscito a laurearsi, anche se a scuola era tanto bravo che più di una volta si è sentito moralmente in dovere di darvi una mano. Una mano a voi! Poveri pezzenti del pensiero letterario col cervello incastrato davanti a una frase di Tacito.

Qualsiasi cosa direte o farete, da allora vi legherà una nuova consapevolezza. Quella di esservi conosciuti quando il mondo era una promessa e il futuro un regalo ancora da scartare. Anche se tutto sembrava essere sempre e comunque più grande di voi, terribilmente lontano nel tempo, inavvicinabile. Una consapevolezza che vi renderà complici, quando in mensa sarete uno in coda all’altro indecisi sull’insalata “nizzarda” o in dubbio su quale contorno insipido accostare al brasato scotto che danno di secondo. Che vi renderà amici, perfino, quando ci sarà da scannarsi su un progetto particolarmente difficile.

Qualsiasi cosa vi direte o farete, non dovrete nascondervi ogni volta che la incrociate o che esce dall’ascensore (sempre davanti a voi, neanche a farlo apposta!). E se non c’è nessuno spigolo o cartellone o porta aperta a darvi una mano per scomparire non sarete costretti – cosa peggiore di tutte – a tirare dritto con gli occhi assurdamente fissi davanti al vuoto che vi precede, o facendo finta di interessarvi alle istruzioni su "cosa fare in caso di incendio". Pronti a perdervi nella copertina della vostra agenda, mentre sentite bruciare sulla pelle la mortale sensazione di aver mancato a un dovere prima di tutto etico. Rispondere a un saluto, da qualunque parte arrivi.

Non dovrete chiedervi ogni volta perché quel giorno, proprio poco prima che il volto dell’altro si illuminasse per passare dalla sorpresa alla parola, avete deciso di tirare avanti facendo finta di nulla. Solo perché vi pareva uno sforzo troppo grande raccontare gli ultimi anni della vostra vita a chi vi ha visti adolescenti e inadeguati, impreparati al mondo e straboccanti di quella paura di non farcela mai e di essere sempre tremendamente inadeguati che oggi siete riusciti a nascondere sotto una patina di professionalità soltanto dopo estenuanti allenamenti.

Non dovrete sperare, quando scorgerete in lontananza una sagoma familiare, che in realtà non si tratti di lei. Perché quella persona voi non vorrete vederla mai. Nemmeno in fotografia. Non vorrete neanche sentirla nominare! Tanto vi fa sentire cretini. Non dovrete fare come faccio io, insomma. Accidenti a me e alla mia idiozia! Che per non voler attaccar bottone una volta, mi son trovato a scivolare lungo i muri, nella paura di incontrare l’oggetto della mia vergogna.

Vaìa

Argh!

Viagra, sex, prostitutes, casinò on line, love affairs, adult, lesbian, orgy…

Tengo a precisare che né io né i miei (esigui) lettori siamo gli autori dei commenti comicamente osceni che appaiono sulle pagine di questo castissimo blog.  

Quindi, detto questo, visto che ultimamente sembro essere preso d’assalto da tutti gli "Scott Trent" e "Freddy Dominguez" del mondo… 

QUALCUNO, CORTESEMENTE, MI CONSIGLIA UN FILTRO ANTI-SPAM PER WORDPRESS MIGLIORE DI ASKIMET?

Vaìa