Archive for Aprile, 2007

In fondo al tunnel

A sei mesi dall’operazione vedo finalmente una luce in fondo al tunnel della mia disavventura podistica. E sono tanto soddisfatto da postare via N80 perfino dal mio posto senza internet sul mare di roma. Ieri ho corso per la seconda volta in una settimana (la prima non l’ho raccontata x scaramanzia).
Niente di che… Ritmo blando e solo per 35 minuti. Ma oggi il ginocchio tiene. Nessun dolore, minimi fastidi. Come prima del fattaccio. Mi dico “pazienta, non rovinare tutto, vacci piano” ma avrei voglia di non fermarmi più. Nuoterò ancora molto, e servirà da morire farlo. Ma almeno non mi sentirò più un ex runner, come ormai temevo. E non sapete che sollievo sia. Solo una domanda. Dimmi ortopedico… Che cazzo mi hai fatto operare a fare? (il mio x la cronaca ha risposto: sempre meglio metterli a posto i menischi, solo che non sempre la risonanze mostrano x bene la situazione. Sarà…)

Vaìa

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Antò, fa caldo!

Fa caldo. Non è una novità, anzi. A quanto pare ci dovremo abituare e ancora di più dovranno farlo i nostri figli, a cui lasceremo in eredità oltre al partito democratico anche un clima da repubblica delle banane. E non mi riferisco soltanto alla politica, purtroppo.

Nei giorni scorsi leggevo della gravissima situazione australiana, dove già si ipotizza di dislocare l’esercito per difendere le poche risorse disponibili. Dopo sei anni di siccità ininterrotta ci si affida alle preghiere, altrimenti a quanto pare non ci sarà nemmeno acqua per lavarsi.

Ora, non voglio fare polemiche. Pure se avessero aderito al trattato di Kyoto (sono gli unici "grandi" a non averlo fatto oltre ai soliti Usa) probabilmente le cose nell’immediato non sarebbero cambiate. Forse però sarebbe stata una reazione un po’ più razionale rispetto a quella di invocare la Madonna.

A Roma, dove mi recherò mercoledì per un mini ponte lontano da Internet (sì, lo dico per mettere le mani avanti), sembra che a fare un tuffo nella fontana di Trevi ci stiano pensando un po’ tutti, non soltanto la quarantenne milanese e svalvolata di qualche giorno fa. A precisa richiesta di informazione meteorologiche fatta a mio suocero la riposta è stata: "Fai un po’ tu, qua [a Lavinio, ndr] c’è gente che fa il bagno".

Almeno un lato positivo c’è. Per una volta eviterò di fare il nordico che si sposta verso sud convinto che anche là, per qualche motivo, ci siano le nevi eterne. Una sorta di Totò e Peppino al contrario… che poi si rtirova puntualmente con una valigia strapiena carica di maglie e felpone che non userà mai (come è accaduto una settimana fa a Firenze, per l’appunto).

Quando torno spero almeno che sia piovuto un po’, qua e in Australia (NON A ROMA, CAZZAROLA!). Sono certo che a mente fredda i nostri amici canguri potrebbero perfino smettere di invocare i santi e incomincere a darsi da fare per migliorare un po’ la situazione di tutti. Che ne so… magari iniziando a firmare qualche protocollo in più e consigliandolo agli amici. Vero Giorgino?

Vaìa

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Groar!

Mi son detto… se proprio devo sognare, meglio i tedeschi!

Vaìa

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Incredibbile, amici!

"Incredibbile amici!". Lo direbbe il buon Altafini davanti a un’azione da gol come si deve. E di certo lo ripeterebbe anche Maurizio Crozza nella sua imitazione. Beh, anche se non lo avrei mai creduto, da martedì sera lo dico anche io. Ma mica per la mia Fiorentina (che fra parentesi ieri ha preso due pere da un Parma simil Brasile ‘70)… No, per Claudio Baglioni!

Calmi. Restiamo calmi. Non sono mai stato un fan del Claudione nazional popolare amato da generazioni di nonne-mamme-figle (nonché da mia moglie), ma il suo concerto di martedì sera al Palaisozaki di Torino è stato davvero bello e coinvolgente. Premetto che non dovevo andarci, ma ho sostituito all’ultimo minuto un’amica di mia moglie caduta malata (non voglio fare insinuazioni…), giusto per non far zompettare da sola la mia signora al sesto mese di gravidanza (come ha fatto regolarmente, ma con me accanto).

