Archive for Ciao core!

Non sono nere solo le copertine

Lo è anche il futuro del nostro Paese. Grazie agli estremisti del pensiero unico. Dell’immobilismo morale. Delle scelte uniche e irrevocabili.

In questa Italia ce la faremo mai a governare. E per quel che vale mi sono anche stancato di rinfacciare qualcosa ai "puri & duri" da quattro soldi che ancora votano certi partiti. Tanto occupati nel guardarsi l’ombelico da farsi pugnalare alle spalle col sorriso, pur di giocare a chi ce l’ha ideologicamente più lungo.

Questa gente se li merita 100 anni di Berlusconi. Gli ultimi cinque, evidentemente, erano troppo pochi.

I milioni di italiani che nel frattempo dovranno tirare avanti a colpi di antiemetici, fra neofascisti ronde padane e vaticanismi rampanti, in fondo sono solo "danni collaterali" del loro ego ipertrofico.

Vaìa

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Finalmente…

… un’ottima notizia!

A proposito. Lasciatemi levare una soddisfazione…

CARDINAL RUINIIIIIIIIII? TIE! (da leggere con l’intonazione del grande Sordi di "Lavoratoriiiiiiii?")

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Fiiiiii-Fiiiiii-Fiiiiiiiiiiiiiiiiii

Perdonatemi la banale omatopea del titolo, ma il classico triplice fischio finale che segnala la fine delle partite è quello che meglio rende l’idea di questo momento calcistico sospeso a metà fra l’assuefazione al male (quello a cui siamo abituati ad accettare tutte le domeniche in svariate forme: razzismo, vandalismo, botte) e la sua concretizzazione, che ieri sera, a Catania, si è portata via la vita di un giovane commissario di trentotto anni, come da copione sposato e con due figli.

Sarò molto sincero. Io amo il calcio. Ci ho anche giocato tanto e se ho un ginocchio che mi fa penare è per una mia uscita dalla porta in anticipo su un giocatore scalcinato che quella sera ha deciso di non levare la gamba. Adoro il calcio. Ma come ha detto una volta Mazzone, anche nel mio caso quando inizia la partita c’è un tale, uguale in tutto e per tutto a me, che prende il mio posto. Solo che non è l’equilibrato esponente di una cultura di sinistra fatto, per quanto possibile, di tolleranza, razionalità, logica e ragione. Non è qualcuno che si sforza di capire i diversi punti di vista dei fenomeni che lo circondano.

No, quando inizia a giocare la Fiorentina, il più delle volte quella persona urla, si incazza, prende a pugni il cuscino e si lascia andare alla blasfemia. Dà della merda all’arbitro e dei figli di buona donna ai giocatori avversari. A volte, voglio essere DAVVERO sincero, si è perfino sorpreso a soffermarsi sul colore di qualche giocatore avversario (tipo Vieira, soprattutto quando giocava nella Juve) reo di aver picchiato troppo duro uno dei nostri.

Sia chiaro. Quella stessa persona si pente abbastanza in fretta delle sue efferatezza. Ed è in grado di meravigliarsi per un gesto sportivo fato a danno della propria squadra ammettendone la sua meravigliosa e poetica bellezza, che è la quintessenza stessa del calcio. Il tocco di poesia, raro e prezioso, che giustifica anni e anni di squallide partite a lanciare il pallone in tribuna. Che ne so, quando Del Piero ci fece quell’incredibile gol (nel 1994), toccando il palone di volée con Toldo in uscita e sancendo la vittoria della Juve in rimonta sulla Fiorentina… non la presi bene. Mi girarono le scatole per mesi. Ma, lo ammetto, fu una rete memorabile e bellissima. E anche Dio, la Madonna, Gesù e un’altra decina di santi che scesero subito dopo giù per sedersi vicino a me, la apprezzarono sinceramente (d’altra parte che Dio sia Juventino è un dato di fatto, se si guarda come va il mondo…).

