Oggi sono 39. Un numero strano, di quelli che alla fine non vogliono dire nulla di preciso. Un numero che non è carne né pesce. Non ha la calda rotondità del 38, che sornione ti lascia ancora un po’ di tempo prima di fare cifra tonda, né la severa maestosità di un 40. Netto, inequivocabile. Un confine varcato per entrare (finalmente?) nella maturità.
Eppure, intanto, zitto zitto a 39 io ci sono arrivato. E se fino a pochi mesi fa ci pensavo con crescente scazzo, contando i peli bianchi e i capelli che teneramente mi salutavano dalla ceramica bianca del lavandino, adesso ci rifletto – lasciatemelo dire – quasi con stupore. E con una voglia pazzesca di correre verso quel confine che solo poco tempo fa mi faceva inorridire, come un ingiusto preludio di vecchiaia. E poi ancora avanti veloce, fino all’estremo limite della senilità.











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