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Come dicevo, ci si gira un attimo e i migliori se ne vanno. Ieri è toccato a Philippe Noiret, il grandioso Perozzi di Amici Miei, caporedattore alla Nazione, donnaiolo e sputtanatore di preti sul letto di morte.
Voglio immaginare il suo funerale come quello che conclude il primo amarissimo atto della Commedia di Monicelli. Mentre gli amici lo scortano nell’ultimo viaggio. In una Firenze da anni settanta, grigia come poche volte. Fredda. Umida. I cappotti e le sciarpe strette, col fiato che si condensa.
E sperare che al suo fianco ci sia un altro Sassaroli (il grande Celi), che per un’ultima burla trasformi il lutto in un dolorosissimo riso e alla domanda "Com’è morto?" risponda trattenendosi a stento "I marsigliesi… l’hanno beccato!". Piangendo e ridendo insieme.
Sono sicuro che in ognuno di noi esista davvero questa capacità di essere leggeri anche nel dolore. Di guardare la morte negli occhi e di seppellirla con l’ironia e lo sberleffo. Dicono che i fiorentini lo facciamo da sempre e io mi ci riconosco, perché mi farei spellare per una battuta ben piazzata. E lui, francesissimo, lo ha saputo fare con la semplicità dei grandi.
Il suo personaggio vivrà sempre fra i ricordi più cari delle mie radici. La sede della Nazione, da cui usciva all’alba per un cornetto caldo, subito di là d’Arno… Il caffè del Necchi a poche centinaia di metri da piazza Ferrucci e da casa mia. I luoghi in cui si muoveva – tutti – impressi sullo sfondo delle fotografie della mia infanzia.
Ciao Perozzi, amante delle donne e degli scherzi feroci. Grazie Philippe.
Vaìa
Nella foto i protagonisti del primo Amici Miei (1975): Duilio Del Prete (il Necchi), Gastone Moschin (il Melandri), Philippe Noiret (il Perozzi), Adolfo Celi (il Sassaroli) e Ugo Tognazzi (il Conte Mascetti).
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