Perché confesso tutto questo? Perché racconto le mie metamorfosi in un simpatizzante di Forza Nuova a contratto determinato di 90 minuti? Perché comunque ho ben fisso nella mia mente che esiste un limite, quello he divide una partita di calcio dalla vita reale. Un limite visibile soltanto per i due tempi canonici (salvo supplementari e rigori, s’intende) ma che personalmente non ho mai neanche pensato di superare. Un limite che non è stato valiato ieri sera e nemmeno qualche giorno fa, con il dirigente ucciso a pugni negli spogliatoi di uno stadio di infima categoria in provincia di Cosenza. Fosse così la situazione sarebbe molto meno incancrenita. Purtroppo questa è una storia fatta di lapidi che risalgono almeno a fine anni Settanta, con il razzo che si fece in volo tutto l’Olimpico per atterrare nell’occhio di Vincenzo Paparelli.

Adesso si parla di tenere fermo il campionato "fino a quando non ci siano le condizioni per tornare alla normalità". Benissimo, ma non si tratta di qualche giornata. Potrebbero volerci anni. Però iniziamo. Come? Ad esempio applicando le leggi che già ci sono. Prendiamo la legge Pisanu, la tanto idolatrata legge Pisanu, partita come panacea dell’hooliganismo italiano e trasformatasi in meno di un anno nella solita buffonata italiana. A cosa serve questa legge? A sapere chi c’è esattamente in ogni settore dello stadio, grazie a biglietti nominali e numerati. Perfetto, se sei in Inghilterra funziona proprio così. Se sei in Italia capita che superi il tornello e ti siedi dove cazzo ti pare. Così se lanci un razzo dalla Maratona, posto 2c, vanno ad arrestare la nonna del tuo vicino di casa.

Vogliamo leggi ancora più severe? Benissimo. Allora obblighiamo le società a gestire gli stadi, investendo in sicurezza. Pagano milioni di euro all’anno centinaia di inutili giocatori-divi, potranno ben devolverne il 10% nella sicurezza, per esempio organizzando quegli stewart (sempre sul modello inglese) che dovrebbero contribuire alla sicurezza. E poi basta con questa storia che nello stadio si entra con qualsiasi cosa (bombe carta, biglie, spranghe) e poi ti rompono le balle per un accendino (o ti fanno togliere l’unica cintura El Charro che hai mai posseduto in vita tua).

E soprattutto basta con questa "cultura ultras". Con questi tifosi di mestiere, con questa gente che evidentemente non ha niente da fare per dedicare la propria vita a una squadra di calcio. Basta con i loro rapporti malati con le società (biglietti in cambio di cosa, sicurezza?), con le loro trasferte organizzate da guerriglieri del nulla. La loro filosofia da quattro soldi, sia di sinistra (anche se son pochi) che di destra (che sono i più). Dai "romanisti ebrei" dei laziali alle scritte "uno di meno" o "Giuliani vendicato" che sono comparse oggi a Livorno. Che perfino Giuliani tornerebbe in vita, ne son sicuro, per spaccare l’estintore in testa a chi le ha spruzzate sul muro.

Basta con le domeniche dai treni fatti a pezzi dagli autogrill presi a sassate dai pulman. Basta con le armi nascoste dentro gli stadi mentre si prepara la coreografia per la domenica successiva. Basta con gli arbitri che dovrebbero sospendere le partite al minimo segnale di pericolo o razzismo e non lo fanno mai cadesse il mondo, come ieri appunto.

E basta anche il contorno schifoso di chi governa il baraccone in modo indecente. Basta con dirigenti Figc, Coni, Lega che per decenni hanno avallato tutto questo spargendo solo parole di circostanza sui morti. Basta con società che non falliscono mai anche con montagne di debiti (Roma, Lazio, Parma…) e altre che spariscono per 100 euro (Fiorentina e Torino). Basta con squadre che non retrocedono mai sennò si bloccano i traghetti (Messina). Basta con campionati a 50 squadre, diritti televisivi solo per i più forti, debiti spalmati per i prossimi trent’anni (ancora Lazio) sennò i tifosi si arrabbiano. Basta con Guidi Rossi paladini della giustizia, che partono per sanare il pallone, distribuiscono sanzioni e poi entrano nel CdA di chi hanno premiato con uno scudetto (Inter).

