È l’e-government, bellezza!

Visto che non mi rassegno a questa schifezza di sentenza sportiva e visto che con me non si rassegnano nemmeno i tifosi della [tag]Fiorentina[/tag] e le amministrazioni provinciali e comunali di [tag]Firenze[/tag] (che hanno già annunciato di ricorrere al TAR)… vi segnalo un’ottima video-ricostruzione dei presunti "favori" che la cupola di [tag]Moggi[/tag] ci ha fatto dopo che piegammo la testa (sempre a voler dar retta al teorema accusatorio).

Il video è realizzato da FlorenceTV, la Web TV della Provincia di Firenze, e presenta con chiarezza i fatti e i torti subiti, alternandoli alle accuse. Un bell’esempio di [tag]e-government[/tag] (altro che le registrazioni dei consigli comunali che van tanto di moda qua sotto la Mole… emoticon) che aiuta a capirci di più e che purtroppo, al pari delle altre prove e ricostruzioni video, la società gigliata non ha potuto far valere durante il processo. Perché le è stato sistematicamente impedito, così come è stato impedito alle altre società processate. E poi a raccontare il tutto c’è davvero un testimonial d’eccezione, sceso per una volta dal piedistallo di Piazza Santa Croce.

Insomma, ve lo ricordate o no che "fatti non fummo a viver come bruti"? Apriamo gli occhi, maledizione! Che il calcio non solo non l’hanno pulito, ma lo stanno sporcando – se possibile – ancora di più. Quando un processo viene montato e condotto su questi basi nessuno può gioire dei suoi risultati. Nemmeno se si tratta di mandare la [tag]Juve[/tag] in C2 e soprattutto se la squadra per cui si tifa, per quanto ricca di un glorioso passato, al momento conta come il due di picche a briscola. E ogni riferimento è puramente voluto.

Vaìa

Vergogna è fatta.

Arriva la sentenza della [tag]Caf[/tag]: [tag]Juventus[/tag] in serie B con 30 punti di penalizzazione, [tag]Milan[/tag] penalizzato di 44 punti nello scorso torneo e di 15 punti nel prossimo torneo in serie A, [tag]Fiorentina[/tag] in serie B con 12 punti di penalizzazione e [tag]Lazio[/tag] in serie B con 7 punti di penalizzazione. (Fonte: Fiorentina.it)

Vergogna è fatta. Ci hanno messo nella stessa serie della Juventus quando anche un solo punto di penalizzazione sarebbe stato un’offesa. Non ho parole, ma da oggi smetto di essere un tifoso di calcio. Di questo calcio. La mia [tag]Firenze[/tag] e la mia Fiorentina le tengo nel cuore e a tutto il resto dedico il mio schifo.

Vaìa

Le SS di Davide

I [tag]nazisti[/tag], ci insegnano i libri di storia e le memorie di chi li ha combattuti (o che più semplicemente c’era e se li ricorda), erano solito ammazzare un diverso numero di persone per ognuno dei loro soldati uccisi.

Che so… Ammazzavi una trentina di loro in [tag]via Rasella[/tag] con una bomba? Bene, venivano chiuse alcune strade di Roma e zac! Trecento e passa civili venivano presi, portati alla [tag]Fosse Ardeatine[/tag] e fatti secchi uno a uno.

Oggi le cose non sembrano cambiate più di tanto. Con la differenza che in alcune zone del mondo non è necessario uccidere un nemico per provocare la sua spropositata reazione. Basta rapirlo.

Facciamo un esempio… Rapisci due o tre soldati israeliani per usarli come arma di scambio? Bene, partono soldati e caccia con la stella di Davide e bombardano [tag]Beirut[/tag] per giorni interi, distruggendo le sue infrastrutture più importanti (raffinerie, strade, ferrovie, aeroporti) e ammazzando decine di civili.

Per due soldati rapiti… Che per quanto ne sappiamo potrebbero pure essere ancora vivi (anche se ammetto che sarebbe un miracolo dopo queste belle trovate di ingegno israeliane). Due soldati rapiti contro decine di civili uccisi. Per non parlare dei danni materiali.

