Archive for Maggio, 2006

Ecco, ci risiamo

Prendi per il culo un attimo gli giuvventini ed ecco che ti ritrovi subito schizzato di merda fango. Ma fango proprio o altrui? È questo il problema. Perché a leggere sui giornali che fra le squadre coinvolte nelle intercettazioni ci sarebbe anche la mia Fiorentina è una cosa che mi indigna e che mi fa male. Ma soprattutto che mi fa paura.

Siamo chiari prima di ogni altro ragionamento. Venisse fuori che ci siamo invischiati davvero sono il primo a dire che dobbiamo pagare, qualunque sia il costo. Come per altro abbiamo già fatto con il fallimento e la retrocessione in C2 (unici a finire così fra i tanti indebitati, voglio ricordare).

Ma davvero l’anno scorso siamo stati così cretini da cascarci dentro? Così stupidi da macchiarci le mani ottenendo in cambio, fra l’altro, una salvezza raggiunta per un pelo (e non dico di cosa) all’ultimo minuto dell’ultima giornata, grazie al pareggio contemporaneo di Parma e Bologna? No, perché se proprio dobbiamo nuotare nel torbido allora tanto vale farlo per vincere qualcosa, come sembra aver fatto la jjuve, e non per sperare di salvarsi "se tutto va bene".

La teoria è questa. I torti arbitrati subiti dalla Viola l’anno scorso (dai gol laziali in fuorigioco e dal salvataggio con la mano di un gol fatto sempre contro la lazio, dai due espulsi in pochi minuti contro la Samp) sarebbero dovuti all’interessamento di Moggi, che voleva punire i Della Valle per aver alzato un po’ troppo la cresta sui diritti tv e sulla battaglia di Lega. "A un passo dal baratro" (così scrive oggi la Stampa) la proprietà gigliata avrebbe deciso di abbassare il capo, ottenendo in cambio artitraggi più favorevoli e la salvezza finale.

Io le partite l’anno scorso le ho viste tutte. Ma tutte dico. E non ricordo, o faccio fatica, un solo episodio (specie al termine della gara) che fosse clamorosamente a nostro vantaggio. Mentre ne ricordo decine (oltre a quelli già citati) in cui mi sono sentito letteralmente preso per il culo come tifoso. Lo dico in tutta tranquillità e facendo ragionare l’uomo e non l’ultras che è in me.

Per cui indaghiamo pure e facciamo finalmente pulizia, sempre che sia possibile. Fiducia ai magistrati (sempre, non solo quando condannano chi ti sta sulle balle!) e massima severità con i trasgressori. Ma temo che se finiremo davvero con l’essere puniti (sporcando una stagione che ha dell’incredibile) sarà più per la nostra coglioneria che per la nostra disonestà. Visto che di scudetti o di coppe da queste parti sono millenni che non ne passano.

La voce dei tifosi, fra il disilluso e l’incazzoso, la trovate qua o qua.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

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Votasandra, votasandra, votasandra… TORINESI!

Non sono solito dare indicazioni di voto. Ma considerato che questo è un blog dichiaratamente di sinistra e che bene o male siamo tutti dalla stessa parte (almeno i venti che so per certo che mi leggono abitualmente), permettetemi di fare un’eccezione a cui tengo molto.

Il 28 e 29 maggio torniamo nei nostri bei gabbiotti di tela per rinnovare sindaci e consigli comunali. A Torino è scontata la rielezione di Chiamparino, anche perché dopo il successo delle Olimpiadi e l’arrivo dell’orrido-Buttiglione-cadidato-di-facciata le speranze della Cdl sono praticamente inesistenti. Insomma, l’unico dubbio che abbiamo è se si vincerà al primo turno o al ballottaggio.

Proprio per questo, scontato l’esito è importante dare la preferenza a qualcuno che stimiamo e che sappiamo potrà far bene nell’interesse di tutti. Io questa persona l’ho trovata. Si chiama Sandra Guseo e viene da una vita di militanza nei Verdi prima e nella Rete dei cittadini per l’Ulivo poi. Oltre a essere una donna, il che forse non è un valore in sé (perdonatemi, ma lavoro con quindici fanciulle) ma è comunque da tenere in considerazione in un mondo politico pronto a riempirsi la bocca di "quote rosa", il più delle volte a vanvera.

