Dove andrei e dove vado

Il 12 maggio si tiene l’inno all’ipocrisia italiota del Family Day "clericofascista" (come avrebbe detto qualcuno moooooooolto più lucido di chiunque di noi). Non commento la manifestazione e non la linko per ripicca, anche perché non essendo un fine analista ma un fiorentino incline alle facili incazzature temo che mi verrebbe naturale tirar fuori il panchetto da comizio e insultare un po’ di gente. A partire dei nostri nuovi amici del Margheritone (aka "Partito Democratico") che si affannano a dimostrare ogni due minuti tanto rispetto verso i baciapile.

Segnalo però dove andrei io se potessi: alla contemporanea Giornata dell’Orgoglio Laico di Roma, in piazza Navona. Organizzata dai sempre più simpatici Radicali (io questi li voto prima o poi) e dall’Associazione Luca Coscioni. Anche se, come dire, mi pare che ogni volta tendano a esagerare un po’ nei toni. Sarebbe bastato chiamarla giornata della Repubblica o dello Stato. Che sono laici e di tutti per definizione.

Non c’è niente da essere orgogliosi nel professarsi rispettosi di ogni esigenza o diritto umano. E’ un comportamento assolutamente naturale e ovvio per il mio modo di vedere. Sono gli altri che svaccano con il fanatismo. Perché chi considera degni di essere scomunicate le donne che abortiscono, senza almeno fare una qualche distinzione fra le mille e mille sfaccettature del fenomeno, mi fa francamente sgranare gli occhi per l’incredulità.

Segnalo anche dove andrò di sicuro, almeno in mattinata: al Litcamp di Torino. Giornata di incontro fra letteratura e Web che si tiene al Circolo dei Lettori di via Bogino (fortunatamente lontano dal carnaio di una monotona Fiera del Libro). Se venite ci vediamo là… Io sono quello bello, affascinante e ricco di talento vicino ad Axell… emoticon

Il bannerino? Eccolo…

 

Vaìa 

Da Fnac

Il buon Suzukimaruti con l’espressione stupita di fronte a uno degli errori di stampa più macroscopici della storia umana.

Le cose sono tre:

  • il nome vero del Capitano è quello e ci siamo tutti sbagliati per anni (compresa wikipedia)
  • chi ha fatto la copertina è un idiota e chi l’ha approvata un pazzo
  • l’autore della svista ha decisamente meno di 30 anni (ma ciò non lo giustifica, anzi)

Capitan HERLOCK? Ma dico, siamo impazziti?

Vaìa

Un palazzo vicino al fiume

Oggi qualcuno mi ha detto che le persone possono anche essere dei posti, dei luoghi fisici. Senza l’ansia di passare, muoversi, trasformarsi. Uomini e donne come palazzi, come piazze, come montagne. Posti del cervello o del cuore, facilmente raggiungibili o nascosti alla vista.

Mi dicono che sono parole di Baricco. E in effetti è una visione molto baricchiana, questa. Sufficientemente studiata da apparire naturale e spontanea. Però mi è piaciuta, anche perché il grande ne sa di trucchetti per costruire castelli di frasi impeccabili.

E allora in questi giorni di pensieri in corsa, con poco tempo per fare le cose che la vita reale mi pone davanti fra lavoro, famiglia, commissioni, secondi lavori con le stelle e pochi momenti di relax… In questi giorni di stupore per chi ha tanto di quel tempo da sprecare da riempirlo di impegni inutili da raccontare su Twitter e per chi ne ha talmente tanto in più da andarseli perfino a leggere… In questi giorni di sonno arretrato e migliaia di particolari da curare, mi sono chiesto: che posto sono io?

Tralascio il "bho!" che mi è venuto subito spontaneo… perché sforzandomi appena mi sono reso conto che mi piacerebbe essere un palazzo in riva al fiume. Non troppo facile da raggiungere, abbastanza isoltato da tener lontano i perditempo. Magari anche con un bel cartello tipo "attenti al cane" o robe così. Un posto dove non si capita per caso, ma solo se sai cosa stai cercando. Un posto da "intenditori", insomma.

Non sarebbe male essere un posto così. Color terra di siena e col sapore di polvere di pietra e vento che ha la mia città. Silenzioso, solare, alberato. Solo al pensiero mi viene voglia di tornarci, anche perché io lo conosco bene e nella mia memoria mantiene un posto fra i ricordi più preziosi. Di quando le cazzate si scrivevano solo nei diari e si aveva vergogna e metterle in pubblico. E gli amici, se non rispondevano al telefono o al campanello, non si aveva davvero idea di dove diavolo potessero essere finiti.

