Dagli autori di “Katana” e dagli sceneggiatori de “I 46″, il nuovo corto di Max Schiro.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=bXxfVDbZJV8&feature=player_embedded[/youtube]
Vaìa
Dagli autori di “Katana” e dagli sceneggiatori de “I 46″, il nuovo corto di Max Schiro.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=bXxfVDbZJV8&feature=player_embedded[/youtube]
Vaìa
- “Non farci caso. Sono fatta così”. Dice…
– Sì, come no…
– “Mi spiace per questo fraintentimento”, dice…
– Certo…
– Poi mi fa: “ma anche tu scusa, vorrai mica una storia seria subito…”
– Beh… Ha ragione
– “… dopo soli quattro appuntamenti?”
– Ah! Già quattro?
– Eh… E intanto, io: paga il ristorante, il cinema (due volte), la pizza, l’aperitivino (tre volte), le rose di quei cazzo di venditori di fiori che appena ti siedi con una ti martellano le balle… e perfino la sveglietta di Hallo Kitty!
– Ah…
– Gli dico: “ti piace la sveglietta di Hallo Kitty?” E lei, la maiala: “sì mi piace tanto come hai fatto a capirlo?”
– La sveglietta?
– La sveglietta, la sveglietta. Ti vendono di tutto ‘sti cingalesi. Hai provato a sederti in un dehor? Magari con una, metti pure con un cesso di donna che manco la toccheresti con la canna da pesca… 2 minuti di orologio… due! e…
– E?
– E inizia la processione: rose, collanine, cerchietti per i capelli e pure le svegliettine di Hallo Kitty. Che poi se non compri un cazzo fai pure la figura del pezzente. Tanto il cinema costa poco, no? L’aperitivo te lo regalano… Il ristorante è in offerta… Tanto sempre io pago!
– Dai, adesso non fare il pezzente! Chi vuoi che paghi, la donna?
– E no! Io, figurati. Però quattro volte siamo usciti, quattro!
– Bene, no?
– Non le ho mai fatto tirar fuori un euro. Che poi uno dice, dai che almeno si scopa. Non la prima, magari nemmeno la seconda. Ma la terza cazzo, la terza sì.
– E invece?
– Invece niente. Nada. Zero. Un bacetto sulla guancia a motore acceso e due paroline gentili…
– Fammi indovinare: “Mi sono divertita, sei proprio una cara persona, molto simpatica…”
– Ecco, Bravo! Proprio così. Capitato anche a te?
– Eh! A chi non è successo?
– Poi mi richiama… Mi manda uno di quegli sms tutto faccette con su scritto “Ci vediamo? Sono stata così bene”. E tu che pensi, eh? Che pensi?
– Che penso? Penso che si va a botta sicura…
– Eeeeeehhhhhhh, infatti.
– Beh, chiaro. Quarto appuntamento, ti cerca lei…
– Chiaro no? E invece no! Si paga l’aperitivo, il cinema, il panino dal trucido che all’una di notte fa tanto alternativo… e basta!
– Vabbè, ma allora!
– Ma allora vaffanculo, no?
– Beh, sì. Vaffanculo.
– Ma infatti gliel’ho detto.
– Glielo hai detto? Cioè… gli hai proprio detto: “ma allora vaffanculo”?
– Più o meno. Ho cercato di baciarla sotto casa sua, sempre a motore acceso, che non si sa mai. Mi son detto: male che vada si scosta e mi dà uno schiaffo.
– Ma infatti. Hai fatto bene… E lei?
– Si è scostata. E mi ha dato un buffetto…
– Ah…
– Allora gliel’ho detto.
– Cosa, esattamente.
– Che dopo quattro appuntamenti mi aspettavo che ci fosse dell’attrazione…
– Certo, dell’attrazione, si capisce…
– Che pensavo che lei fosse interessata… Voglio dire, dopo quattro appuntamenti in solitaria noi due…
– Giusto!
– Insomma… le ho fatto capire che non sono quel tipo di uomo che si fa prendere in giro. Che poi manco c’ho i soldi per farmi prendere in giro a lungo, ma questa è un’altra storia, mica gliel’ho detto!
– Meglio… Per la povertà hanno un fiuto bestiale…
– E allora se ne esce con sta storia del sono fatta così, sono complicata, è che ho molti interessi in giro, e non so ancora cosa voglio…. non so se sono pronta per una storia vera… non pensavo che tu la volessi…
– Dio, che palle! Ma quanti anni ha questa?
– 39
– 39… e ancora rompe i coglioni!?