E basta con i giocatori che si buttano a terra e pare che muoiano, salvo ritirarsi su al volo se vedono che gli altri se ne fottono e partono in contropiede. Basta con i giornalisti da supermegamoviolone che a "guardar bene da questa angolatura ripresa da sotto il tombino di irrigazione di San Siro era rigore come ha fatto l’arbitro a non vedere sicuramente l’han pagato". Basta con le chiacchiere da bar tirate avanti fino a notte, per cercare lo "sgoop", l’errore. Per pietà… basta.

Facciamo come Arnaldo Cezar Coelho, l’arbitro brasiliano della finale di Madrid ‘82. Fermiamo il pallone mentre è ancora in gioco, a metà di un passaggio. Portiamolo via ai giocatori, al pubblico, ai presidenti, ai giornalisti, al pubblico, a tutti… E solleviamolo a cielo, per metterlo in salvo. Con un bel triplice fischio a fare da contorno. Fiiiiii-Fiiiiii-Fiiiiiiiiiiiiiiiiii. E tutti negli spogliatoi a farsi una bella doccia fredda.

Vaìa

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Mi son fatto tutto da me…

Presentata a Milano una mostra sulla merda e gli stronzoli.

Nella foto l’assessore comunale alla cultura Vittorio Sgarbi (al centro, fra alcuni colleghi).

Vaìa

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Testimonial e premi Nobel

Yunus sorridenteBuone notizie per tutti coloro che, come Bob Hope, pensano che una banca sia un istituto che ti presta soldi solo se puoi dimostrare che in fondo non ti servono. È il momento di cambiare idea… Perché mentre c’è chi cerca improbabili testimonial per campagne virtuali sulla lotta alla povertà (sono testardo e rancoroso, lo so), c’è un banchiere che la povertà la combatte davvero, con le armi dell’economia e della finanza, oltretutto.

Sto parlando del bengalese Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e realizzatore pratico del concetto di microcredito. Una personcina niente male, che ha avuto un’idea rivoluzionaria: a certe latitudini del mondo basta poco per avviare una propria attività e uscire dalla condizione di povero fra i poveri. Bastano pochi dollari. Perché diavolo deve essere così difficile ottenerli?

Grazie alla sua intuizione, che ha contribuito a cambiare perfino a cambiare alcune strategie nell’erogazione del credito da parte della Banca Mondiale, oggi qualche un paio di milioni di persone in più nel mondo (oltre il 90% delle quali donne) ha potuto avanzare qualche gradino nella scala sociale, potendo prendere in prestito quei pochi dollari necessari, che so, ad avviare un’attività di tintoria a basso costo.

Attenzione! Stiamo parlando realmente di pochi dollari (in media 309), spesso di pochissime decine di dollari, che le persone prendono in prestito (stiamo parlando pur sempre di una banca, per quanto unica) e che restituiscono nella stragrande maggioranza dei casi (98%!). Come a dire che quando l’esigenza spinge davvero si bada al sodo, mettendo a frutto ogni singolo centesimo che si ha a disposizione (ecco una teoria che i creativi della finanza made in Parmalat o Cirio non hanno mai voluto imparare).

Ebbene, e stringo, se parlo di questo rivoluzionario delle cambiali è perché è di oggi la notizia che ha vinto il premio Nobel per la Pace. Le motivazioni, per chi ancora non le avesse intuite, sono chiare: «Attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo».

Così, mentre l’Onu spenderà soldi in campagne mediatiche con attrici ex truffaldine del Web (sono testardo e rancoroso, lo so, basta farmelo notare), qualcun altro continuerà a lavorare lontano dalle telecamere (tv o webcam, poco importa) e a cambiare davvero un poco questo porco mondo. Perché, come ha detto una volta Yunus, «in Bangladesh, dove non funziona nulla, il microcredito funziona come un orologio svizzero».

