Dal balcone

http://www.flickr.com/photos/gommaweb/463830810/

Poi mi chiedono perché parlo sempre della mia città. Guardate un po’ cosa si vede dal balcone di mio zio…

E scusate se è poco. Cazzarola… Voglio tornareeeeeeeeee!!!!!!!!!!! 

Per i meno ferrati in materia: a sx Santa Maria del Fiore (il Duomo), a dx San Lorenzo e le Cappelle Medicee).

Vaìa

ps
Altre foto (poche, come sempre) sul mio viaggetto le trovate sul mio Flickr (guardate a destra)

A casa

Oggi torno a casa. Una casa molto più vuota di qualche anno fa. Però sempre calda e accogliente. Arrivo previsto (ora di Santa Maria Novella): ventidue e zero zero.

Fino a domenica (stadio compreso) full immersion in ricordi, profumi e sapori che ormai sento sempre di meno. Ma che sono certo mi daranno una bella carica per la settimana che verrà.

In attesa di rincontrarci, una profezia delle stelle (ormai sono un esperto). Sagittario: Non perdere tempo a recriminare sulle cose passate. Il futuro è pieno di possibilità da cogliere. Occhi aperti! L’importante è non farsi cogliere impreparati (157 caratteri).

Vaìa

Cercasi principesse, più o meno disperatamente

Principesse di tutto il mondo unitevi. Ma soprattutto fatevi una foto e mandatela alla Zandegù Edizioni. Se dimostrerete di essere "moderne", ma veramente "moderne", potrete vederla comparire durante le tappe di presentazione del libro "Più meglio di Cenerentola". La prima uscita della nuova collana le Zandeguide, che, in modo ironico e accattivante, dà dritte e consigli semi-seri alle aspiranti principesse di oggi (uscita prevista metà aprile).

L’iniziativa è rivolta a tutte le signorine dai 18 ai 30 anni: dovranno inviare una loro foto che lo dimostri e rispondere alla domanda: “Qual è la caratteristica magica che ti rende una principessa moderna?”. La selezione delle immagini verrà pubblicata sul blog apposito e le sette foto corredate dalle risposte più belle o originali saranno esposte in una mostra itinerante, durante le presentazioni della guida, in autunno.

Quindi, lettrici in agguato, datevi da fare. Se cadete addormentate con un torsolo in mano o non vi ricordate più dove avete lasciato la scarpetta non perdete tempo a lamentarvi. Un bel colpo di flash e potreste diventare famose. Nel frattempo chi vuole saperne di più sulla casa editrice che si è inventata il tutto (torinese e gestita dalla giovanissima Marianna Martino) può fare un salto qua.

Vaìa

E siamo a due!

Tranquilli, non sto parlando di modelli di moto che mi comprerei (che in realtà sono almeno cinque), ma dei maschietti di casa Gommaweb.

Verso Ferragosto (tanto per arrivare con discrezione) farà la sua comparsa Luca (o Matteo, siamo ancora indecisi). Ieri sera l’ecografia morfologica – quella per intenderci angosciante che ti mostra a pezzi il bimbo mentre la dottoressa ti dice frasi allucinanti come: "questo è il cuore… c’è tutto. Questi i reni, ok. La spina dorsale… bene è tutta intera…" – ci ha finalmente rivelato il sesso del secondo minigomma.

Che dire, io preferivo una femmina, lo ammetto. Almeno per provare approcci diversi (rispetto alle lotte furibonde sul letto la mattina). Ma visto che l’importante è che fosse tutto ok, mi metto ad aspettare il mio Luca (Matteo) e a tener informato (e buono) Jacopino… Perché? Vi faccio un esempio, da un nostro dialogo di ieri sera:

"Sei contento di avere un fratellino?"
"Sì"
"Sai che lo abbiamo visto?"
"E perché non esce?"
"Beh, amore, perché è ancora troppo piccolo"
"Sì"
"E quando esce cosa fai? Ci giochi insieme?"
"Sììììììììììììììììììììììììììììììì"
"A palla?"
"Sììììììììììììììììììììììììììììììì"
"Con le macchinine?"
"Sì. E poi ci salto addosso! E lo prendo… E…" (qua inizia a mimare un incontro di lotta greco-romana)

Che dite? Ce la faremo a spiegargli un po’ di galateo neonatale?

Vaìa

Desideri come si deve

Ogni tanto si parla di Wish List e robe del genere. Ma di questo desiderio, ad esempio, vogliamo parlarne?

Sarà che sto invecchiando, ma io prima o poi una bestia simile me la compro.

Ripetete con me, please: "Tieni famiglia, tieni famiglia, tieni famiglia, tien…" 

Vaìa

Umidità

Dalla finestra guardava l’acqua scura precipitare sui tetti. Adorava quel suo rumore ritmico e tambureggiante. Fatto di gocce grasse che esplodono sui vetri, sui davanzali, sui tetti delle auto, sulle tegole.

Ogni volta che si scopriva a osservare la pioggia ripensava a quando era più piccolo, in quell’età in cui c’è sempre qualcuno che si prende la briga di preoccuparsi per te, in tutte quelle cose per cui vale davvero la pena di prendersela a cuore. Ricorda quando era sicuro che lavasse davvero le cose, lasciandole migliori. Migliori le strade, migliori i giorni da vivere. Sua madre glielo aveva raccontato e lui aveva ascoltato attento, annuendo, senza un solo motivo per non crederle.

Adesso si accontenterebbe di una blanda rassicurazione. Non di giorni migliori, ma anche solo della promessa vaga di minori incertezze. Di una pioggia che lo rasserenasse, per qualche minuto almeno. Che cercasse di lavargli via le tentazioni, le recriminazioni e i retrogusti di qualsiasi sapore (solitamente spiacevole).

In fondo ogni volta che piove ci si sente più nuovi. E si aspetta il sole come una meraviglia inaspettata. Chissà, pensò, per una volta potrebbe essere davvero così. Potrebbe anche darsi che quando le nuvole se ne saranno andate tutto sarà più chiaro e pulito. Come il tono di quel whiskey della pubblicità.

Che cazzo di pensiero! Non c’era verso di darsi all’introspezione, almeno per quella sera. La pioggia era solo acqua in caduta libera e il giorno dopo, sole o non sole, sarebbe stato esattamente lo stesso. Con le stesse recriminazioni, le stesse tentazioni e la stessa felicità dolorosa, da conquistarsi minuto dopo minuto nella solita guerra di trincea fatta di corse all’impazzata, lavoro, impegni e rifornimenti ai box per tirare il fiato.

Tirò giù le serrande, regolò la radiosveglia e spense la luce. Con tutto quello sbatacchiamento d’acqua non sarebbe stato facile addormentarsi. Accidenti alla pioggia e a tutto la sua inutile umidità, imprecò infilando la testa sotto il cuscino. Ci manca solo di passare la notte in bianco, con tutto quello che c’è da fare.

Vaìa