Forse perfino il concetto di "reazione spropositata" è insufficiente a rendere l’idea. Vogliamo parlare di follia? O dobbiamo pensare che sia il pretesto per spingere l'[tag]Iran[/tag] e la [tag]Siria[/tag] in una guerra che alcuni, dall’altra parte dell’oceano, sembrano molto desiderosi di conbattere?

Capisco, sinceramente, il senso di oppressione del popolo israeliano e la sua rabbia montata fino al punto di esplodere senza controllo. Ma se vogliamo uscirne serve almeno tentare un passo indietro. Da chi lo vogliamo pretendere? Da un branco di fanatici islamici che controllano il sud del Libano e a cui nessuno sembra poter mettere un freno o da una nazione che da più parti (a torto? a ragione?) definiscono democratica?

Vaìa

Mondiali e altre bazzeccole

Archiviati i Mondiali di calcio con una vittoria prevedibile e prevedibilmente sofferta, torniamo a occuparci di cose serie. Mercoledì pomeriggio prossimo torna "[tag]Calciopoli[/tag]" e la Caf deciderà della sorte di Juventus, Milan, Lazio e (ahimé) [tag]Fiorentina[/tag].

Come la penso io è presto detto. Delle prime tre non mi curo. Della mia Fiorentina posso solo dire che dopo aver riletto le intercettazioni e la ricostruzione dei carabinieri che seguirono per primi le indagini e quindi dei giudici sportivi, Borrelli prima e Palazzi poi, che hanno ottenuto gli atti dei Caramba, ma soprattutto avendo vissuto in prima persona le partite "incriminate" dei viola, da parte mia – dicevo – posso solo riconfermare la mia assoluta certezza che siamo innocenti come il giglio che ci rappresenta.

La ricostruzione fa acqua da tutte le parti (chi è interessato trova un riassunto dei 28 punti oscuri dell’accusa qua), basta pensare che gli accusatori han perfino sbagliato a calcolare la classifica avulsa che ci salvò alla fine dell’anno scorso, dicendosi convinti che il pareggio per 3-3 fra Lecce e Parma fosse stato studiato a tavolino per pararci il culo. Peccato che per rimanere in A quella partita non bastava, serviva pure il pareggio fra Bologna e Sanpdoria, match mai entrato nelle indagini. Il Lecce stesso, in vataggio per 3-1, smise di giocare permettendo il pareggio parmense. Allora dov’è il dolo, dove il trucco?

A sentire le intercettazioni audio pubblicate in questi giorni, poi, ci si rende conto che il tono dei discorsi fosse spesso a metà strada fra il vernacolo (in cui pare eccellere il vicepresidente Figc Mazzini, fiorentino a parole), la goliardia e la spavalderia. Come quando si parla con un collega e gli si vuol far intendere che è in nostro potere quasi tutto, dalla trombata facile con quella che piace a tutti e due alla conquista sicura di un avanzamento di carriera.

Eppure tanto è bastato per cacciarci in una situazione in cui tutto appare ormai possibile. Come anche un processo che si sta svolgendo con una fretta indiavolata e la certezza di una colpa che è tutto fuorché dimostrata. La scadenza non pare essere il rispetto delle difese (per altro attaccate sia dal procuratore Palazzi che dal commissario straordinario Figc Rossi), ma il rispetto dei paletti per le iscrizioni alle coppe europee. Così per far campo a chi non se lo è meritato sul campo (roma) e chi uscirà prima del primo turno (chievo) si mette a rischio la dignità e il portafoglio di società e persone.