Sconvolto dall’evento, stamattina mi sono scoperto perfino a cantare "Io ti voglio, quanto ti voglio, e non mi importa nulla di quel che hai fatto, se ci sei stata a letto" di ritorno dall’asilo del pupo. Quindi ho analizzato a mente fredda i motivi per cui mi sono lasciato trasportare tanto. Ecco i principali:

1) "Stop philosophy": per una volta il Baglionzo non si è lasciato trasportare nei suoi sproloqui filosofici. Ovvero in quei lunghi intervalli fra una canzone all’altra riempiti da frasi come "siamo ancora qua insieme da me a voi in questo viaggio chiamato vita, pieni di sogni, speranze, desideri. tutti insieme, ancora insieme, da noi a voi…" (da leggere con un tono fra il vellutato e il gattone in calore). C’ha fatto ricorso con estrema moderazione, insomma. E con estrema soddisfazione del sottoscritto, le cui pelotas si sono allungate senza ritegno in più di un’occasione

2) "Rock & roll, baby": sarà che a 56 anni suonati Baglioni sta vivendo una seconda adolescenza, ma la maggior parte dei brani è stata rivisitata in una chiave rock assolutamente irresistibile. Con schitarrate degne di Hendrix e batterie lanciate senza freni giù da una montagna. Niente a che vedere con il suo vecchio (solito) stile melenso a tratti insopportabile. E soprattutto senza arrangiamenti agghiaccianti in salsa rap. Che per esempio avevano massacrato una delle sue canzoni più belle (Poster) in concerti passati… Con tanto di cappellino - ORRORE! - calcato in testa al contrario. Come un qualsiasi tamarro o il prototipo del giovane concorrente di Genius.

3) "Timeless": e non mi riferisco solo alla sua carriera estremamente longeva, ma anche al fatto che ha suonato ininterrottamente (e sottolineo ininterrottamente) per tre ore filate. Nessuno stacco. Nessuna incertezza. Voce sempre al top (a volte un po’ troppo urlata, a dire il vero). Ha suonato tutto e di tutto. Mettendo insieme un repertorio sconfinato, bis compresi. Così che quando ha salutato e se ne è andato nessuno ha avuto il coraggio e la faccia da culo da mettersi a chiedere di più. Anche perché la maggior parte degli spettatori (nonne comprese) era stanca come lui a forza di cantare e saltare a tempo.

4) "It’s my life": alla fine il miscuglio di canzoni d’epoca che conoscevano anche i muri e di foto sulla carriera di Baglioni proiettate dai monitor sul palco mi hanno fatto un effetto strano. Quello cioè di far in qualche modo parte di quella storia, di esserci cresciuto insieme, di averla avuta come sottofondo delle mie vacanze, dei miei amori, delle mie avventure… Cazzo! Se c’è riuscito con me che l’ho sempre sopportato a fatica capisco bene le lacrime di commozione delle tante nonne-fan presenti con "marito morto a carico" (nel senso che sembrava imbalsamato sulla sedia, tanto era scazzato). Insomma, 10+ per il procurato effetto empatia, diavolo di un cantante dalle mille risorse markettare!

Insomma, grazie Claudione! Mi hai fatto passare un’ottima serata. Ho perfino canticchiato sottovoce e dimenato un po’ il piedino a tempo. Non l’avrei mai pensato. In fondo cambiere idea è una di quelle cose che danno più soddisfazione… o no? E poi vuoi mettere? Gorgheggiare come fai tu è fantastico: eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh eeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhh

Vaìa

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Dal balcone

http://www.flickr.com/photos/gommaweb/463830810/

Poi mi chiedono perché parlo sempre della mia città. Guardate un po’ cosa si vede dal balcone di mio zio…

E scusate se è poco. Cazzarola… Voglio tornareeeeeeeeee!!!!!!!!!!! 

Per i meno ferrati in materia: a sx Santa Maria del Fiore (il Duomo), a dx San Lorenzo e le Cappelle Medicee).

Vaìa

ps
Altre foto (poche, come sempre) sul mio viaggetto le trovate sul mio Flickr (guardate a destra)

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A casa

Oggi torno a casa. Una casa molto più vuota di qualche anno fa. Però sempre calda e accogliente. Arrivo previsto (ora di Santa Maria Novella): ventidue e zero zero.

Fino a domenica (stadio compreso) full immersion in ricordi, profumi e sapori che ormai sento sempre di meno. Ma che sono certo mi daranno una bella carica per la settimana che verrà.

In attesa di rincontrarci, una profezia delle stelle (ormai sono un esperto). Sagittario: Non perdere tempo a recriminare sulle cose passate. Il futuro è pieno di possibilità da cogliere. Occhi aperti! L’importante è non farsi cogliere impreparati (157 caratteri).

Vaìa

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Sul campo…

Er pupone senza parole dopo i 7 gol presi dal Manchester

Ora… io non voglio far quello che ce l’ha con la Roma (ma è vero) perché ha ingiustamente giocato al nostro posto in Champions League. Capisco il momento difficile… certi risultati umilianti possono anche dispiacere.

