Archive for Maggio, 2006

7 giugno: Piemonte stories al Massimo

Il regista Matteo Bellizzi con Edoardo Fracchia della StefilmNe avevo scritto un annetto fa quando era partita l’iniziativa. Ma adesso rilancio volentieri la notizia… visto che il 7 giugno ci sarà la proiezione ufficiale al Cinema Massimo di Torino (ore 21, ingresso libero fino a esaurimento posti).

Si tratta di "Piemonte Stories", ovvero una collezione di 12 documentari “corti” che raccontano storie uniche ed originali in un affresco del Piemonte lontano da ogni stereotipo. Niente Mole, gianduiotti o automobili, per capirci, ma storie capaci di raccontare il Piemonte e la sua gente con parole nuove.

Il progetto è stato sviluppato all’interno dello “Stefilm Development Campus”, un workshop di formazione che ha coinvolto 16 giovani autori piemontesi sotto la direzione artistica di Matteo Bellizzi, già autore di “Sorriso Amaro”, opera sulle mondine presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003.

I film sono prodotti da Stefilm con il supporto della Regione Piemonte e della Film Commission Torino Piemonte, in associazione con le reti televisive YLE (Finlandia) e TSI (Svizzera). Per maggiori informazioni c’è avviamente anche un sito. Caldamente consigliata una lettura della trama dei 12 corti, fa venire voglia di andare a vederli. Come farò io, d’altronde.

Vaìa

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Chiampa-gol

A scanso di equivoci a Torino Chiamparino ha vinto con percentuali bulgare (66,6%!!!) che manco a Pol Pot City.

La mia amica Sandra invece non ce l’ha fatta e mi spiace molto, soprattutto perché so cosa perde la città.

A proposito, se qualcuno vedesse Buttiglione gli regali qualche spicciolo. So che sta cercando di guadagnarsi i soldi per un biglietto Porta Nuova - Termini solo andata (inguaribile ottimista… non aveva fatto il ritorno).

Vaìa

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Votasandra, votasandra, votasandra… TORINESI! - 2

Allora, domenica e lunedì si vota.

Avete recepito bene i miei consigli? Vi siete scritti sul palmo della mano il nome da votare? Nooooo? Allora un bel riepilogo è d’uopo. Guardate qua:

Non fate errori. Ne va del futuro della vostra città: mettiamola in buone mani (oltre a quelle del Chiampa s’intende).

A lunedì… e incrociamo le dita!

VOTASANDRA, VOTASANDRA, VOTASANDRA… TORINESI!

Vaìa

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Torino senza fili

Torino come Philadelphia? Non ancora forse, ma sicuramente siamo sulla buona strada. Bando agli equivoci non parliamo di qualche tendenza musicale underground né di una nuova corrente artistica. Ma del fatto che sotto la Mole si sta prendendo molto seriamente l’ipotesi di cablare progressivamente la città con reti wireless, così come è già avvenuto nella metropoli statunitense.
 
Si è iniziato a febbraio con una ventina di locali del centro cittadino ("Webcafè & restaurants"). Il 23 maggio è arrivata una delibera ufficiale della Giunta (2006/2603/73), con cui si è approvato un progetto di massima per consentire l’accesso senza fili a Internet da quante più zone possibili. Il tutto grazie ad access point che verrebbero installati sui semafori o sui pali della luce. Proprio sull’esempio americano o, più banalmente, della cara e vecchia Roma, dove è stato già annunciata la copertura wi-fi a fini turistici e culturali dei parchi cittadini.

A Torino, attraverso la società AEMNET (controllata da AEM), si ipotizza la messa a punto di una ventina di antenne nelle piazze del centro (come piazza San Carlo, piazza Castello, piazza Cavour e piazza Valdo Fusi), in aree come il borgo medioevale o il Castello del Valentino e in luoghi come il cortile del Maglio o la cascina Giaione. Ma una delle prime probabili soluzioni potrebbe interessare i 18 chilometri lungo cui si snoda la linea tramviaria 4. A tutto vantaggio non solo dei viaggiatori, ma anche dei negozi e delle abitazioni che si affacciano sui binari.
 
Una volta di più, insomma, Torino non sta mai ferma. Il che è un bene in generale, ma soprattutto quando i cantieri risultano essere virtuali e ipertecnologici.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)
Pubblicato anche su Blogtorino.com

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Bettino Moggi

Ancora su calciopoli. Perché mi pare che si stia finendo dritti dritti sulla strada che abbiamo già percorso una quindicina di anni fa circa. All’epoca c’era Bettino, io me lo ricordo. Il capro espiatorio di ogni male, il diavolo incarnato, origine di ogni corruzione e destinatario di ogni sdegno. Pochi altri hanno ricevuto lo stesso trattamento. Dalle monetine dell’Hotel Rapahel all’esilio di Hammamet. Sicuramente non lo ha ricevuto la stragrande maggioranza delle persone che con lui hanno fatto affati leciti e illeciti. Molti si sono riciclati, alcuni perfino alle massime cariche istituzionali. Prima lodando i pm poi accusandoli di averlo perseguitato (quando sono finiti sotto indagine a loro volta).