Io aspetto mercoledì e non voglio amnistie. Mi accontento di veder provata la nostra innocenza. Anche un solo punto di penalizzazione sarebbe un colpo durissimo alla credibilità del sistema. So che queste parole potranno sembrare esagerate, anche perché a leggere dai giornali tutti sono messi sullo stesso piano. Anzi a volte viene da pensare che sia stata la Viola a indurre gli altri in tentazione. Eppure è così e se non fosse per il certosino – e assicuro parziale ma giusto – lavoro di quelli di Fiorentina.it nemmeno io avrei avuto modo di studiare le carte come si deve e di capire come stessero davvero le cose. E nemmeno di rendermi conto che le richieste di condanna che ci riguardano siano assolutamente spropositate rispetto al pur inesistente illecito, che – ricordo – per l’accusa è quello di aver chinato la testa chiedendo aiuto dopo un anno di torti arbitrali inflittici dalla cupola a causa della nostra lotta per una più giusta ripartizione dei diritti televisivi. Torti, sottolineo, per cui nessuno è sotto inchiesta.

In attesa del primo grado, un appello a tutti i tifosi granata. Non dubitate di noi e non metteteci alla berlina. Siamo gli unici che hanno pagato nel recente passato, insieme a voi. La mia fratellanza è già a grave rischio di scioglimento e dissoluzione, complici gli sfottò e i "serie b serie b" che ho ricevuto da alcuni granata. Ho sempre gioito e pianto con voi e rispettato i vostri morti e le vostre tradizioni. A smettere, però, ci vuol sempre poco. Non vorrei augurarmi davvero, un giorno, che qualcuno costruisca finalmente un supermercato sulle ceneri del [tag]Filadelfia[/tag].

Vaìa

L’anello

Adorava scavare buche nella sabbia. Al mare lo faceva sempre, fin da piccolo. Si metteva a non più di due metri dal bagnasciuga e ci dava dentro finché non spuntava l’acqua. Poi cercava di arginarne l’effetto distruttivo sulle pareti della piccola caverna che ne veniva fuori. Sempre inutilmente. Era una di quelle attività che non serviva assolutamente a nulla, salvo che a distrarre la mente con un compito impossibile. Come svuotare il mare con un secchiello. Un gioco innocente e senza senso. Un diversivo contro la noia.

Solo che questa volta tutto era andato in modo decisamente diverso dal solito. Se ne era accorto quando quella che gli pareva essere un sasso più lucido delle altre, una volta ripulita dalla sabbia e dal sale si era rivelata essere una pietra molto particolare. Un diamante o uno zircone, vai a sapere. Ma comunque qualcosa di incongruo. Fuori posto. Qualcosa di strano, come l’anello argentato (o era oro bianco?) che la sosteneva, e il dito candido, affusolato, assurdamente elegante con la sua unghia rosso fuoco, intorno al quale era avvinghiato. Senza più nessuna mano a sostenerlo.

Dopo esserselo rigirato qualche istante fra le mani, stando ben attento a non tirarlo fuori dalla buca, lo appoggiò nuovamente sul fondo. Non sembrava essere stato tagliato di recente, ma d’altra parte chi poteva saperlo? Non aveva mai visto un dito mozzato in vita sua. È solo che se fosse stato immerso per molto tempo là nell’umido forse si sarebbe dovuto decomporre di più. In ogni caso non se la sentiva di chiedere informazioni ai bagnanti. Comunque non gli faceva schifo. Anche perché dopo questa breve divagazione anatomica, la sua attenzione fu subito riconquistata dall’anello. Semplice ed elegante al tempo stesso. Sicuramente di valore, visto che la pietra era tanto grossa da fare a gara per rotondità con una delle nocche delle sue mani.

Cosa fare lo sapeva bene. Alzarsi, procurarsi un fazzoletto di carta o un asciugamano, avvolgerci dentro la sua scoperta e correre di filato dal bagnino per chiamare la polizia. Che si sarebbe occupata di transennare la zona, allontanare vecchiette curiose e bimbi vocianti, e darci dentro con domande, esami e perquisizioni. A lui per primo.

Per curiosità provò a sfilare leggermente l’anello. La pelle, dopo una stentata resistenza, si aprì come un frutto maturo, arrotolandosi su se stessa. A pensarci bene forse non era stato tanto recente, il taglio. Lasciò la presa di scatto e fece per alzarsi, vergognandosi un po’ del moto di repulsione che lo aveva preso alla gola senza preavviso. Dito e anello ricaddero nell’acqua sporca con un tonfo che sapeva tanto di medusa morta. Tirò su le gambe, incrociandole davanti allo scavo e si accorse delle prime piccole ma insistenti frane che da lì a poco avrebbero definitivamente fatto sprofondare di nuovo quella specie di reliquia fra sabbia e mozziconi.