– Eh… Comunque io non volevo una storia. Mi bastava anche meno, che so… Un bacio, la promessa di un amore possibile, la speranza…
– Una pomp…
– Minchia come sei! Eddai!
– Dimmi di no!
– Ma sì, che c’entra. Non che l’avrei rifiutata… Però , messa così… io ci sono rimasto male.
– E allora?
– Allora non la vedo più, vaffanculo!
– Fai bene.
– Vaffanculo. Son dieci giorni che non la sento e se mi chiama sai che le dico?
– Cosa?
– Le dico vaffanculo! Cos’è hai capito cosa vuoi dalla vita? Beh, io no. Vaffanculo.
– Bravo. Tanto è pieno il mondo di donne così…
– Ma infatti… E poi guarda… Io non…
(squillo di cellulare)
– O cazzo, è lei.
– Bene, diglielo allora.
– Ok, Ok. Glielo dico. Minchia duro, massiccio e incazzato. Pronto! Ah sei tu? Non avevo riconosciuto il numero…
– …
– No, io… perché?
– …
– Ma no, ho avuto un periodo pieno…
– …
– Ma no, ti dico… Non hai fatto nulla. Che c’entra…
– …
– Dai non dire così…
– …
– Dimmi… dimmi…
– …
– mmmmmmmm
– …
– Sì, ok. Ci può stare. Quando?
– …
– A che ora?
– …
– No, no, figurati. Adoro quel regista, lo sottotitolano sempre bene… E poi se piace a te…
– …
– Ok… Ciao…
– …
– Sì, sì stasera. No, non ho impegni, tranquilla. Ciao!
– Era lei!
– Ma va? E che succede stasera?
– Ecco…
– Intendo, che succede QUESTA sera?
– Questa sera c’è Shwatzenstov!
– Chi?
– Shwatzenstov… il grande regista bulgaro… sai quello del piano sequenza di 24 minuti sul panorama della campagna bruciata dalla guerra? Al Massimo c’è una retrospettiva che…
– Abbiamo il torneo di calcetto! Stasera dobbiamo giocare!
– Cazzo, il torneo!
– Sei il portiere!
– Ho capito, ma ci tiene tanto aquella rassegna… Sai che ha visto tutti i suoi film?
– No, non sapevo.
– Che fate… fate i turni?
– Dove…?
– In porta, dico… Fate i turni?
– Facciamo i turni? per forza che facciamo i turni!
– Oh, ma guarda che se non me la dà manco stavolta, mi incazzo sul serio, eh!
– Sì, sì, certo…
– Anzi, capace che se non sento la giusta atmosfera alle nove son là che mi cambio!
– Ti vedo già…
– Dai, scappo che ho solo tempo per una doccia… Ma guarda te lo garantisco… Se riesco passo da casa e ti do i guanti, ok?
Vaìa
Le foto, in bianco e nero, sono quelle di un funerale senza precedenti. Le persone, molte con il cappello in mano di fronte ai carri con i feretri, sono assiepate in piazza Castello. Alcune sono aggrappate ai lampioni, per vedere meglio. Di macchine neanche l’ombra, non è ancora tempo di ingorghi.
Piove. Fuori dal finestrino non si vede a un palmo. Valentino sorride della sua preoccupazione. “L’importante è che ci veda il pilota”, pensa. Le nubi nascondono la vista della collina, poco lontana. Il Capitano sente la stanchezza farsi strada dentro di sé e vi si abbandona sicuro.
Ancora immagini sbiadite, che scorrono lente. La coda dell’aereo spunta da un muro distrutto. Un enorme pneumatico, detriti di ogni genere. Fogli, bagagli, affetti, persone. I dettagli si perdono nella grana grossa delle foto di giornale. Ed è un bene, perché sarebbe troppo doloroso caricarseli sulle spalle e non lasciarli più andar via.
Valentino appoggia la testa sul sedile e socchiude gli occhi. Pensa già alla prossima partita. È una gara difficile, ma al Filadelfia sono gli altri che devono tremare. Con la cosa dell’occhio avverte un bagliore, l’aereo vibra in modo strano. Il buio lo accoglie come un padre premuroso, facendogli dimenticare paura e dolore.
Sul campo il Capitano si rimbocca le maniche della maglia. È il segnale della riscossa. Il simbolo di una volontà di vittoria che non conosce ostacoli. Una delle ultime foto lo ritrae così. Il sorriso generoso, le mani appoggiate sui fianchi e il pallone a pochi passi. Le braccia nude spuntano da una casacca che appare grigia scura. Ma che si intuisce color del sangue. E del vino buono.