Sono esistiti davvero tempi e posti così, anche se pare impossibile. Mi piacerebbe riuscire ad esserne uno, almeno per un po’, ogni tanto. Se ci riuscissi, di certo non lo andrei a spifferarlo ai quattro venti tanto facilmente. Mi spiacerebbe che qualcuno con troppo poco da fare se ne interessasse. Ci metterebbe un bel social tag sopra e mi geolocalizzerebbe subito. E addio pace.

Vaìa

Ci son preti e preti – Precisazione post concertone 1° maggio

Strano paese il nostro.

La mafia calabrese devasta una cooperativa agricola creata da Libera di Don Ciotti e nessuno – mediaticamente o politicamente – dice nulla.

Qualche idiota manda un bossolo allo squadrista della CEI per ricordargli che la sta facendo fuori dal vasino e tutti a fare a gara a chi chiede scusa meglio (e per primo).

< precisazione post concertone 1° maggio >
Qualcun’altro critica la Chiesa perché concede i funerali religiosi a Pinochet e non a Welby e gli danno del “terrorista”. Come quelli che si fanno saltare in aria nei bar, per intenderci.
< / precisazione post concertone 1° maggio >

Strano paese il nostro… Se fossimo in Svezia.

Vaìa

In fondo al tunnel

A sei mesi dall’operazione vedo finalmente una luce in fondo al tunnel della mia disavventura podistica. E sono tanto soddisfatto da postare via N80 perfino dal mio posto senza internet sul mare di roma. Ieri ho corso per la seconda volta in una settimana (la prima non l’ho raccontata x scaramanzia).
Niente di che… Ritmo blando e solo per 35 minuti. Ma oggi il ginocchio tiene. Nessun dolore, minimi fastidi. Come prima del fattaccio. Mi dico “pazienta, non rovinare tutto, vacci piano” ma avrei voglia di non fermarmi più. Nuoterò ancora molto, e servirà da morire farlo. Ma almeno non mi sentirò più un ex runner, come ormai temevo. E non sapete che sollievo sia. Solo una domanda. Dimmi ortopedico… Che cazzo mi hai fatto operare a fare? (il mio x la cronaca ha risposto: sempre meglio metterli a posto i menischi, solo che non sempre la risonanze mostrano x bene la situazione. Sarà…)

Vaìa

Antò, fa caldo!

Fa caldo. Non è una novità, anzi. A quanto pare ci dovremo abituare e ancora di più dovranno farlo i nostri figli, a cui lasceremo in eredità oltre al partito democratico anche un clima da repubblica delle banane. E non mi riferisco soltanto alla politica, purtroppo.

Nei giorni scorsi leggevo della gravissima situazione australiana, dove già si ipotizza di dislocare l’esercito per difendere le poche risorse disponibili. Dopo sei anni di siccità ininterrotta ci si affida alle preghiere, altrimenti a quanto pare non ci sarà nemmeno acqua per lavarsi.

Ora, non voglio fare polemiche. Pure se avessero aderito al trattato di Kyoto (sono gli unici "grandi" a non averlo fatto oltre ai soliti Usa) probabilmente le cose nell’immediato non sarebbero cambiate. Forse però sarebbe stata una reazione un po’ più razionale rispetto a quella di invocare la Madonna.

A Roma, dove mi recherò mercoledì per un mini ponte lontano da Internet (sì, lo dico per mettere le mani avanti), sembra che a fare un tuffo nella fontana di Trevi ci stiano pensando un po’ tutti, non soltanto la quarantenne milanese e svalvolata di qualche giorno fa. A precisa richiesta di informazione meteorologiche fatta a mio suocero la riposta è stata: "Fai un po’ tu, qua [a Lavinio, ndr] c’è gente che fa il bagno".

Almeno un lato positivo c’è. Per una volta eviterò di fare il nordico che si sposta verso sud convinto che anche là, per qualche motivo, ci siano le nevi eterne. Una sorta di Totò e Peppino al contrario… che poi si rtirova puntualmente con una valigia strapiena carica di maglie e felpone che non userà mai (come è accaduto una settimana fa a Firenze, per l’appunto).

Quando torno spero almeno che sia piovuto un po’, qua e in Australia (NON A ROMA, CAZZAROLA!). Sono certo che a mente fredda i nostri amici canguri potrebbero perfino smettere di invocare i santi e incomincere a darsi da fare per migliorare un po’ la situazione di tutti. Che ne so… magari iniziando a firmare qualche protocollo in più e consigliandolo agli amici. Vero Giorgino?

