Archive for Marzo, 2008

Partito democratico. Arrivato comunista

Uno ci prova. Si sforza di essere moderato, almeno un po’. Democraticamente, insomma. Approva Weltroni, ma anche Franceschini. Vuole lo stato laico, ma anche difende i diritti della Chiesa. È per gli operai, ma anche per gli imprenditori.

E soprattutto ha non sopporta di vedere quella carcassa della storia di Bertinotti nemmeno dipinto su un murales (ma anche Giordano).

Poi fa un test qualsiasi e risulta più a sinistra di Trotsky. Cazzo! Possibile che sotto sotto sto sempre qua a urlare che " io so’ communista cosììììììììììììììììììììììììììììììì"?

O magari è il test che semplifica troppo? Speriamo bene…

Vaìa

Commenti

Giuliano c’è. E ti guarda - Aka intervista “per la vita”

Ferrara è roso dai dubbi. O meglio, lo era. Un uomo stanco, angosciato, «diviso tra la voglia di portare in Parlamento la battaglia “pro life” e il timore di seppellirla per sempre con un insuccesso elettorale». A darci questa immagine di raro struggimento è il direttore di Panorama Maurizio Belpietro. Che dopo tante interviste in ginocchio ai grandi della terra, da Berlusconi a Cicchitto, nel numero del 6 marzo sembra aver inventato un nuovo modo di contribuire al dibattito in atto sulla legge 194, con l’intervista “per la vita”.

L’immagine che viene donata del grande ex comunista, poi socialista, poi baciapile a tradimento è quella di un uomo che dopo una grande battaglia morale con se stesso, grazie alla mail notturna di uno sconosciuto e valente collaboratore de “Il Foglio” ha deciso finalmente di sciogliere le riserve e di rispondere con un enciclico “sì” ai tanti inviti alla lotta che gli erano arrivati da più parti. “Famiglia Cristiana” e “Comunione e Liberazione” in testa.

Ma cosa è successo esattamente, si chiederà il lettore angosciato? «Come mi è stato insegnato – spiega il Giulianone nazionale – quando c’è un impulso di coscienza rettamente formato bisogna proseguire. Il mio si è formato in modo tortuoso, non religioso, ma è un impulso chiarissimo. Per cui, con cuore allegro, farò una campagna elettorale civilissima, senza fanatismi, imponendo
un tema». Una precisazione non da poco, visto il clima di questi mesi.

Ma andiamo avanti. I vescovi, meglio dirlo subito, con questo cambio d’umore non c’entrano niente. Anche se, come lo stesso Ferrara ammette e come un po’ tutti sospettavano, «ho ragione di credere che, pur senza farsi coinvolgere direttamente, l’esperimento di una lista su un tema generale e culturale come quello della vita ai vescovi non dispiaccia». Con moderazione, però. Senza fanatismi. Manca purtroppo la benedizione diretta di Papa Ratzinger, sostituito degnamente dall’invito ad andare avanti di Badget Bozzo. Anche se herr Papa, Giulianone l’ha incontrato eccome. E meno male che c’era Simona, la cassiera del bar, perché sennò  avrebbe rischiato di mancare «l’appuntamento con quella carismatica figura». Eh sì, perché mentre faceva colazione ignaro di tutto è stata lei a ricordargli che l’indomani il Santo Padre sarebbe andato in visita alla loro parrocchia. Simona, santa subito!

Toccato dal potere del Fato, anche Belpietro si ricorda di porre la domanda chiave. Ma tu, caro Ferrara, che sei nato in una famiglia “comunista così”, come avrebbe detto Mario Brega alzando tutti e due i pugni in aria, com’è che sei diventato tanto devoto? Silenzio in sala. Si torna agli anni Sessanta, nell’Italia allegra e semplice del boom. Con il piccolo Giulianino stregato prima dalla decappottabile di Paolo VI e poi, più cresciutello, da San Bonaventura. Trattenete le lacrime e leggete insieme a noi: «Un giorno, mentre tornavo da scuola con i libri sottobraccio, vidi Paolo VI. Allora non c’erano tutte le misure di sicurezza che ci sono oggi e ci si poteva avvicinare. Il Papa stava su una Mercedes nera, decappottabile, e mi fece molta impressione».

Come no, certo. Ma da qui a diventare crociati ce ne passa… «Ma tu non avevi un’educazione religiosa…», chiede astutamente Belpietro. «La mia era una famiglia di atei materialisti (che bello, ma allora esistevano davvero! Ndr) anche se i miei si erano sposati davanti al prete, perché in quegli anni la linea di Palmiro Togliatti era d’intesa con la Chiesa e il Pci invitava i suoi dirigenti al matrimonio cristiano. Però non aver avuto un’educazione religiosa è il mio cruccio. Ho scoperto tardi la teologia. […] Ho cominciato a leggere Itinerarium mentis in Deum di San Bonaventura a 17 anni». E così via, fra una rivelazione e l’altra, alla scoperta di un uomo ancora lontano da una conversione tradizionale («Ho fede nel senso che ho fiducia»), senza particolari bisogni di confessarsi e molto attento al senso del peccato.

