Archive for Ottobre, 2006

Ha d’Avvenire il pallone!

In questi giorni, con l’arbitrato del CONI, si è schiuso il cosiddetto scandalo di Calciopoli.

Cosa ne pensi è facile capirlo, soprattutto per chi ha letto qualche mio post passato su quanto hanno fatto alla mia Fiorentina negli ultimi cinque mesi. Fra retrocessioni poi rimangiate, perdita della Champions League, penalizzazioni serlvagge ed elemosine miserevoli.

Chiudo ogni ragionamento, schifato oltremisura, segnalando un pezzo di Avvenire.

Come dire, se lo dicono loro ci sarà da fidarsi… o no? Nel frattempo, se volete, potete darmi del "Ratzi-boy".

Vaìa

Technorati Tags: , ,

Commenti (1)

Munich 1972

Munich. Monaco. Le Olimpiadi del 1972. I volti tesi dalla paura e dall’odio. La consapevolezza della morte che si avvicina. L’inevitabilità della vendetta israeliana. I puri che si contaminano perdendosi nella insensibilità dell’omicidio come strumento per rivendicare la propria giustizia morale.

Nel film di Spielberg c’è tutto questo. Senza un briciolo di retorica. Raccontato con l’occhio lucido di una cinepresa che indugia sugli sguardi, sulle azioni, sulle banalità della morte, sugli imprevisti e sul coraggio idiota di proseguire dando ascolto a un’ideale che si riconosce sbagliato.

Il film l’ho visto ieri, condedendomi due ore e mezzo (eh sì… è lungo) di pura immersione nelle trame del terrorismo arabo anni Settanta. Per ritrovarmi, all’ultima sequenza, davanti all’immagine fissa delle due torri di New York nel 1973. Moloch di acciaio appena edificati, vittime designate di un mondo incapace di cambiare e di ideali che ventotto anni dopo ne avrebbero decretato la fine.

Nella certezza assoluta, allora come oggi, che la guerra sia necessaria e la vittoria sicura, da una parte e dall’altra. Indipendentemente dagli anni che si dovranno passare a uccidersi l’un l’altro. Con la kefiah intorno al collo o la stella di Davide sul cuore.

Vaìa

Technorati Tags: , , , ,

Commenti

Mi son fatto tutto da me…

Presentata a Milano una mostra sulla merda e gli stronzoli.

Nella foto l’assessore comunale alla cultura Vittorio Sgarbi (al centro, fra alcuni colleghi).

Vaìa

Technorati Tags: , ,

Commenti (12)

Artroscopiaaaa… torna a casa tuaaaa

Dopo soli otto mesi di lista di attesa, svariati rimpalli fra medico della mutua e medico specialista nonché uno certo numero di esami, oggi finalmente mi sono sottoposto alla tanto agognata artroscopia per la rimozione di un menisco rotto.
 
Che dire. Probabilmente ognuno di voi ha avuto modo o di provare questa "prodigiosa" tecnica endoscopica o di parlare con qualcuno che l’ha fatta. Anche io. Me l’avevano tanto descritta come una passeggiata che alla fine mi aspettavo un interventino da 5 minuti, da fare vestito e senza neanche il problema di sentire un po’ di fastidio.
 
Ora lo posso dire. Sono cazzate. L’artroscopia fa male, eccome se fa male. E per farla ti conciano come se dovessi andare a ricostruirti la mascella dopo una frattura maxillo facciale. Che non è neanche tanto un modo di dire, visto che nella sala antistante a quella operatoria eravamo in due. Vestiti uguale (lettiga, camice verde, cuffietta e flebo) e destinati uno a farsi stuzzicare il ginocchio dx e l’altro a farmi mettere un paio di placche sopra lo zigomo. Nel dubbio, di fronte allo sguardo a punto interrogativo di un infermiere ho subito tirato fuori la gamba da sotto il lenzuolo.
In sè l’intervento è durato un’ora circa. Si inizia con un trittico di punture anestetiche dentro l’articolazione (prima goduria), per passare poi nella sala vera e propria, dove ti vestono la gamba fino a lasciar scoperto solo il ginocchio, sul quale versano abbondanti colate (gelide) di disinfettante arancione. Di quelli che macchiano, per intenderci. Quindi entrano dentro, con una telecamera endoscopica che spiega la strada all’aspiratore (per togliere la parte di cartilagine che sminuzzano) e a un’altro strumento che utilizzano per staccare i frammenti rotti dal resto del menisco.
 