Ma in fondo le cose "da grandi" è meglio conquistarsele sul campo. Sennò si rischia di farsi male.

Vaìa

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Come davanti a una tazzina

Se chiudo gli occhi ti vedo ancora. Abbandonata mollemente sulla poltrona – come direbbe uno scrittore dalla scarsa fantasia –, il collo bianco lasciato scoperto dalla maglia più di quanto avresti voluto. Con la testa reclinata che guardi un po’ di sbieco e non si capisce se ascolti la musica della festa o pensi o fai soltanto finta di avere qualcosa di interessante da osservare per non osservare me. Che sto un po’ in disparte, appoggiato al muro, con le mani in mano e il bicchiere di un miscuglio che non conosco dimenticato sul tavolino.

- Un caffè, lungo – faccio all’uomo del banco. Che ha la faccia di chi farebbe di tutto pur di non essere là, alle otto meno un quarto di mattina, a saltellare freneticamente fra cornetti caldi senza marmellata e la teglia dei saccottini al cioccolato da tirar fuori all’istante, sennò bruciano. Magari non ha nemmeno dormito, proprio come me, troppo occupato nel far da parete alle stanze.

- Scusi, ma croissant integrali al miele non ne avete? – gli chiedo, beccandomi in cambio un’occhiata più che storta. Lo sguardo che si dedica di cuore al primo rompicoglioni della giornata, quello che di fronte a ogni ben di dio farcito di qualsiasi imbottitura possibile - cioccolato-marmellata-cremaallimone - ha voglia di incaponirsi proprio sull’unica che non hanno. “Un croissant integrale al miele”… Oltretutto una roba da fighetti salutisti, come direbbe mio padre, che non mangio mai.
La sento, davvero, sento fisicamente la sua voglia di mandarmi affanculo, magari perfino di saltare il bancone per prendermi a pugni. Come diavolo farà a controllarsi. Io non ci penserei due volte.

- No, mi spiace – mi fa, sintetico.

Così io insisto, mi stupisco, lo incalzo. Perché sono di cattivo umore e per tirarmi su va benissimo anche solo il pensiero di un po’ di pasta integrale farcita. Al miele.

- Signore – inizia a alterarsi – purtroppo non c’è. Abbiamo di tutto - mi fa aprendo il braccio e mostrandomi la mercanzia, come un mercante di schiavi – ma niente col miele. Lo vuole un saccottino? Perché non si mangia un bel saccottino?

- No, grazie. Prendo solo un caffè, allora. Strano però – aggiungo – ormai quelle col miele ce le hanno tutti. Ma vi arrivano?

Per un istante, mentre si gira verso la macchinetta per afferrare la mia tazzina, me la nasconde alla vista. Se fossi sospettoso penserei che lo ha fatto per sputarci dentro o infilarci anche solo un dito, prima di passarmela con quel sorriso finto beato che mi sta mostrando proprio in questo istante.

Faccio finta di niente, solo mentre bevo mi rendo conto che avrei potuto anche inventarmi qualcosa per farmene fare un’altra. Potevo rovesciarla sul bancone e fregarlo. Dimostrargli di essere più furbo di lui. Di aver capito tutto e di avere più palle di lui. Lo potevo affrontare e condurre il gioco. Ma in fondo è solo un caffè, il suo sapore non mi dice niente. Anche se quando abbasso la tazzina, lo vedo passarsi il dito sul grembiule, come per asciugarlo.

A ripensarci adesso, mentre vado alla cassa, mi chiedo cosa sarebbe successo se mi fossi seduto di fianco a te e ti avessi accarezzato il viso. Forse me lo avresti lasciato fare, smemorata com’eri di tutto e di tutti. Avrei potuto vivere il mio momento di rischio non calcolato, dimostrare di essere capace di farlo. Potevo schiodarmi dal muro e lasciarmi alle spalle il tavolino con quel suo insulso bicchiere di brodaglia tarata male. Potevo prendere in mano la situazione, condurre il gioco, lanciarmi a testa bassa. Invece mi sono comportato come davanti a una tazzina di caffè a rischio. Ho preso quello che veniva, come veniva, niente di più.

- Quant’è?
- Lasci, va. Oggi offre la casa, così ci facciamo perdonare per il croissant integrale. Che ne dice?
- Grazie, ma insisto – “O cazzo!”, penso.
- Lasci stare, davvero. Vada, e buon lavoro - aggiunge, lui, mostrandomi trentadue denti di gentilezza.
- Ah… Beh… Grazie allora, e buon lavoro anche a lei.

C’ha sputato dentro al caffè, altro che dito.

Vaìa

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