Archive for Aprile, 2009

Erezioni europee vol. 2

A quanto pare delle quattro qua sotto hanno candidato seriamente solo la terza, quella con il bikini a righe, l’ascella finemente depilata e uno sguardo da gattona catatonica

Le altre tre o le hanno tolte in fretta e in furia o non ci sono mai state e tutti noi siamo leninisti assetati di sangue e manipolatori dell’informazione (sempre meglio che elettori del cavaliere).

Resta una chicca di realpolitik all’amatriciana la presentazione che il supercavaliere ha fatto della candidata letteronza:

  • l’ho conosciuta tramite Letta perchè è fidanzata con il figlio di un prefetto amico di letta: è laureata ed è bellissima

Traduzione: Dovevo un favore a un amico e in più è pure gnocca e con un titolo di studio (con cui oggi fatichi a fare l’interinale per 2 centesimi l’ora se non sei amica di un amico del presidente del consiglio, gnocca e magari pure un po’ … mi fermo qua per evitare querele).

Le altre comunque si consolino. Il bello della democrazia è che si vota spesso. Sono certo che avrete la vostra occasione…

Vaìa

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Erezioni europee

Eleonora Gaggioli

Eleonora Gaggioli - attrice di fiction

Camilla Ferranti

Camilla Ferranti - ex tronista di "Uomini e donne"

Barbara Matera - "Letteronza" e Annunciatrice Rai

Angela Sozio - ex Grande Fratello

Angela Sozio - ex Grande Fratello 2003

Ecco. Queste signorine potrebbero presto rappresentare l’Italia al Parlamento Europeo. E andiamoci piano a chiamarle “belle gnocche”, perché temo che si potrebbero avere anche problemi penali. Nel senso di codice penale.

E prima che qualche comunista si metta a urlare allo scandalo, vorrei citare quello che ha detto a questo proposito il nostro “Cavaliere Presidente tanto amato dalla Gggente”:

  • “Farò la campagna elettorale con a fianco queste cosiddette veline e loro parleranno insieme a me e diranno quali sono i loro titoli di studio e che cosa hanno fatto fino adesso”.

e ancora:

  • Voglio “rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni”

Quindi zitti e mosca, leninisti! Bellezza non vuol dire incapacità. E chi lo crede è una Nilde Iotti (lo dico alla maniera della Gialappa’s, in omaggio alla Matera). Io mi sono già adeguato. Adesso vo dal parrucchiere, mi pettino alla Costantino Vitaliano, mi carico di tatuaggi e mando un curriculum a Cicchitto, vediamo se mi prendono.

Ah… dimenticavo.

Signora Lario… invece che fare la povera derelitta costretta a subire le angherie del napolenonico marito… si informi. Dal 1970 in Italia si può divorziare. Prego si accomodi.

Altrimenti la smetta di riemergere dal “ciarpame senza pudore” ogni due anni per far bella figura, che non ci crede più nessuno.

Vaìa

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Quello che non c’era

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Niente da dire. Una bella canzone che avrei dovuto ascoltare molto tempo fa.

Scoperta grazie a Nadia. Insieme a molte altre cose, una più bella dell’altra.

Vaìa

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25 aprile

31 gennaio 1945

Miei cari,
nelle mie ultime ore è più vivo che mai il mio affetto per voi e voglio dedicarvi queste ultime righe. Il nostro comune nemico vuoi fare di me solo un triste ricordo per voi, per tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono bene. Mi hanno condannato a morte, mi vogliono uccidere. Anche nelle mie ultime ore non sono venuto a meno nella mia idea, anzi è più forte e voglio che anche voi siate forti nella sventura che il destino ci ha riservato. Datevi coraggio, sopportate con serenità tutto ciò sperando che un giorno vi siano ricompensate le vostre sofferenze. Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutilmente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un giorno il suo evento. Termino per sempre salutandovi e chiedendovi perdono di tutto ciò che ha potuto rattristarvi.
Addio papa, mamma, Ines, Anita, salutatemi Elio il giorno che lui potrà ritornare. Addio per sempre

Bruno

Edda
voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.
Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l’idea che c’è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l’idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell’amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda

Bruno Frittaion (Attilio), 19 anni. Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -. Fucilato il 1f ebbraio 1945 nei pressi dei cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier.