D’un tratto far finta di nulla gli sembrò la cosa migliore. D’altra parte perché avrebbe dovuto rovinare il pomeriggio al grassone che se ne stava pancia all’aria ad arroventarsi il grasso, quando bastava aspettare qualche minuto perché il “problema” si risolvesse da solo? I bambini avrebbero potuto continuare a giocare con i loro camion di plastica simulando incidenti stradali e inondazioni improvvise. Nessuno avrebbe impedito alle mamme in attesa del loro “marito da week end” di continuare a fare le gatte morte con il bagnino e centinaia di cruciverba sarebbero stati compilati senza problemi fino all’ultima casella. Bastava aspettare.

Vincendo la ripugnanza tirò fuori il dito dall’acqua sporca. La carne rotta non faceva neanche più tanta impressione. Provò a sfilare ancora l’anello. Sarebbero bastati pochi millimetri e poi sarebbe praticamente venuto via da solo. Magari portava inciso sul lato interno il nome della proprietaria. Avrebbe potuto essere un indizio importante per la polizia. Pelle e carne si arricciarono ancora un po’ prima di cedere del tutto, accompagnando l’anello fra le dita, integre, del suo nuovo proprietario. Niente nome però. Né dediche o altro. Il metallo era opaco ma era sicuro che sarebbe bastato darci dentro nel modo giusto per farlo tornare lucido come appena uscito dall’orefice. Giusto per non perderlo se lo mise nella tasca del costume, mentre con l’altra mano riponeva quel dito sconosciuto sul fondo della piccola caverna da cui l’aveva salvato. Per guardarlo scomparire sotto una valanga di sabbia umida insieme a quel buco scavato con tanta passione. Prese un sasso bianco e piatto e segnò il punto esatto sulla spiaggia, per poterlo ritrovare senza problemi quando sarebbero arrivati gli agenti.

Qualche minuto più tardi si sedette davanti a un bicchiere di the ghiacciato. Da dove si trovava, un’elegante anche se rustica terrazza di legno vista mare, non riusciva neanche a immaginare dove fosse la sua rudimentale segnalazione. Sapeva bene, invece, dove si trovava l’anello. Ne soppesava il valore con il palmo della mano, con il cellulare inutilmente adagiato sul tavolino e il pensiero rivolto a quella sera e al compleanno di Carla, per il quale si era fatto ancora una volta trovare impreparato come uno scolaretto alla lavagna l’ultimo giorno di scuola. Si lasciò il pensiero alle spalle, afferrando il telefono e componendo il numero che si stava ripentendo mentalmente da qualche minuto. Era già la mezza passata, ma aveva avuto ragione a pensare che in certi posti c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti. Poteva chiamarlo senso del dovere o chissà cos’altro, ma era sicuro che presto avrebbe sentito qualcuno dall’altro capo del filo. Nonostante tutto, però, il “pronto” gli sfuggì fuori dalle labbra a un volume insolitamente alto.

- Buongiorno, mi dica…
- Sì, buongiorno… ecco… Mi chiamo Mario Forti, sono in vacanza per qualche giorno qui a Finale e questa mattina mi è capitato di trovare un anello nella sabbia.
- Complimenti! Una giornata fortunata.
- Ecco… sì. Solo che…
- Solo che si sente in colpa e vorrebbe restituirlo?
- In effetti.
- Ma lasci perdere! Se lo tenga, dia retta a me. Chi l’ha perso aveva soltanto da tenerlo ben stretto a sé, altro che!
- Se è per questo penso ci abbia provato…
- Dice? E com’è che ce l’ha lei adesso?
- Ecco… dovremmo chiederlo alla proprietaria, non crede?
- Ma certo! Facciamo così. Venga qui da noi stasera. Diamo un occhio al gioiellino e se ne vale la pena ci diamo una bella lucidata, lo mettiamo in una scatolina et voilat, come nuovo.
- Dice?
- Ma certo! Potrebbe persino regalarlo e nessuno se ne renderebbe mai conto.
- In effetti mi farebbe anche comodo…
- E mi dica, c’ha anche una pietruzza sopra?
- Veramente la chiamerei una piccola noce.
- Splendido! Allora bisogna fare un lavoretto come si deve… Costa un po’ di più me ne varrà la pena, dia retta a noi. La aspettiamo!