Vaìa
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Otto anni passati invano. Altro che Beppe Grillo.
Vaìa
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=NiJfe30kEMo[/youtube]
“Katana”… Corto libero e improvvisato.
Vaìa

ROMA, 20 MARZO – Nella foto una panoramica del milione di persone in piazza per Berlusconi.
Vaìa
Alle cinque e un quarto di giovedì 11 aprile pomeriggio, con l’aiuto di un medico compiacente, il signor N. si fece mettere in coma farmacologico.
Era l’unico modo per prendersi una tregua dal mondo.
Niente più problemi economici.
“Ma, cazzo di fine ha fatto N.? Mi deve ancora duemila euro. Son mesi che lo cerco!”
“Eh, ma non lo sai? È in coma al San Sebastiano”
“Ma va? Che sfiga…”
“Eh… son tre mesi ormai…”
Niente più scuse da trovare per tagliare i ponti.
“Ma lo sai che non mi parla più? Lo sai che lo cerco e non mi caga?”
“Ma come, non te l’hanno detto?”
“Cosa?”
“È in coma da un paio di settimane all’ospedale”
“Sto stronzo, tutte le inventa”
Niente più problemi di lavoro.
“Ma dov’è quel documento urgentissimo sullo stato di avanzamento di Tanturli.it?”
“Ma chi lo doveva fare, N.?
“Già, è da ieri che lo chiamo”
“Beh, veramente è in coma da un paio di mesi”
“O cazzo! Se ne occupa lei Filetti?”
Niente telefonate inopportune. Niente mail delle balle. Niente sms, connessioni, pubbliche relazioni. Niente più discussioni inutili per ingannare il tempo e niente preoccupazioni materiali: lavorare, fare la spesa, mangiare, trovare il tempo per riposarsi.
Solo silenzio e pace. E comprensione universale. Non c’era più bisogno di scuse. Ogni problema svaniva come neve al sole di fronte a quel semplice dato di fatto clinico.
Dicono che il suo coma indotto fu il più lungo fra quelli registrati dalle statistiche, stabilendo un record che sarebbe entrato negli annali medici. Il professor A., ex compagno di infanzia, riusciva sempre a trovare una qualche complicazione che rendesse impossibile il risveglio.
Quando la sua permanenza in ospedale divenne ormai scientificamente insostenibile, N. fu risvegliato
La fortunata equipe medica che assistette all’evento era emozionatissima. N. aprì gli occhi sorridendo come un bambino. Mosse gli occhi tutto intorno a sé, fra mazzi di fiori e volti incuriositi, e chiese una cosa soltanto.
“Mi ha cercato qualcuno?”
Tutti risero di gusto, in quel giorno di trionfo della scienza.
Vaìa
- Non ci siamo.
– Cosa?
– Non ci siamo.
– Va bene, ma su cosa?
– Non ci siamo. Non ci siamo per niente.
– L’attacco? Lo posso cambiare, l’attacco. Parto con qualche numero.
– Ma no. Ma no.
– Sì, che poi volevo fare l’originale. Ma mi sa che son stato fumoso…
– Non solo.
– Ma torno con qualche numero! Un paio di percentuali…
– No, no…
– Senta, però così lei non è costruttivo!
– Costruttivo?
– Sì. Dovrebbe dirmi esattamente cosa c’è che non va.
– Esattamente, dice?
– Sì.
– Fa schifo tutto. Esattamente.
– …
– L’attacco. Lo svolgimento. La conclusione.
– Ah…
– Non c’è ciccia. Legga qua… Cosa voleva dire?
– Beh… Tanto per iniziare che questa piattaforma…
– Piattaforma? Siamo al porto? Trivelliamo petrolio?
– No, cioè… Volevo dire che facendo sinergie…
– Sinergie?
– Sì! La collaborazione fra alcune società consente di…
– Sinergie… Lo sai Moretti che fa quando sente certe parole?
– Chi?
– stciaf! –
– Faceva questo Moretti?
– Esattamente.
– Capisco.
– Fa male?
– Un po’
– Meglio. Così se lo ricorda.
– Magari riscrivo tutto.
– Magari.
– Magari punto sui numeri.
– Magari. Ma non garantisco nulla.
– Ok.
– Bene. Ora vada.
– Ok, vado.
– Vada, vada…
– Ah… e un cenno al trend del mercato ce lo metto?
– stciaf! –
– Capito. Magari già che ci sono gli dò anche una limatina, eh?
– Magari.
Vaìa