Per altre informazioni, non essendo disponibile in rete un articolo scritto dal sottoscritto per la rivista Amico, ecco le pagine di Wikipedia sul microcredito. Un lettura altamente consigliata.
Vaìa

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Schiene dritte!

Ciampi aveva ragione da vendere quando esortava i giornalisti a tenere la schiena dritta. Di sicuro non aveva ascoltato questa conversazione telefonica fra Bruno Vespa e il portavoce di Fini, Salvatore Sottile.

Ma, diciamo così, come molti di noi… subodorava qualcosa.

(Fonte: Repubblica.it)
PORTA A PORTA
Il 4 maggio 2005 Sottile parla con il giornalista Bruno Vespa.

V: "Pronto?"
S: "Bruno? Salvatore"
V: "ehi"
S:"senti, come è strutturata la trasmissione?"
V: "e niente, dipende da voi"
S: "no, aspetta (…)"
V: "gliela strutturiamo, gliela confezioniamo addosso"
S: "che fai, fai una… una ricostruzione sui documenti che ci sono?"
V: "facciamo, sì"
S: "oppure fate (…)"
V: "no no, allora lo, ti facciamo, il Berlusconi in Parlamento
S: "Berlusconi in Parlamento"
V: "perfetto eh allora"
S: "Sì"
V: "come contraddittore?"
S: "eh, … non so, tu chi c’hai Fassino chi c’hai?"
V: "non lo so, no, uno che, che proponevamo noi se lui non hai niente in contrario sarebbe Rutelli"
S: "uhm"
V: "non gli va? (…)"
S: "non lo so, no.. . non lo so, aspetta un attimo"
V: "sento però dei cenni di assenso, da parte del tuo principale"
S: no, non senti nessun segno di assenso (….)
V: (ride)
S: siccome sa che tu sei un pessimo giornalista
V: e che, infatti. Allora chi… allora, che facciamo, proviamo con Rutelli?
S: Gianfranco. che dici Rutelli?
V: proviamo
S: proviamo a Fassino?
V: è che Fassino è venuto molto spesso, capisci? E’ venuto sempre lui
S: (…) uno vale l’altro mi ha detto.

Vaìa

ps- sia lode ai savoia per questo scandalo estivo fatto di pupe, mazzette e casinò!

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Tabù

Oggi su Repubblica segnalo un interessante articolo di Miriam Mafai. Il titolo è eloquente: "Le parole tabù del centrosinistra". Che poi sarebbero tutte quelle che ci fanno correre il rischio di definire meglio la nostra posizione intorno alla felicità degli uomini. Pacs, gay pride, fecondazione eterologoga, eutanasia…

Tutti aspetti del vivere civile e personale che non solo non vengono affrontati dal punto di vista normativo (e quando questo accede era meglio lasciar perdere come la legge 40 contro cui l’anno scorso si è arenato il referendum abrogativo), ma dei quali in Italia non si può neanche parlare, perché dividono, fanno paura politicamente, fanno tremare le vene ai polsi di un governo la cui maggioranza è più risicata della mia speranza di vincere lo scudetto giocando da centravanti nella Fiorentina.

Però. Ecco. Queste sono tutte considerazioni di mero passatempismo (ovvero l’arte di passare il tempo rimandando ogni rischio) che a parer mio in un paese normale e in un centrosinistra normale meriterebbero un unico, solenne, clamoroso: ECHISSENEFOTTE!

C’è in Italia una parte politica trasversale che giudica l’embrione un essere vivene al pari del malato terminale sofferente a cui non si deve permettere di scegliere quando morire? ECHISSENEFOTTE! Facendo le somme l’altra parte del paese (o della coalizione) dovrebbe avere le palle per provare lo stesso a cambiare le cose.

C’è in Italia una rumorosa e falsamente etica parte politica trasversale che ritiene contrario alla morale che due persone che si amano e che non vogliono sposarsi possano vedere garantiti ugualmente i loro diritti? Come dite? Perché non si sposano in fondo c’è anche il matrimonio civile? ECCHISSENEFOTTE! Loro preferiscono così. Non credono in quella istituzione, ma solo nel loro amore. E tanto dovrebbe bastare per trattarli da cittadini come gli altri.

