60 secondi

Onna, Abruzzo. 6 aprile 2009

Un minuto prima dormi. I tuoi figli accanto. La casa. I tuoi oggetti, le tue cose.

Un minuto dopo non hai più nulla. Forse la vita, se va bene. Più spesso la disperazione, assoluta e piena, per ognuno dei giorni che ti restano.

Il terremoto dell’Abruzzo ha scritto in sessanta secondi mille storie di vita e di morte. Di speranza e di dolore. Mille storie che non riesco nemmeno a leggere sui giornali. Perché parlano della nostra paura più profonda. Della possibilità di perdere tutto senza alcuna possibilità di opporsi.

Del terrore di perdere un figlio, di doverne riconoscere il corpo. Di doverlo abbracciare per l’ultima volta e piangere per sempre.

Non viene nemmeno più la rabbia per le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte. Per le case di cemento armato che avrebbero dovuto essere antisismiche e che si sono accartocciate su loro stesse.

Per chi ha risparmiato sui materiali. Per chi non ha investito in sicurezza in zone che tutti sapevano a rischio. Per chi non ha fatto nulla dopo mesi di avvisaglie.

Irpinia. Umbria. San Giuliano. Abruzzo. Tutto si ripete uguale e tutto si dimentica. In questa merda di paese che siamo diventati e che in fondo siamo sempre stati. In questa Italia dalle mille piaghe aperte, che si disinteressa di tutto e maledice il destino. Ma mai se stessa.

Questo paese mai cresciuto. Che campa giorno dopo giorno alla meno peggio. In attesa della prossima scossa e di una nuova fila di bare. Allineata su un prato, in un giorno qualsiasi della nostra vita.

Vaìa

Hey? Sveglia!

Il caso, si sveglia dal coma dopo un mese sentendo le voci di Del Piero e Buffon
Gli fanno ascoltare un cd con le voci dei calciatori della Juventus e lui si sveglia dal coma. È successo a Viareggio. Claudio Fontana, 45 anni, era ricoverato in rianimazione dopo un incidente sul lavoro. Decisivo l’aiuto di Marcello Lippi, cui si era rivolta la moglie dell’operaio (per leggere)

Testimoni oculari hanno riferito anche le prime parole dello sventurato: “E basta cazzo!”

Vaìa

«Dio, perché il Besiktas?»

Se non ci fosse, dovrebbero inventarlo. Parlo ovviamente di Nicola Legrottaglie, che dalle pagine de “La Stampa” di oggi torna a predicare la sua visione della fede. Che è poi più o meno la stessa dell’Inquisizione nel 1200.

Ma leggiamo insieme alcune frasi fra le più belle. Io non commento, che poi mi scrivono che sono un infedele.

  • Gay: «Nella Bibbia c’è scritto chiaro e tondo che l’omosessualità, sia maschile che femminile, è peccato. Ma i gay fanno parte del mio prossimo e quindi li amo». Bontà sua.
  • Fecondazione artificiale: «Giocare al piccolo chimico con la vita, con quella parolina che spetta solo a Dio, mi fa molta paura». Diabolica provetta.
  • Politica: «Votai Berlusconi: mi era simpatico ed era presidente di un grande Milan». E ora gioca nella Juve, tutto torna.
  • Calciomercato: «Ho rischiato di finire al Besiktas. Nonostante la fiducia nei piani imperscrutabili del Signore mi chiedevo: “Ma perché proprio dai musulmani mi vuoi mandare?”». Dio-Moggi?
  • Schemi: «La fede va coltivata, lo spirito deve essere allenato, altrimenti per il Diavolo è facile insinuarsi e vincere. Il Male gioca in contropiede. Un cristiano di fede solida deve saper tenere alta la linea difensiva e lasciarlo sempre in fuorigioco». Sacchi Santo subito!

Ecco. Ho promesso che non commentavo e non lo farò. D’altra parte… che potrei davvero dire?

Chi volesse continuare a divertirsi può comprare la sua biografia: “Ho fatto una promessa” (PIEMME). Sennò, se giustamente volete tenervi i soldi per l’abbonamento al sito XXX-Oldiesbutgoldies.com allora trovatevi una copia de La Stampa in un qualsiasi bar (oggi forse anche in una qualsiasi Parrocchia) e andate a pagina 50. O qua, se proprio non volete sbattervi.