Vaìa

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Libertà di intelligenza

La vignetta incriminata

In Italia non è in atto un attacco alla libertà di stampa. E nemmeno un attacco alla satira. O meglio, non solo.

Nel nostro povero paese è in atto una guerra all’intelligenza. Un’offensiva senza precedenti contro chi si pone di fronte ai fatti con spirito realmente critico. Contro chi cerca di capire. Contro chi non elogia a priori perché c’è un’emergenza, ma anche nell’emergenza cerca la verità.

Contro chi di fronte al terremoto dell’Abruzzo non santifica Bertolaso, ma si chiede come mai viviamo in un paese dove si costruisce il cemento con la sabbia del mare, dove le case crollano a migliaia per un sisma tutto sommato non geologicamente catastrofico, dove si costruisce sulle zone sismiche in modo totalmente inadeguato.

Un paese dall’edilizia mai a norma, dove il governo fino a venti giorni fa pensava di poter rilanciare l’economia liberalizzando il settore edilizio e permettendo di aumentare gli edifici del 20% (le “cubature”) presentando una semplice autocertificazione del responsabile dei lavori: “Va tutto bene, siamo in regola. Tranquilli!”. E via col cemento. Sulle coste. Nei centri storici. Nelle aree sismiche. Roba che se non intervenivano a gamba tesa le regioni c’era solo da fare il conto alla rovescia prima del prossimo terremoto.

Un paese come questo dovrebbe essere grato a Vauro. Non censurarlo. Ma noi siamo l’Italia. Siamo solo capaci di piangere, proprio come i coccodrilli, dopo esserci scavati la fossa da soli.

Vaìa

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Sciacalli

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Concordo con il Governo, per una volta.

È assolutamente necessaria una legge ad hoc contro gli sciacalli.

Vaìa

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60 secondi

Onna, Abruzzo. 6 aprile 2009

Un minuto prima dormi. I tuoi figli accanto. La casa. I tuoi oggetti, le tue cose.

Un minuto dopo non hai più nulla. Forse la vita, se va bene. Più spesso la disperazione, assoluta e piena, per ognuno dei giorni che ti restano.

Il terremoto dell’Abruzzo ha scritto in sessanta secondi mille storie di vita e di morte. Di speranza e di dolore. Mille storie che non riesco nemmeno a leggere sui giornali. Perché parlano della nostra paura più profonda. Della possibilità di perdere tutto senza alcuna possibilità di opporsi.

Del terrore di perdere un figlio, di doverne riconoscere il corpo. Di doverlo abbracciare per l’ultima volta e piangere per sempre.

Non viene nemmeno più la rabbia per le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte. Per le case di cemento armato che avrebbero dovuto essere antisismiche e che si sono accartocciate su loro stesse.

Per chi ha risparmiato sui materiali. Per chi non ha investito in sicurezza in zone che tutti sapevano a rischio. Per chi non ha fatto nulla dopo mesi di avvisaglie.

Irpinia. Umbria. San Giuliano. Abruzzo. Tutto si ripete uguale e tutto si dimentica. In questa merda di paese che siamo diventati e che in fondo siamo sempre stati. In questa Italia dalle mille piaghe aperte, che si disinteressa di tutto e maledice il destino. Ma mai se stessa.

Questo paese mai cresciuto. Che campa giorno dopo giorno alla meno peggio. In attesa della prossima scossa e di una nuova fila di bare. Allineata su un prato, in un giorno qualsiasi della nostra vita.

Vaìa

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