Così come per la donna che vuole avere un figlio naturale, anche se il seme non è quello del marito con cui vive. Così come per la coppia di malati genetici che preferirebbe che il loro figlio non dovesse affrontare malattie debilitanti o dolorose solo perché non hanno i soldi per poter fare una diagnosi preimpianto in qualche clinica di un paese più civile del nostro (cioé in tutta Europa o quasi).

CHISSENEFREGA! La vita è già così piena di ostacoli e dolori per la maggior parte delle persone che io semplicemente non riesco ad accettare che si possa con tanta ottusità da baciapile a tradimento ostacolare la naturale, umana, dolorosa ricerca della felicità. Che può passare dal un boa di struzzo usato per urlare la propria diversità a una cellula umana che resta congelata a casa del cervello atrofizzato di un vescovo prima e di un politico poi.

E se questa ottusità di pensiero mi fa schifo quando proviene da qualche esponente dell’Udc o di Forza Italia (gente che la felicità fa solo rima con conto corrente), mi fa doppiamente schifo quando proviene da chi ho votato. Basta vedere la levata di scudi che ha provocato Mussi quando ha tolto il veto italiano alla ricerca sugli embrioni in Europa. Sembrava quasi che fosse entrato in un asilo nido di Bruxelles armato di un’ascia a far strage di bambini indifesi!

Non sei gay? Bene, ma non ostacolarli se vogliono sposarsi. Mica sei obbligato a farlo tu!
Hai appena avuto il tuo quindo figlio perché scopi sempre e solo senza profilattico? Perfetto, congratulazioni. Ma perché non dovrebbe provare la stessa gioia anche l’uomo che non ha la stessa tua capacità riproduttiva? Dimmi un solo motivo, cazzo!
T’è andata bene perché quella macchiolina era benigna? Credimi, son felice per te. Ma non sarebbe anche il caso di pensare di fare un po’ di ricerca per capire se le staminali ti sarebbero potute servire nel caso che la prossima volta tu non fossi tanto fortunato?

La sola cosa che dovrebbe contare è permettere alle persone di avere almeno una possibilità di trovare nella propria vita la serenità che tutti meritano (oddio, anche Calderoli?). Parliamone. Troviamo il coraggio di essere uno stato normale, de-vaticanizzato, responsabile e adulto. Lo dico in altri termini, meno aulici e svolazzanti: Margherita? Udeur? LA FINITE O NO DI ROMPERE LE PALLE???

Sennò l’unica speranza rimane davvero una bella tirata d’orecchi europea. Insomma, lo vedranno o no che siamo incapaci di prendere decisioni serie? Lo vedranno o no che qua comandano i preti, anche se ormai la maggioranza degli italiani di quel che dice la Chiesa se ne "stracafotte la minchia" per dirlo alla Montalbano.

Ti prego, cara "unione europea allargata a venticinque", renditi utile. Oltre ai parametrici economici, rendi obbligatori anche dei parametri etici e morali. Lascia godere i benefici del mercato e della moneta unica solo ai Paesi che non hanno paura di essere davvero laici. Gli altri, abbandonali nelle grotte dove meritano di stare. Forse potremmo darci una mossa perfino noi italiani. Forse.

Vaìa

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La personale di Al Zarqawi

Non bastava la foto del morto. Nemmeno la sbornia mediatica. E neanche la retorica del "vincere e vinceremo!" Hanno voluto strafare e c’hanno aggiunto un bordo di legno dorato che è un inno al cattivo gusto. Un sovrappiù di oscenità.

Già me li immagino gli alti comandi USA a fare le prove… "Senza cornice io non vado in onda, non se ne parla", "Allora mettiamola marrone anticato", "No che deprime le masse!", "Meglio d’oro", "Sì, facciamoli crepare d’invidia quei pezzenti!".

E tutti giù a cercare un corniciaio. Che a Bagdad, poi, coi tempi che corrono non è proprio facile.

Vaìa

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