Archive for Febbraio, 2007

Once we were runners

La mia amica di questi ultimi mesi si chiama "Condropatia", per gli amici Condri. Di cognome "Femorotibiale". Ricercato, snob forse, ma in fondo di facile pronuncia, dopo un piccolo training iniziale. È lei che accompagna ogni mio giorno. Che mi fa star seduto sotto "fumi e raggi laser" (cito Battiato ma parlo di fisoterapie) e sopportare spiacevoli sensazioni e dolorini al ginocchio destro (lato interno) praticamente quasi a ogni passo.

Il fatto è che a quanto pare in quella zona le mie cartilagini fanno le bizze. Sono sofferenti, soprattutto se cerco di tornare a correre. Mi bastano venti minuti blandi sul tapis roulant, ormai, per sembrare il dottor House il giorno dopo. Alla faccia del "rinforzo muscolare", delle cure a base di ricostituenti cartilaginei e delle noiosissime sedute di cyclette (che mi entusiasmano come i saggi di Bruno Vespa) a cui mi sono sottoposto.

Per carità, la situazione è migliorata. Tutto questo è servito a diminuire e far quasi sparire i dolori che a un paio di mesi dall’artroscopia al menisco (ora ne son passati quattro) mi colpivano a ogni istante. Ma il fatto è che l’operazione l’ho fatta per poter correre ancora di più e meglio. Pensavo perfino alla maratona, pensate un po’. Perché non riuscivo a superare i 15 km di corsa senza dovermi fermare per il male alla gamba. 15 km… un’utopia ormai.

Pensavo che fosse un menisco danneggiato in una vecchia partita di calcetto ("Minchia, scusa purti!"). E invece probabilmente erano tutte e due le cose. Perché il ginocchio (come la caviglia) è una meraviglia meccanica dall’equilibrio precario e basta poco per farlo andare a puttane, giorno dopo giorno. Però, che cazzo!, non riesco ad abituarmi all’idea di avere una giuntura di vetro.

Correre per me era un momento di assoluta perfezione e bellezza. Era staccare la mente, sentire il mio corpo farsi forte, veloce, leggero. Anche dopo una giornata di lavoro duro. Soprattutto dopo una giornata di rotture di balle. Era respirare a fondo, superarsi ogni volta, cercare di andare un metro altre il limite. Era sudare d’estate e divetare una stufa isolata dal mondo d’inverno. Quando i passi scricchiolano sulla neve ghiacciata e tu capisci quanto possa essere bello il freddo aspirato nei polmoni.

Per conoscere o riscoprire un posto nuovo io ci correvo. In Sardegna, sulla provinciale per il mare, come a Firenze, sul lungarno dell’Albereta. Nella maremma dei campi pieni di cicale al sole e a Torino, negli infiniti giri su me stesso della Pellerina e del Parco Ruffini. E quando volevo ricordare qualcuno o rendergli onore - non ridete, mi rendo conto che sia buffo - ci mettevo ancora più impegno e gli dedicavo ogni secondo di stanchezza.

Tutto questo mi manca terribilmente. Non poterlo fare mi fa sentire male, incompleto. In preda ad alternanti pensieri. Felice quando corricchio a mo’ di novantenne e non mi fa male e disperato quando azzardo una corse appena più pesante (diciamo da settantenne) e il giorno dopo il dolore torna implacabile. Mi manca in modo totale. È un pensiero fisso, non c’è verso di scacciarlo.

Come posso rendere l’idea? Pensate a qualcosa che vi fa stare profondamente bene e in pace con voi stessi: mangiare, ballare, dormire, fare yoga, costruire navi in bottiglia, inseguire pellicani… che ne so. E adesso pensate che con tutta probabilità non potrete più farlo o che vi ridurrete alla patetica caricatura di quello che eravate solo poco tempo fa. Ecco, ho reso l’idea?