Amen… Ops, cioè… Vaìa

Sembra che sorrida

Giro nel corridoio. Giosuè mi aspetta proprio fuori dalla stanza. Ha il volto stanco, ma come sempre una espressione di beata serenità sul viso.

– Giosué! Sono venuto appena ho saputo. Me lo hanno detto solo ieri! Ma cosa è successo?
– Un incidente. Ha preso in pieno un tir che ha frenato di colpo in tangenziale
– O mamma mia!
– La sua macchina si è accartocciata come una scatoletta di tonno. Due del 118 sono svenuti solo a guardare.
– O Gesù!
– L’hanno potuto tirare fuori solo quando sono arrivati i vigili del fuoco
– O Madonna!
– Una lamiera di dolore, non so come spiegartelo altrimenti. Un cartoccio di sangue!
– O Maria, Maria, Maria!
– Lo so, è dura…
– Ma è tutto intero?
– Più o meno. Sono dovuti andare giù pesante con la fiamma ossidrica. Taglia qua, taglia là… Proprio intero non era…
– O vergine santissima! Ma ha perso i sensi?
– Ma no! Lucido dall’inizio alla fine. Si informava via via che tagliavano…  Loro lì con fiamma e seghetto alternativo e lui che chiedeva “Cheeee fateeeeee?”… Una scena tremenda, mi han detto…
– Ma vuoi dire che sentiva? Magari si era rotto il collo… Magari non sentiva nulla?
– Magari! Nemmeno per idea… Sentiva tutto! Tutto! Ogni più piccola vibrazione… ogni incisione! Ogni…
– O santa vergine delle rocce!
– Lo so… lo so… Dobbiamo farci coraggio.
– E in ospedale che han fatto?
– Che vuoi che abbiano fatto. Hanno raccolto i cocci e lo hanno rattoppato alla bell’e meglio…
– Ma sono riusciti a sedarlo almeno?
– Nemmeno per sogno… Urlava come un pazzo. Non gli trovavano la vena… Deve essere rimasta sotto al tir…
– O diavolo porco!
– Non potevano fare di più.
– E la morfina?
– C’hanno provato. Gli è venuto uno sfogo allergico talmente violento che l’hanno dovuto operare d’urgenza. Senza anestesia.
– E non ha perso i sensi?
– Niente! Lucido fino alla fine. E quanto piangeva!
– E poi?
– Poi l’hanno tenuto in ospedale per un mese. Ogni giorno gli cambiavano le bende e lo ripulivano dalle infezioni
– Pure le infezioni? O per la Madonnina santa…
– E già… Sai… le lamiere si vede che erano arrugginite… Perdeva pus come una fontana.
– O santo cielo! E adesso è a casa?
– Si. O meglio, quello che è rimasto di lui. E lo teniamo con noi. Sai… alcuni potrebbero dire che non è più vita la sua. Lui stesso ci ha fatto capire più volte che non ne poteva più… Soprattutto i primi tempi, in ospedale. Ma ora va meglio. Se ne è fatta una ragione. Ha perfino capito come comunicare con noi…
– Ma, come… Vuoi dire che è un vegetale?
– Quasi… Voglio dire… non può far molto. Ma è sempre cosciente. Sempre. A volte, quando lo guardo, anche se non ha più la bocca mi pare che sorrida. E’ così tenero…
– O benedetto il cielo!
– Benedetto davvero. La vita ci viene donata dal signore e non dobbiamo sprecarla. Anche se ci sembra insopportabile. Glielo abbiamo fatto capire, sai… Vuoi vederlo?
– Ecco… insomma…
– Non devi avere paura. Dai che entriamo e gli facciamo scambiare due chiacchiere al telefono con la sua ragazza…
– La sua ragazza? Ma perché è rimasta con lui?
– No, non ce l’ha fatta. Lui stesso l’ha pregata di rifarsi una vita prima di perdere l’uso della parola. Ma è bello vedere come riescono ancora a darsi coraggio l’un l’altra. Dei entra, vieni…

Si apre la porta. Guardo le pareti, piene di poster e crocefissi. Poi guardo il letto e mi si gela il sangue nelle vene. Fra le lenzuola c’è un braccio di Carlo. Guardo meglio, forse mi sono sbagliato… Ma il resto del corpo non c’è. Solo un braccio, con un tubicino inserito per l’alimentazione.