Sandra l’ho conosciuta negli anni Novanta, quando ero un ragazzetto che si faceva le ossa come addetto stampa per il gruppo dei Verdi alla Regione Piemonte. E mentre qualcun altro mi insegnava i rudimenti da giornalista, lei e il consigliere Pasquale Cavaliere mi mostravano giorno per giorno come fare politica senza risparmiarsi e senza scendere a compromessi di galleggiamento. Con un’esperienza politica, una passione civile e un’etica che raramente mi è capitato di incontrare in seguito.

Più di una volta mi sono chiesto quando si sarebbe decisa a mettersi in gioco in prima persona, proprio perché sapevo e so quanto avrebbe potuto dare. Adesso che ha deciso di farlo non posso che esserne felice, tanto da invitarvi ufficialmente a far circolare il suo nome e a metterlo su carta al momento opportuno. Sempre che non conosciate un candidato migliore o che non vogliate ancora una volta lasciarvi guidare dall’istinto o dalle direttive di partito.

In fondo è facile. Non dovete neanche portarvi la penna da casa. Dovete solo scrivere un nome… Che inizia per "S" e finisce per "andra Guseo". Per ogni altra informazione c’è il sito ufficiale. Diamoci da fare!

Vaìa

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Me Grand Turin / Mio Grande Torino

Sempre a proposito del 4 maggio 1949… Sono reduce da un giro allo stadio Filadelfia, dove i tifosi del Torino hanno realizzato l’ennesimo miracolo celebrativo in ricordo dei loro morti di Superga. Fra i tanti pannelli in mostra mi ha colpito quello con una poesia di Giovanni Arpino. Per capire il perché basta leggerla.

Me Grand Turin
Ma ‘n fiur l’aviu
Russ cume ‘l sang
fort cume ‘l Barbera
veuj ricurdete adess, me grand Turin.
En cui ani ‘d sagrin
unica e sula la tua blessa jera.
Vnisìu dal gnente, da guera e da fam,
carri bestiame, tessere, galera,
fratej mort en Russia e partigian,
famìe spiantià, sperduva ogni bandiera.
A jeru pover, livid, sbaruvà,
gnanca ‘n sold ‘n sla pel e per ruschè
at duvavi suriè, brighè, preghè,
fina a l’ultima gusa del to fià.
Fumè a vurià dì na cica ‘n quat,
per divertise a duvìu rii ‘d poc,
per mangè a mangiavu fina i gat,
geru gnun: i furb cume i fabioc.
Ma ‘n fiur l’aviu e t’jeri ti, Turin,
taja ‘n tl’asel jera la tua bravura,
giuventù nosta, che tuti i sagrin
purtavi via cunt tua facia dura.
Tua facia d’uveriè, me Valentin!,
me Castian, Riga, Loik e cul pistin
‘d Gabett, ca fasia vni tuti fol
cunt vint dribbling e poi jera già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà ‘l vilan
a ciamelu ‘n camp? Jera ne cuna
‘d speranse, ‘d vita, ‘d rinasensa,
jera sugnè, criè, jera la luna,
jera la strà dla nostra chersensa.
T’las vinciù ‘l Mund.
a vintani t’ses mort.
Me Turin grand
me Turin fort.

Mio Grande Torino
Ma avevamo un fiore
Rosso come il sangue
forte come il Barbera
voglio ricordarti adesso, mio grande Torino.
In quegli anni di affanni
unica e sola la tua bellezza era.
Venivamo dal niente, da guerra e da fame
Carri bestiame, tessere, galera,
fratelli morti in Russia e partigiani,
famiglie separate, perduta ogni bandiera.
Eravamo poveri, lividi, spaventati,
neanche un soldo sulla pelle e per lavorare
e dovevi sorridere, brigare, pregare
fino all’ultima goccia del tuo fiato.
Fumare voleva dire una cicca in quattro,
per divertirsi dovevamo ridere di poco,
per mangiare mangiavamo perfino i gatti,
non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi.
Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino,
tagliata nell’acciaio era la tua bravura,
gioventù nostra che tutti i dispiaceri
portavi via con la tua faccia dura.
La tua faccia d’operaio, mio Valentino!
mio Castigliano, Riga, Loik, e quella peste
di Gabetto, che faceva venire tutti matti
con venti dribbling ed era già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà il villano
a chiamarla un campo? Era una culla
di speranze, di vita, di rinascita,
era sognare, gridare, era la luna,
era la strada della nostra crescita.
Hai vinto il Mondo,
a vent’anni sei morto.
Mio Torino grande
Mio Torino forte.

