Umidità
Dalla finestra guardava l’acqua scura precipitare sui tetti. Adorava quel suo rumore ritmico e tambureggiante. Fatto di gocce grasse che esplodono sui vetri, sui davanzali, sui tetti delle auto, sulle tegole.
Ogni volta che si scopriva a osservare la pioggia ripensava a quando era più piccolo, in quell’età in cui c’è sempre qualcuno che si prende la briga di preoccuparsi per te, in tutte quelle cose per cui vale davvero la pena di prendersela a cuore. Ricorda quando era sicuro che lavasse davvero le cose, lasciandole migliori. Migliori le strade, migliori i giorni da vivere. Sua madre glielo aveva raccontato e lui aveva ascoltato attento, annuendo, senza un solo motivo per non crederle.
Adesso si accontenterebbe di una blanda rassicurazione. Non di giorni migliori, ma anche solo della promessa vaga di minori incertezze. Di una pioggia che lo rasserenasse, per qualche minuto almeno. Che cercasse di lavargli via le tentazioni, le recriminazioni e i retrogusti di qualsiasi sapore (solitamente spiacevole).
In fondo ogni volta che piove ci si sente più nuovi. E si aspetta il sole come una meraviglia inaspettata. Chissà, pensò, per una volta potrebbe essere davvero così. Potrebbe anche darsi che quando le nuvole se ne saranno andate tutto sarà più chiaro e pulito. Come il tono di quel whiskey della pubblicità.
Che cazzo di pensiero! Non c’era verso di darsi all’introspezione, almeno per quella sera. La pioggia era solo acqua in caduta libera e il giorno dopo, sole o non sole, sarebbe stato esattamente lo stesso. Con le stesse recriminazioni, le stesse tentazioni e la stessa felicità dolorosa, da conquistarsi minuto dopo minuto nella solita guerra di trincea fatta di corse all’impazzata, lavoro, impegni e rifornimenti ai box per tirare il fiato.
Tirò giù le serrande, regolò la radiosveglia e spense la luce. Con tutto quello sbatacchiamento d’acqua non sarebbe stato facile addormentarsi. Accidenti alla pioggia e a tutto la sua inutile umidità, imprecò infilando la testa sotto il cuscino. Ci manca solo di passare la notte in bianco, con tutto quello che c’è da fare.
Vaìa




chissà chi sono ha scritto,
Aprile 2, 2007 @ 12:09
certo che questa pioggia può lavare via un pò di schifezze, forse se riuscissi a toglierti dalgi occhi quella patina marrone che non ti permette di vedere potresti goderti maggiormente le piccole cose che non sono per nulla scontate e potresti assaporare la pioggia, il sole, il feddo e la neve senza aspettarti che siano loro a farti modificare il punto di vista sulle cose….
Axell Weblog » Week end al borotalco e musica baffuta. ha scritto,
Aprile 3, 2007 @ 00:30
[…] Domenica, veloce giro a Biella da mia sorella (fa anche rima) e vorticosa performance nella ormai famosa autostrada Torino - Milano, trasformata in un videogame per autisti impazziti. Se penso che l’uscita di Santhià è un doppio tornante strettissimo (prima a destra e poi a sinistra) mi vengono ancora i brividi. Non ho altro da raccontare. In realtà ho passato il resto del tempo collegato al computer o a rispondere agli SMS per lo scherzo di cui sopra e di cui … sotto. Oggi è iniziato tutto come al solito. Un loop che detesto e dal quale non si esce facilmente, se non cercando altro. In questo periodo mi trovo tra alti e bassi, euforico e allegro e subito dopo un po’ triste e un po’ malinconico (e tutto è descritto alla perfezione da uno che scrive bene e che quindi cito). […]