Ogni uomo ha un grido di battaglia. Nicola Stragaglia, detto Lino, parrucchiere di professione, non faceva eccezione. Te lo lanciava alla fine del lavoro, mentre ti svolazzava intorno con il suo metro e sessanta di statura, agitando uno specchio col retro di plastica bianca e mostrandoti la perfetta sfumatura della tua nuca. “Ec-co!” Il si-gnò-re è ser-vì-tooo!”, ti sillabava deciso con quel suo strano accento da pugliese trapiantato, pieno di vocali aperte come il mare delle Tremiti, prima di nascondere il vetro dietro la schiena con un gesto da prestigiatore.
Nicola ha sempre avuto un’età indefinita. Chi avesse voluto lanciarsi in una stima anagrafica non avrebbe trovato elementi sicuri su cui basarsi. I pochi capelli (un vero affronto per chi faceva il suo mestiere) erano bianchi, ma conservavano decise tracce del loro nero originario. Erano pettinati con uno sfrontato riporto e grazie a una formula matematica nota solo a lui coprivano in modo perfetto ed equilibrato tutta l’ampiezza del suo cranio.












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