Archive for Calcio e dintorni

Lo so, son monotono


Ma permettetemi ancora questa chicca da "Quelli che… il calcio" (trasmissione che fra l’altro detesto e che non guardo da anni). Solo perché fra Ceccherini in studio e me a casa francamente c’era poca differenza. Anzi, Ceccherini si deve essere pure trattenuto parecchio visto che era in tv.

In ogni caso suggerisco di ascoltare l’ultimissima frase, proprio prima della fine del video. Come non condividere questa grande verità universale?

Vaìa

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Sì, va bene…

Il calcio è solo un sport.

In fondo abbiamo vinto una gara come tante altre, contro una neopromossa bollita e in crisi.

A pensarci bene le cose importanti della vita sono altre.

Sì, va bene… Va tutto bene.

Ma io stamattina sono felice come un bambino. M’importa sega di tutto!

Vaìa 

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Finalmente!

Il mondo è tutto viola, per una volta!

Dominare i gobbi a Torino per tutta la partita e batterli al 90° per tre a due, quando si perdeva due a uno… è meraviglioso!

Grazie davvero, banda di ragazzini terribili… Grazie!

Vaìa

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Dove sono finiti i superpoteri?

In vista del derby di domani c’è chi si scopre normale, vulnerabile, punibile. E non lo accetta.

C’è chi dimentica la propria storia (in certi casi gloriosa e in moltissimi altri sporca) e fatica se viene considerato "uguale a tutti gli altri", lui che era sempre quello "più uguale degli altri".

Dante ha scritto: "Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria". Altri (mi si perdoni l’accostamento) hanno scritto un’ironica lettera di solidarietà.

Io dico solo che un po’ meno di vittimismo e un po’ più di memoria non guasterebbe. Quando si lamentavano gli altri (quasi tutti) si soleva dire che "a fine stagione torti e vantaggi si equiparano". Magari con il sorriso un po’ strafottente di chi sa che non è vero.

Ecco, adesso ricordiamocelo un po’. A partire dai "nuovi" dirigenti e dai tifosi. Sennò si rischia di passare da piagnoni e da buffoni, e non è mai bello. Nemmeno per la cara, vecchia signora (maiala).

D’altra parte se nel 1998 cantavano così, un motivo ci sarà. O allora andava tutto bene?

Vaìa

(E adesso… Vai, Max… insultami pure)

 

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È morta la moglie di Cesare Prandelli, allenatore della Fiorentina.

Non voglio fare della facile retorica. Persone splendide muoiono in ogni angolo del mondo in ogni momento. Quello che voglio ricordare è il riserbo e la discrezione con cui l’allenatore della Fiorentina ha gestito tutta questa difficile situazione dal 1999 a oggi. Dall’abbandono volontario della panchina giallorossa nel 2004, per star vicino alla moglie che si era riammalata, fino alla scusa ufficiale della “colica renale” che l’ha tenuto lontano da Reggio Calabria per la partita di domenica scorsa.

Ne approfitto quindi per chiedergli idealmente scusa per aver bofonchiato alla vista delle discutibili scelte tecniche del suo sostituto. E per porgergli da questo mio piccolo e fiorentinissimo palco viola tutte le mie più sentite condoglianze.

Vaìa

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Sì, ok… va bene la Ferrari…*

… ma qua ci piace solo la Viola. Terza in classifica e inzuppata di italiani e ragazzini. Devo aggiungere altro?

Pazzini esulta dopo il gol dell'1-0 contro il Siena (ris. 3-0)

Vaìa

*Poi, vabbé, la rossa che si mangia Ron Dennis all’ultimo giro è da appluausi perenni. Ridicoli ricorsi compresi. Ma gli inglesi non erano i padri (o padrini) del fair play?

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Regole ed eccezioni

Il calcio in fondo ha poche regole. Molte sono semplici, essenziali. Ma una è particolarmente difficile: la regola del fuorigioco.

Non ho mai conosciuto una donna che la comprendesse, almeno alla prima spiegazione. Ma da un paio di domeniche (dal derby…) pare che vadano spesso in confusione anche gli arbitri (Attivo? Passivo? Ininfluente? Disturbante della visuale…?)

Sarà il caldo ancora presente su alcuni campi. Saranno i tempi barbari che viviamo. Sarà che han dato una mano di bianco al carrozzone, ma un po’ tirata via. Un po’ superficiale.

O piuttosto saranno quelle strisce. Sempre le stesse. Sempre uguali. Sempre ladre.