“Perché non dovrei farlo?”, pensò chiudendo la comunicazione. In fondo, chiunque lo abbia perso, adesso avrà ben altro a cui pensare. “Spero”, aggiunse fra sé. Chissà poi Carla come sarebbe stata felice quella sera. Non se lo sarebbe mai aspettato, neanche nei suoi sogni più proibiti. Un anello con diamante per il compleanno! (“E un ottimo modo per garantirsi un dopo cena coi fiocchi”). Poi si alzò, pagò il conto e rimise a posto le pagine gialle di Savona e provincia, che aveva lasciato aperto sul bancone, alla voce gioiellerie.

Vaìa

Piccolo dialogo senza significato

- Lavoro?
- Una merda.
- Creatività?
- Non pervenuta.
- Sport?
- Meglio lasciar perdere.
- Prospettive?
- Come?
- Prospettive… Voglio dire… come vedi il futuro?
- Prego?
- Ok… Ho capito. Fai così. Molla tutto due giorni e vai da qualche parte.
- E dove?
- Boh… in montagna.
- Odio la montagna d’estate.
- Allora al mare.
- Al mare?
- Al mare!
- Dici?
- Dico!
- E serve?
- A un cazzo, ma almeno ti distrai due giorni.
- Ok. A lunedì allora…
- A lunedì. A proposito… ricordati le Asics, almeno corri un po’ e ti sfoghi.
- Giusto! Allora ciao…
- Ciao, caro. Ciao!

Vaìa

Schiene dritte!

[tag]Ciampi[/tag] aveva ragione da vendere quando esortava i giornalisti a tenere la schiena dritta. Di sicuro non aveva ascoltato questa conversazione telefonica fra Bruno [tag]Vespa[/tag] e il portavoce di [tag]Fini[/tag], Salvatore [tag]Sottile[/tag].

Ma, diciamo così, come molti di noi… subodorava qualcosa.

(Fonte: Repubblica.it)
PORTA A PORTA
Il 4 maggio 2005 Sottile parla con il giornalista Bruno Vespa.

V: "Pronto?"
S: "Bruno? Salvatore"
V: "ehi"
S:"senti, come è strutturata la trasmissione?"
V: "e niente, dipende da voi"
S: "no, aspetta (…)"
V: "gliela strutturiamo, gliela confezioniamo addosso"
S: "che fai, fai una… una ricostruzione sui documenti che ci sono?"
V: "facciamo, sì"
S: "oppure fate (…)"
V: "no no, allora lo, ti facciamo, il Berlusconi in Parlamento
S: "Berlusconi in Parlamento"
V: "perfetto eh allora"
S: "Sì"
V: "come contraddittore?"
S: "eh, … non so, tu chi c’hai Fassino chi c’hai?"
V: "non lo so, no, uno che, che proponevamo noi se lui non hai niente in contrario sarebbe Rutelli"
S: "uhm"
V: "non gli va? (…)"
S: "non lo so, no.. . non lo so, aspetta un attimo"
V: "sento però dei cenni di assenso, da parte del tuo principale"
S: no, non senti nessun segno di assenso (….)
V: (ride)
S: siccome sa che tu sei un pessimo giornalista
V: e che, infatti. Allora chi… allora, che facciamo, proviamo con Rutelli?
S: Gianfranco. che dici Rutelli?
V: proviamo
S: proviamo a Fassino?
V: è che Fassino è venuto molto spesso, capisci? E’ venuto sempre lui
S: (…) uno vale l’altro mi ha detto.

Vaìa

ps- sia lode ai savoia per questo scandalo estivo fatto di pupe, mazzette e casinò!