Sul lago dorato

Avete mai sognato di lavorare tre giorni alla settimana in riva al lago? Se la risposta è no, allora per voi il post è finito.

Se invece è sì… Crepate di invidia. Da lunedì toccherà a me lanciarmi nel magico mondo delle ASL decentrate.

Che vi devo dire… Son contento e curioso di iniziare. Se volete venire a trovarmi scopriremo insieme i segreti dell’Omegna by night…

Due sole preghiere al Dio dei podisti e dei webbisti. Fa che ci sia una pista per correre lungo il lago e soprattutto consenti al mio modem umts della Tre di lavorare come si deve. Vi farò sapere se mi ascolta…

Vaìa

25 aprile

31 gennaio 1945

Miei cari,
nelle mie ultime ore è più vivo che mai il mio affetto per voi e voglio dedicarvi queste ultime righe. Il nostro comune nemico vuoi fare di me solo un triste ricordo per voi, per tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono bene. Mi hanno condannato a morte, mi vogliono uccidere. Anche nelle mie ultime ore non sono venuto a meno nella mia idea, anzi è più forte e voglio che anche voi siate forti nella sventura che il destino ci ha riservato. Datevi coraggio, sopportate con serenità tutto ciò sperando che un giorno vi siano ricompensate le vostre sofferenze. Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutilmente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un giorno il suo evento. Termino per sempre salutandovi e chiedendovi perdono di tutto ciò che ha potuto rattristarvi.
Addio papa, mamma, Ines, Anita, salutatemi Elio il giorno che lui potrà ritornare. Addio per sempre

Bruno

…

Edda
voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.
Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l’idea che c’è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l’idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell’amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda

Bruno Frittaion (Attilio), 19 anni. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato il 1f ebbraio 1945 nei pressi dei cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier.

Vaìa

Libertà di intelligenza

La vignetta incriminata

In Italia non è in atto un attacco alla libertà di stampa. E nemmeno un attacco alla satira. O meglio, non solo.

Nel nostro povero paese è in atto una guerra all’intelligenza. Un’offensiva senza precedenti contro chi si pone di fronte ai fatti con spirito realmente critico. Contro chi cerca di capire. Contro chi non elogia a priori perché c’è un’emergenza, ma anche nell’emergenza cerca la verità.

Contro chi di fronte al terremoto dell’Abruzzo non santifica Bertolaso, ma si chiede come mai viviamo in un paese dove si costruisce il cemento con la sabbia del mare, dove le case crollano a migliaia per un sisma tutto sommato non geologicamente catastrofico, dove si costruisce sulle zone sismiche in modo totalmente inadeguato.

Un paese dall’edilizia mai a norma, dove il governo fino a venti giorni fa pensava di poter rilanciare l’economia liberalizzando il settore edilizio e permettendo di aumentare gli edifici del 20% (le “cubature”) presentando una semplice autocertificazione del responsabile dei lavori: “Va tutto bene, siamo in regola. Tranquilli!”. E via col cemento. Sulle coste. Nei centri storici. Nelle aree sismiche. Roba che se non intervenivano a gamba tesa le regioni c’era solo da fare il conto alla rovescia prima del prossimo terremoto.

Un paese come questo dovrebbe essere grato a Vauro. Non censurarlo. Ma noi siamo l’Italia. Siamo solo capaci di piangere, proprio come i coccodrilli, dopo esserci scavati la fossa da soli.

Vaìa