Vaìa

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L’urlo (di Gomma)

Fra un casino e l’altro (lavorativo, per lo più), pensavo oggi ai cinque più clamorosi urli calcistici che ho emesso in vita mia.

E non mi riferisco a quelle più o meno frequenti occasioni in cui si dà una qualche manifestazione di gioia esagitata. Ma a quei momenti di assoluta e bestiale trasformazione in un essere senza cervello e ritegno che solo il calcio può provocare in una persona mediamente acculturata e civilizzata come il sottoscritto.

Così li ho messi in fila e ho deciso di condividerli con voi. Se ne avete di clamorosi da raccontarmi, fatevi avanti.

V posto
Gol di Marco Nappi in semifinale Uefa 1989/1990, contro il Werder Brema (quella persa poi coi soliti rigatini maledetti). Non esistono video on line, ma l’azione è la seguente. Da calcio d’angolo per il Werder (siamo in Germania), un rimpallo lancia il Nappi in fuga solitaria per tutto il campo. Immaginatevi un omino (brutto) che corre come un pazzo con dietro tutti e dieci i giocatori avversari che mirano soltanto alle sue caviglie. Ma che arriva ancora abbastanza lucido da segnare il gol del vantaggio.

Io avevo 17 anni (Dio mio!) e ho urlato talmente tanto e tanto a lungo che ho perfino continuato a urlare mentre telefonavo a mio padre per condividere con lui quel beato momento di estasi. Chi all’epoca passava da via Domodossola (quartiere Parella, Torino) forse si ricorda le vibrazioni nel terreno e i lampadari dondolanti.

IV posto
Gol di Omar Gabriel Batistuta contro l’Arsenal a Wembley (Champions League 1999-2000). Un gol impossibile, di forza e precisione, per una vittoria che ci lanciò verso l’olimpo del calcio (anche se per poco). Eccolo:


Il gatto di mio padre è morto da qualche anno. Ma credo che abbia iniziato a star male per lo sfondamento dei timpani e lo shock che gli provocai per l’occasione.

III posto
E qua si entra nella zona calda, come si suol dire. A far bella mostra di sé è ancora il Re Leone di Reconquista, quando con una zuccata ben messa piazza la palla alle spalle di Peruzzi, lanciandosi in una corsa di gioia sfrenata, con mitragliate e chitarrine (stagione 1998-1999).

Il motivo? Beh, s’andava in testa alla classifica a +10 sulla Rubentus. Se non riuscite a gioire per questo è perché siete morti e non lo sapete (o perché siete gobbi, che è lo stesso).


II posto
La medaglia d’argento spetta senza dubbio all’urlo liberatorio seguito al temine della stagione 2004/2005, quella della salvezza raggiunta all’ultimo secondo dell’ultimo minuto dell’ultima giornata. Quando finì la partita della Fiorentina contro il Brescia (3-1) rimasi attaccato alla radiolina per aspettare la fine di Bologna-Sampdoria e Lecce-Parma.

Quando un’incredibile concomitanza di risultati ci permise di salvarci non riuscii più a trattenere la tensione, lanciando in aria occhiali e radio e prendendo a pugni i cuscini del divano. Urlando. Una scena indubbiamente triste, fortunatamente evitata a mio figlio dalle caritatevoli mani della madre (oltre che una prova provata di quanto fosse assurda la teoria secondo cui ci comprammo la salvezza a suon di telefonate moggiane ai vertici Figc, fra l’altro, ma questa è un’altra storia).

I posto
Medaglia d’oro e miglior urlo di sempre al gol di Fantini nello spareggio per la serie A col Perugia (2003-2004). Quando segnò di testa (su perfetto assist di Maggio) il Franchi esplose come una bomba Maradona nel Capodanno di Piedigrotta. Me compreso, che urlavo abbracciato a gente mai vista prima (e che mai più avrei rivisto) come se fossero (scegliete voi): la mia donna, il mio migliore amico, mio fratello, Batistuta o Monica Bellucci.


Quello che successe al fischio finale, beh… È meglio non raccontarlo. Piangevamo un po’ tutti come vitelli in un’orgia di zolle lanciate dal campo agli spettatori da alcuni ultras distributori di sogni e reliquie a poco prezzo.

I ciuffi d’erba di una di queste sono ancora nel mio portafoglio. Ogni tanto li guardo, e mi sento più buono.

Vaìa

Commenti (8)

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