Mentre lavora, il chirurgo piega la gamba avanti e indietro, a destra e a sinistra, per disarticolare il tutto e permettere il passaggio degli strumenti. Che vengono aiutati anche da un getto di acqua sparata direttamente dentro il ginocchio, che distacca i tessuti e dona al paziente l’inebriante sensazione di sentire la gamba gonfiarsi come un melone maturo.
 
Ecco, l’insieme di tutte queste azioni (sfrugugliamento degli attrezzi, gonfiamento acquatico e spingimenti vari) fa un male cane. Che dà ancora più fastidio perché con l’anestesia ogni sensazione è insieme ovattata e difficile da cogliere, tanto che il malessere sembra diffondersi ancora di più.
 
Oltretutto a uno può anche venire il sospetto che non ci abbiano proprio preso bene con le dosi dell’anestetico, soprattutto quando vede arrivare una furiosa (nonché carinissima) anestesista che litiga con i presenti e insiste a farmi una dose supplementare di "non-so-che-to-tal", stupendosi del fatto che ancora si intestardiscano a procedere con minime anestesie locali.
 
Una cosa però bisogna dirla. Con questa tecnica stasera son qui a postare invece che in un letto di ospedale per la convalescenza. Senza contare che quando il secondo anestetico ha fatto effetto, la sensazione di benessere e calore che si è impadronita di me è stata fenomenale. Qualcosa di mai provato, davvero, che ha spazzato via ogni dolore, di qualsiasi grandezza.
 
Adesso una settimana di stampelle, dieci giorni di mutua e ripresa graduale dei movimenti e della corsa. Nel settembre 2007 ci sarà la nuova edizione della Turin Marathon e devo farmi trovare pronto. Mi rimane solo un dubbio… Dove diavolo posso trovare qualche altra dose di "non-so-che-to-tal"? Non sarebbe niente male portersela in ufficio e spararsela nel caso di vorticosi e ripetuti giramenti di palle.
 
Vaìa

 

Commenti (7)

Mai più senza: la tastiera da 3000 euro

Ci manca "Cuore". E parlo del famoso settimanale satirico di resistenza umana, mica di un sinonimo di "ardimento" o "sensibilità".

Esistessero ancora le sue fragranti paginette verdi, una roba tanto oscena e pacchiana non sarebbe passata inosservata di sicuro.

Con la differenza che all’epoca le idiozie di cui non si poteva fare a meno erano per lo più inutili gadget senza senso.

Oggi sono inutili simboli di ricchezza senza senso (finto hi-tech, per giunta!). Forse è pure peggio.

Vaìa

Technorati Tags: ,

Commenti (2)

Piccole soprese

La vita riserva piccole sorprese.

Ad esempio seguire pedissequamente le istruzioni di Libero-Infostrada per il settaggio del proprio router adsl wi-fi, con tanto di indirizzi Ip standard e username/password base per l’accesso al sistema, ed accorgersi (dopo) di avere irrimediabilmente modificato i parametri del router di un altro condomino.

Ecco, se volete parlare di grandi sorprese… chiedete a lui.

Vaìa

Technorati Tags: , ,

Commenti (2)

Testimonial e premi Nobel

Yunus sorridenteBuone notizie per tutti coloro che, come Bob Hope, pensano che una banca sia un istituto che ti presta soldi solo se puoi dimostrare che in fondo non ti servono. È il momento di cambiare idea… Perché mentre c’è chi cerca improbabili testimonial per campagne virtuali sulla lotta alla povertà (sono testardo e rancoroso, lo so), c’è un banchiere che la povertà la combatte davvero, con le armi dell’economia e della finanza, oltretutto.

Sto parlando del bengalese Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e realizzatore pratico del concetto di microcredito. Una personcina niente male, che ha avuto un’idea rivoluzionaria: a certe latitudini del mondo basta poco per avviare una propria attività e uscire dalla condizione di povero fra i poveri. Bastano pochi dollari. Perché diavolo deve essere così difficile ottenerli?