Vaìa

Incredibbile, amici!

"Incredibbile amici!". Lo direbbe il buon Altafini davanti a un’azione da gol come si deve. E di certo lo ripeterebbe anche Maurizio Crozza nella sua imitazione. Beh, anche se non lo avrei mai creduto, da martedì sera lo dico anche io. Ma mica per la mia Fiorentina (che fra parentesi ieri ha preso due pere da un Parma simil Brasile ’70)… No, per Claudio Baglioni!

Calmi. Restiamo calmi. Non sono mai stato un fan del Claudione nazional popolare amato da generazioni di nonne-mamme-figle (nonché da mia moglie), ma il suo concerto di martedì sera al Palaisozaki di Torino è stato davvero bello e coinvolgente. Premetto che non dovevo andarci, ma ho sostituito all’ultimo minuto un’amica di mia moglie caduta malata (non voglio fare insinuazioni…), giusto per non far zompettare da sola la mia signora al sesto mese di gravidanza (come ha fatto regolarmente, ma con me accanto).

Sconvolto dall’evento, stamattina mi sono scoperto perfino a cantare "Io ti voglio, quanto ti voglio, e non mi importa nulla di quel che hai fatto, se ci sei stata a letto" di ritorno dall’asilo del pupo. Quindi ho analizzato a mente fredda i motivi per cui mi sono lasciato trasportare tanto. Ecco i principali:

1) "Stop philosophy": per una volta il Baglionzo non si è lasciato trasportare nei suoi sproloqui filosofici. Ovvero in quei lunghi intervalli fra una canzone all’altra riempiti da frasi come "siamo ancora qua insieme da me a voi in questo viaggio chiamato vita, pieni di sogni, speranze, desideri. tutti insieme, ancora insieme, da noi a voi…" (da leggere con un tono fra il vellutato e il gattone in calore). C’ha fatto ricorso con estrema moderazione, insomma. E con estrema soddisfazione del sottoscritto, le cui pelotas si sono allungate senza ritegno in più di un’occasione

2) "Rock & roll, baby": sarà che a 56 anni suonati Baglioni sta vivendo una seconda adolescenza, ma la maggior parte dei brani è stata rivisitata in una chiave rock assolutamente irresistibile. Con schitarrate degne di Hendrix e batterie lanciate senza freni giù da una montagna. Niente a che vedere con il suo vecchio (solito) stile melenso a tratti insopportabile. E soprattutto senza arrangiamenti agghiaccianti in salsa rap. Che per esempio avevano massacrato una delle sue canzoni più belle (Poster) in concerti passati… Con tanto di cappellino – ORRORE! – calcato in testa al contrario. Come un qualsiasi tamarro o il prototipo del giovane concorrente di Genius.

3) "Timeless": e non mi riferisco solo alla sua carriera estremamente longeva, ma anche al fatto che ha suonato ininterrottamente (e sottolineo ininterrottamente) per tre ore filate. Nessuno stacco. Nessuna incertezza. Voce sempre al top (a volte un po’ troppo urlata, a dire il vero). Ha suonato tutto e di tutto. Mettendo insieme un repertorio sconfinato, bis compresi. Così che quando ha salutato e se ne è andato nessuno ha avuto il coraggio e la faccia da culo da mettersi a chiedere di più. Anche perché la maggior parte degli spettatori (nonne comprese) era stanca come lui a forza di cantare e saltare a tempo.

4) "It’s my life": alla fine il miscuglio di canzoni d’epoca che conoscevano anche i muri e di foto sulla carriera di Baglioni proiettate dai monitor sul palco mi hanno fatto un effetto strano. Quello cioè di far in qualche modo parte di quella storia, di esserci cresciuto insieme, di averla avuta come sottofondo delle mie vacanze, dei miei amori, delle mie avventure… Cazzo! Se c’è riuscito con me che l’ho sempre sopportato a fatica capisco bene le lacrime di commozione delle tante nonne-fan presenti con "marito morto a carico" (nel senso che sembrava imbalsamato sulla sedia, tanto era scazzato). Insomma, 10+ per il procurato effetto empatia, diavolo di un cantante dalle mille risorse markettare!

Insomma, grazie Claudione! Mi hai fatto passare un’ottima serata. Ho perfino canticchiato sottovoce e dimenato un po’ il piedino a tempo. Non l’avrei mai pensato. In fondo cambiere idea è una di quelle cose che danno più soddisfazione… o no? E poi vuoi mettere? Gorgheggiare come fai tu è fantastico: eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh eeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhh

Vaìa