In vista del derby di domani c’è chi si scopre normale, vulnerabile, punibile. E non lo accetta.
C’è chi dimentica la propria storia (in certi casi gloriosa e in moltissimi altri sporca) e fatica se viene considerato "uguale a tutti gli altri", lui che era sempre quello "più uguale degli altri".
Dante ha scritto: "Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria". Altri (mi si perdoni l’accostamento) hanno scritto un’ironica lettera di solidarietà.
Io dico solo che un po’ meno di vittimismo e un po’ più di memoria non guasterebbe. Quando si lamentavano gli altri (quasi tutti) si soleva dire che "a fine stagione torti e vantaggi si equiparano". Magari con il sorriso un po’ strafottente di chi sa che non è vero.
Ecco, adesso ricordiamocelo un po’. A partire dai "nuovi" dirigenti e dai tifosi. Sennò si rischia di passare da piagnoni e da buffoni, e non è mai bello. Nemmeno per la cara, vecchia signora (maiala).
D’altra parte se nel 1998 cantavano così, un motivo ci sarà. O allora andava tutto bene?
Vaìa
(E adesso… Vai, Max… insultami pure)