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Posaceneri e tende a ossigeno

Vorrei, siori e siore, portare alla vostra attenzione due personaggi tanto illustri e famosi quanto diversi fra loro per convinzioni, valori e stile di vita, che oggi sono finiti sotto la luce dei riflettori, anche se per motivi completamente diversi.

Il primo è il nostro amato Presidente della Repubblica, quel Carlo Aurelio Azeglio Ciampi a cui in questi ultimi cinque anni abbiamo trovato un baluardo dello Stato e una garanzia per non vedere i nostri diritti più calpestati di quel che già erano. Quei mafiosi volponi della CdL l’hanno rilanciato a forza sul gradino più altro del podio candidati per il Quirinale, ricevendo in cambio un cortese ma fermo rifiuto. I motivi? Il timore di non essere più all’altezza a causa dei troppi anni accumulati sulle spalle e la certezza, incrollabile, che una democrazia abbia bisogno del ricambio ai vertici come un subacqueo dell’aria nelle bombole. Ne ha parlato con la consueta chiarezza e lucidità il mio direttore, e io non posso che dirmi d’accordo. Così come non posso esimermi dal ringraziare ancora una volta questo competente e nobile "nonno", che in dieci anni è stato capace prima di farci entrare nell’euro e poi (anche se si tratta di una cosa infinitamente meno importante) di farmi sentire orgoglioso di essere italiano. Soprattutto quando i motivi per vergognarmene erano riportati quotidianamente da ogni giornale o televisione.

La seconda figura che vorrei ricordare, invece, è quella di Lucianone Moggi. Mi si perdoni l’accostamento, perché parlarne dopo Ciampi è un po’ come mettere un posacenere pieno di mozziconi nella tenda a ossigeno di uno con gravi problemi respiratori. Ma è di stamani un interessante articolo di un mio collega (ammazza se me la tiro oggi) che riporta le intercettazioni telefoniche in cui il dirigente juventino si accordava tranquillamente con l’ex designatore arbitrale (in Italia e in Europa) Pairetto sui fischietti che avrebbe avuto piacere di vedere in campo contro la sua ggiuve. Non ci credete? Davvero? Allora, leggetelo dal vivo. Ma solo tramite il link che vi ho indicato (o qui), perché se per caso avete La Stampa in casa… ecco… non ci troverete nulla. Se non un pezzullo di colore sul tema "troie tedesche e tifosi in gita ai Mondiali". In fondo anche questo è il tanto celebrato "stile ggiuve".
E poi segnatevi i passaggi più significativi, così quando avremo l’ennesima conferma del fatto che alla ggiuve i giocatori li espellono solo in Europa e mai in Italia (se non sul 4 a 0 a un minuto dalla fine) e che con alcune società amiche controllate dalla Gea di Moggi, come il Siena, dopo 10 minuti le partite siano già chiuse a chiave… almeno potremo chiedere che ci vengano risparmiati i soliti pippozzi autoassolutori del tipo "i torti e in vantaggi nel corso di una stagione si equivalgono" (io ho smesso di crederci nel 1982, vedere "Anni ‘80, l’era dei Pontello").

In fondo è sempre la stessa storia. Sempre la stessa fondamentale caratteristica italica, che ci spinge a non ci meravigliarsi più di chi cerca il potere per il potere, con l’animo del mafioso e la facciata malamente restaurata da uomo d’affari, e a stupirci di chi invece si comporta in modo dignitosamente coerente con valori che trascendono la sua persona o la sua "famigghia". E non è necessario abbassarsi al livello di Moggi per accorgersene. Capita tutti i giorni, quando giri per ore con la macchina in cerca di un posteggio, mentre molti altri si arrangiano sul marciapiede o in doppia / tripla fila. Prima di scendere dall’auto per andare a comprarsi una partita o a governare il paese.

ps
A proposito, oggi sono 57 anni che il Grande Torino è caduto a Superga. Meglio non dimenticarlo, visti i tempi che corrono.

Vaìa

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A proposito…

Dimenticavo… Addio Silviuccio, e grazie di nulla.

Vaìa

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Blog di qua, blog di là

Immodestamente mi segnalo da solo. Venerdì 5 maggio, alle ore 18.30, sarò alla Fiera del Libro a parlare di blog e cambiamento.

Il tutto all’interno della presentazione del progetto Blogtorino.com, che vuole diventare il sito di riferimento sui tanti mutamenti che la nostra città ha vissuto e sta ancora vivendo.

Nel dubbio venite a trovarci. Fisicamente e virtualmente, intendo.

Vaìa

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