– Ciao Carletto? Come andiamo oggi?
– (sussurro) Ma può sentirci?
– Non lo so, ma perché non pensarlo? Parla pure a voce alta… Dobbiamo essere ottimisti e farlo sentire una persona normale. Dai che lo facciamo telefonare…
– Ma come? Cioè… Come?
– Così, guarda. È facile.

Giosuè prende il cellulare e compone un numero.

– Ecco Carlo… ti ho fatto il numero di Marta. Te la ricordi Marta, la tua ragazza?

Silenzio.

– Secondo me non può…
– Aspetta… Guarda! Attacco il vivavoce.

Il telefono è appoggiato fra le dita inerti del braccio. Si sente squillare fino a che dall’altra parte non risponde la voce di una donna…

– Pronto?
– …
– Oddio Carlo, ma sei ancora tu?
– …
– Ma la volete smetterla di chiamarmi? Mi fate paura! Io non posso parlare con un braccio! Non posso! Carlo, ascoltami…
– …
– Ma che sto dicendo? Giosuè… So che sei là che ascolti. Ho chiamato il nostro avvocato. Faremo di tutto per aiutare Carlo ad andarsene con dignità. Proprio come avrebbe voluto lui… Giosuè? Mi senti? Sei un maledetto maniaco! Gios…

Giosuè riprende il telefono e chiude la conversazione. Mi guarda sorridendo, come se niente fosse.

– Povera Marta. Non è ancora riuscita ad accettare completamente la situazione.
– In effetti… come darle torto.
– Non darle retta! Ma guardalo! Non ti sembra che sorrida? Io lo so che è felice dentro di se! Guardalo!
– Mah… Se lo dici tu…
– Ma certo che sorride! Ringraziando il cielo…

Giosuè rimette il telefono fra le dita di Carlo. Un po’ in bilico.

– Te lo lascio qua, va bene? Che so… magari vuoi chiamare qualcuno.
– Giosuè, ma come…
– E non essere tanto pignolo! A proposito, se vuoi fermarti fra una ventina di minuti arriva anche il parroco… Stiamo preparando Carlo alla messa di domenica. Lo portiamo dal vescovo, in Duomo.
– Guarda, grazie… Ma devo proprio andare…
– Capisco. Ma torna quando vuoi, così… Ah! Ma che sbadato che sei Carletto! Ti è caduto di nuovo il cellulare. Me lo vuoi proprio rompere, vero?
– Ma… io non credo che…
– No tranquillo, glielo dico solo per scherzare. Dai, ti accompagno… Che fra poco gli devo cambiare posizione sennò gli vengono le piaghe sul gomito.

Vaìa

Si muore una volta sola, Bellosi!

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Andrea Cambi. Ecco un altro che se ne va troppo presto.

Scommetto non lo conosceva nessuno. Era di nicchia. Ma bravo davvero.

Chi come me l’ha visto in tv nel mitico “Vernice fresca” anni ’90 (trasmissione fiorentina di Teleregione – mi pare – dove sono sbocciati Conti, Panariello, Pieraccioni, Ceccherini… Poi diventata “Aria fresca”) se lo ricorda di certo.

“Via, Bellosi. Mi faccia la cortesia. Si muore una volta sola!”.

Vaìa

E ora?

Walter si è dimesso. Stupendomi per dignità e carattere. D’altra parte che doveva fare… perdere davvero anche le elezioni da rappresentante di classe e quelle condominiali (vedi post subito sotto…)?

Onore a Walter, quindi. In un paese dove non si dimette più nessuno ha avuto il coraggio di farlo.

Forse anche per la nausea verso le correnti di un partito, il Pd, sempre più allo sbando. Per capirlo basta contare le correnti, ognuna capeggiata da un rappresentante di una nomenklatura che a dimettersi non ci pensa proprio:

  • A sinistra
  • Dalemiani
  • Parisiani
  • Bindiani
  • Lauci
  • Veltroniani
  • Fassiniani
  • Rutelliani
  • Lettiani
  • Popolari
  • Teodem (bleah!)

Adesso servirebbe una bella tabula rasa. Tanto con gente come questa, come diceva Nanni, non vinceremo mai. No, dico… i “parisiani”… Ma ci rendiamo conto?

Di questo passo berlusconi potrà condidare anche la sagoma cartonata di un qualsiasi esponente del pdl e vincerebbe lo stesso. Altro che il “figlio del suo commercialista”, che per l’appunto ha appena vinto in Sardegna.

Vaìa