Dopo queste righe edificanti sull’ex comunista rinato, passiamo al nocciolo della questione. Ed ecco lo scoop, anche Ferrara è passato fra le pieghe tragiche di un aborto e oggi ne è pentito. Ma queste sono questioni personali, sulle quali non bisogna indugiare. Torniamo allora al suo messaggio politico: «Al Senato votate chi volete, alla Camera scegliete una lista contro l’eugenetica e l’indifferenza morale verso il maltrattamento della vita umana. Se lo troveranno lì, il nostro simbolo, nella cabina elettorale: un po’come un occhio che ti guarda». Ferrara c’è, anche se non lo vedi. Gli manca solo il triangolo.

E se dovesse andare male, pazienza: « Sarò stato sconfitto io, non l’idea». Infine l’ultima confessione, molto utile in questi tempi di beppegrillismo esasperato. Qua nessuno vuol fare il politico, siamo costretti dalla missione. Perché, diciamo la verità, «mi piace discutere, far girare le idee, ma non fare il politico. Credo di non esserne neppure capace. Anzi, se non fosse la battaglia per la vita, non mi candiderei nemmeno».

Quando la religione entra in Parlamento, queste sono precisazioni da non sottovalutare. Lo specchietto per le allodole “moralmente attive” di un giornale che solo il numero prima liquidava tutto il dibattito sull’aborto con una copertina che era un esempio mondiale di banalizzazione. «A volte bastano 300 euro, i pannolini in regalo e un aiuto psicologico per non abortire». Un po’ di soldi e una pacca sulle spalle e la vita vi sorriderà, insomma. Starete mica pensando ancora da che parte stare?

Pubblicato anche su www.tirolibero.ilcannocchiale.it, l’osservatorio on line sul giornalismo che consiglio a tutti… 

Vaìa 

Commenti

Un po’ di rassegna stampa

Ecco l’intervista a Zapatero pubblicata stamattina da Repubblica. Il giornalista è il Direttore de El Pais (Javier Moreno) ed è un piacere leggerla per due motivi.

Uno, ma già lo sapevamo, perché Zapatero è uno che alla Chiesa non le manda a dire. Con rispetto, ma non le manda a dire ("Metterò i puntini sulle i ai vescovi").

Due, e pure questo purtroppo lo sapevamo già, perché il giornalista non è stranamente piegato a novanta gradi come spessa avviene da noi. Dove, in aggiunta, molti sono pure finti-baciapile come pochi.

Vamonos Espana!

Vaìa 

Commenti

Un po’ di luce! E se è artificiale, pazienza!

Sarà che dopo una 04-01 così così, Lost è partito alla grande anche in questa stagione, confermandosi in pieno con la 04-05 di qualche giorno fa.

Sarà che ormai siamo tutti partiti di testa (io per primo) e SE NON CI FANNO CHIARAMENTE CAPIRE QUALCOSA ENTRO BREVE DIVENTEREMO CAPACI DI TUTTO (qua nessuno si è dimenticato il piedone a quattro dita della prima stagione, che cacchio era???)!!!

Sarà che siamo pronti ormai a berci qualsiasi ricostruzione (alieni? paradiso o purgatorio? stanno sognando e poi si svegliano?)…

Ma non ringrazierò mai abbastanza il grande Pietro per aver linkato en passant queste paginette affascinanti, che parlano di viaggi nel tempo e disallineamenti universali.

Non sarà la verità vera. Magari l’avrete già letto tutti tranne io (fosse la prima volta). Ma a me in fondo pare tutto così plausibile, anche se incredibilmente contorto. E in fondo cosa può esserci alla base del successo di Lost se non un copione in fondo semplice e imprevedibile al tempo stesso?

Nel dubbio, una letta io l’ho data. E ora sono pronto ad accendere Azureus per la 04-06. Come ogni maledetto venerdì mattina.

Vaìa

Commenti (3)

Lo so, son monotono


Ma permettetemi ancora questa chicca da "Quelli che… il calcio" (trasmissione che fra l’altro detesto e che non guardo da anni). Solo perché fra Ceccherini in studio e me a casa francamente c’era poca differenza. Anzi, Ceccherini si deve essere pure trattenuto parecchio visto che era in tv.

In ogni caso suggerisco di ascoltare l’ultimissima frase, proprio prima della fine del video. Come non condividere questa grande verità universale?

Vaìa

Commenti (7)

Sì, va bene…

Il calcio è solo un sport.

In fondo abbiamo vinto una gara come tante altre, contro una neopromossa bollita e in crisi.

A pensarci bene le cose importanti della vita sono altre.

Sì, va bene… Va tutto bene.

Ma io stamattina sono felice come un bambino. M’importa sega di tutto!

Vaìa 

Commenti

Finalmente!

Il mondo è tutto viola, per una volta!

Dominare i gobbi a Torino per tutta la partita e batterli al 90° per tre a due, quando si perdeva due a uno… è meraviglioso!

Grazie davvero, banda di ragazzini terribili… Grazie!

Vaìa

Commenti (4)