Adesso tornerò dal medico con una risonanza magnetica nuova di zecca. Ma sono stanco e francamente sfiduciato. Se avete consigli sono bene accetti. Perché ad appendere le mie Asics al chiodo proprio non ci riesco.

Vaìa

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Gentile omaggio

Ecco il gentile omaggio fattomi oggi da Tim, pur di non perdermi come cliente.

E ora che sono nel club che faccio? Vendo il mio n80 e mi prendo l’iPod? Vendo questo e mi tengo l’iPod? Vendo tutti e due e mi prendo il p990? Vendo tutto e scappo ai tropici?

Cazzarola, con le delusioni politiche che ci sono in giro uno dovrà pur consolarsi… O no?

Cmq, nel dubbio, bell’oggettino davvero. Anche se i grafici che si inventano i temi TIM dovrebbero essere mandati in un gulag a riflettere… Meno male che si possono eliminare.

Vaìa 

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Non sono nere solo le copertine

Lo è anche il futuro del nostro Paese. Grazie agli estremisti del pensiero unico. Dell’immobilismo morale. Delle scelte uniche e irrevocabili.

In questa Italia ce la faremo mai a governare. E per quel che vale mi sono anche stancato di rinfacciare qualcosa ai "puri & duri" da quattro soldi che ancora votano certi partiti. Tanto occupati nel guardarsi l’ombelico da farsi pugnalare alle spalle col sorriso, pur di giocare a chi ce l’ha ideologicamente più lungo.

Questa gente se li merita 100 anni di Berlusconi. Gli ultimi cinque, evidentemente, erano troppo pochi.

I milioni di italiani che nel frattempo dovranno tirare avanti a colpi di antiemetici, fra neofascisti ronde padane e vaticanismi rampanti, in fondo sono solo "danni collaterali" del loro ego ipertrofico.

Vaìa

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Se la copertina è nera un motivo ci sarà


Siete in un periodo poco felice della vostra vita? Magari rosi dai dubbi o colpiti da malinconica tristezza ricorrente? Pensate in modo ossessivo che la vita sia un’avventura meravigliosa ma inutilmente destinata alla sconfitta finale? Ecco. Se siete in uno di quei periodi lì… lasciate perdere la lettura di "Everyman" di Philip Roth. Perché alla fine vi sentirete prosciugati come un pozzo nel deserto.

Non ci credete? Allora lasciate che vi riassuma la storia in termini molto concreti… Si tratta di 123 pagine che si aprono con il funerale del protagonista e si chiudono con la sua morte. E in mezzo solo dolore e angosce esistenziali. Matrimoni falliti e figli irriconoscenti. Squallide sveltine con le segretarie, malattie degenerative e amici che muoiono uno dopo l’altro per aspettarti nell’aldilà.

"Sticazzi", direte voi. E meno male che almeno è scritto bene.

Vaìa

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Lost s03e08 - minispoiler

"The universe has a way of course correcting…

… you gonna die, Charlie".

Ecco quel che si suol dire una puntatona.

Finalmente.

Vaìa 

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Quando ti piovono addosso certe notizie il freddo si fa la tana dentro di te.

Hai voglia a cercare le parole. Fa solo freddo, e basta.

Addio Antonio, battuta pronta e occhi gentili.

Vaìa

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Unopuntouno?

Non sarà una notiziona. Ma per gli interessati ho messo mano alla raccolta di Unopuntozero, togliendo alcune cose e mettendone altre.

Sarà autocelebrativo (d’altra parte è un blog…). Ma se volete qualcosa da leggere scaricate e fatemi sapere.

Una sola raccomandazione. Se siete in vena di stroncature lasciate perdere. Come diceva Fantozzi: "Abbiate pietà"…

Vaìa

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Finalmente…

… un’ottima notizia!

A proposito. Lasciatemi levare una soddisfazione…

CARDINAL RUINIIIIIIIIII? TIE! (da leggere con l’intonazione del grande Sordi di "Lavoratoriiiiiiii?")

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