Grazie alla sua intuizione, che ha contribuito a cambiare perfino a cambiare alcune strategie nell’erogazione del credito da parte della Banca Mondiale, oggi qualche un paio di milioni di persone in più nel mondo (oltre il 90% delle quali donne) ha potuto avanzare qualche gradino nella scala sociale, potendo prendere in prestito quei pochi dollari necessari, che so, ad avviare un’attività di tintoria a basso costo.

Attenzione! Stiamo parlando realmente di pochi dollari (in media 309), spesso di pochissime decine di dollari, che le persone prendono in prestito (stiamo parlando pur sempre di una banca, per quanto unica) e che restituiscono nella stragrande maggioranza dei casi (98%!). Come a dire che quando l’esigenza spinge davvero si bada al sodo, mettendo a frutto ogni singolo centesimo che si ha a disposizione (ecco una teoria che i creativi della finanza made in Parmalat o Cirio non hanno mai voluto imparare).

Ebbene, e stringo, se parlo di questo rivoluzionario delle cambiali è perché è di oggi la notizia che ha vinto il premio Nobel per la Pace. Le motivazioni, per chi ancora non le avesse intuite, sono chiare: «Attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo».

Così, mentre l’Onu spenderà soldi in campagne mediatiche con attrici ex truffaldine del Web (sono testardo e rancoroso, lo so, basta farmelo notare), qualcun altro continuerà a lavorare lontano dalle telecamere (tv o webcam, poco importa) e a cambiare davvero un poco questo porco mondo. Perché, come ha detto una volta Yunus, «in Bangladesh, dove non funziona nulla, il microcredito funziona come un orologio svizzero».

Per altre informazioni, non essendo disponibile in rete un articolo scritto dal sottoscritto per la rivista Amico, ecco le pagine di Wikipedia sul microcredito. Un lettura altamente consigliata.
Vaìa

Technorati Tags: , , , , , , , ,

Commenti (1)

In attesa del computer a manovella…

In attesa del computer a manovella (destinato a informatizzare terzi e quarti mondi), finalmente un’altra grande novità dal Web. Oggi, infatti, è apparsa la notizia (leggere per credere) che la più famosa reclusa on line, Lonely15/Bree, è stata scelta come testimonial in una campagna di informazione voluta nientepopodimeno che dall’Onu. Il tutto a pochi giorni dall’annuncio che i genitori di YouTube hanno venduto la piattaforma video che l’ha resa famosa a Google, per soli 1,6 milardi di dollari (in azioni, niente gettoni d’oro)!

Che mondo meraviglioso. In pratica, dopo aver illuso migliaia di poveracci, una ex truffatrice in cerca di gloria e contratti a larga banda (ne abbiamo parlato anche qua) racconterà quanto sono brave le Nazioni Unite a combattere la povertà nel mondo. Servendosi oltretutto di strumenti (computer e rete), notoriamente diffusissimi fra le masse di diseredati del pianeta. Forse le uniche veramente interessate alla notizia, sempre che si vogliano traslasciare i funzionari spaparanzati davanti ai Mac in attesa di farsi pippe autocelebrative a vicenda.

Un’altra prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, di quanto possano essere socialmente idioti alcuni usi che si fanno degli strumenti del Web 2.0. Ma forse bisogna andare oltre, pensare all’intero disegno e non solo alla punta (falsa e menzognera in questo caso) dell’iceberg. In fondo alzi la mano chi pensa veramente che le iniziative Onu possano risolvere il problema della povertà nel mondo. Delegare il tutto alla faccia candida di una web-attrice non fa che indorare la pillola. D’altra parte si tratta di una tipa famosa (a proposito, si chiama Jessica Rose)… E ora che l’hanno smascherata chi penserebbe mai che stia ancora mentendo?

A quanto pare, comunque, i media si sono già indignati. Basta leggere la chiusura del pezzo di Repubblica, è molto indicativa: «la notorietà di Bree/Jessica servirà ora a una buona causa. Che non nasconde truffe». Come dire… abbiamo capito proprio tutto.

Vaìa

Technorati Tags: , , , , , ,

Commenti (3)

Previous entriesNext Page » Next entriesNext Page »