Sia chiaro che non ho mai avuto simpatie per l’individuo. Milito da sempre a sinistra, qualche anno prima di tangentopoli ero perfino iscritto alla Fgci (quella dei "giovani comunisti", non la Figc che è tanto di moda in questi giorni). Però non ho mai sopportato l’indole tipicamente italica di dare addosso al potente a cui fino a pochi giorni prima moltitudini di leccaculo spazzolavano le terga con la saliva. Giornalisti, presentatori, maneggioni di ogni fede, che dalle briciole cadute dalla bocca del capo traevano chi più chi meno sostentamento.

Oggi nel ruolo di demonio ci gioca il nostro Lucianone. Personaggio spregevole, certo, infame e lurido di quel lordume che hai paura ad avvicinarti anche se sei vestito tutto di nero. Ma dopo quindici giorni di caos e di intercettazioni lanciate a bischero sciolto sui giornali sembra già che eliminato lui e quella decina di persone della cupola tutto possa tornare a essere pulito e puro come nei bei vecchi tempi. Quando i palloni erano di cuoio marrone, i pali quadrati e il Grande Torino ancora vivo.

Tagliare la testa marcia per risanare il corpo sfiancato dagli scandali. Personalmente non credo basterà. Prendiamo la Juventus. Che riparta dalla C2 o dalla B o perfino dalla A senza penalizzazione alcuna, vogliamo davvero far credere che non siano tutti - e ripeto TUTTI - complici del loro Capo banda? E quando dico tutti, mi rivolgo per primi ai giocatori. Dov’erano loro quando le partite finivano tra mille polemiche. Quando Cannavaro (il nostro capitano ai mondiali, pensa un po’) poteva entrare da assassino sulle gambe degli avversari senza prendersi neanche un giallino sbiadito (chiedere alla tibia di Mudingay, please). Non gli è mai venuto un dubbio? Mai un piccolo tarlo rompicoglioni nella testa? Mai pensato di essere favorito? Mai?

E i famosi soci Ifil, la cassaforte di casa Agnelli, dov’erano? E il grande Avvocato? Quello che andava via prima della fine e ti seccava con un’aristocratica battuta se qualcuno gli faceva notare una delle tante storture visibili avvenute in campo, non ha mai avuto dubbi prima di tirare le cuoia? La Trimurti l’hanno scelta loro, lui l’ha vista in azione per anni… Tra una erre moscia e un lauto dividendo nessuno si è mai accorto di nulla? Andava bene vincere sporco, quando nessuno se ne accorgeva? O erano tutti scudetti puliti, tranne quello del 2005?

O vogliamo parlare di Berlusconi?, che ha portato tanti di quei quattrini nel calcio da minare il sistema dalle fondamenta. Che ha radicato nel pallone il suo conflitto di interessi in modo tanto profondo che oggi Galliani può affermare senza vergogna di aver sempre fatto l’interesse di tutte le squadre, anche mentre firmava contratti da centinaia di milioni col digitale Mediaset per juve-milan-inter lasciando ai più piccoli soltanto gli spiccioli.

Dov’erano tutti quelli che oggi dicono che Della Valle si è piegato al sistema, quando si decidevano al telefono le partite da far perdere alla Fiorentina? Quelli che ora col culo al caldo e dal carro dei pulitori affermano che bisognava denunciare tutto a Carraro, cosa che è stata fatta pubblicamente senza alcun risultato. Nessuno si era mai accorto di niente? Eppure alcuni loschi figuri già si vantavano via cavo di essere riusciti a far vincere la Lazio a Firenze (con due gol in netto fuorigioco).

Ora io non so che fine farà la mia Viola, forse pagherà o forse no. Personalmene sono convinto, sinceramente convinto, che non si sia colpevoli di nulla. Tranne forse di ingenuità, per aver chiesto a chi di dovere (senza sapere che malfattore fosse) un trattamento equo e rispettoso della Fiorentina e di quel che rappresentava. Non so dove giocheremo e francamente non mi interessa neanche più tanto.
Ma so che fine farà il calcio se la pulizia non sarà fatta davvero e a tutti i livelli, non soltanto contro i moggi-desantis-pairetto-bergano (che per altro prenderei a schiaffi tutti i giorni).

So che fine farà il pallone se non si metterà un freno ai diritti televisivi e un tetto agli ingaggi dei giocatori, alla loro ingordigia, alla loro totale mancanza di rispetto dei contratti e della gente che li osanna dal vivo e a casa (detto per inciso, caro Toni, se vuoi più dinero e sogni l’Inter… prego, inizia a imboccare l’Autosole).

Finirà come i fascisti sconfitti, abbattuti e mai epurati. Come gli amici di Craxi, che prima l’hanno impiccato e poi riabilitato una volta al suo posto. Come Moggi, inghiottito dalla sua ingordigia e schiantato dagli sputi di chi gli chiedeva ogni giorno un favore. Sarà ripulito alla belle e meglio, rimesso in campo e ripreso a calci. In attesa della prossima rivoluzione e della prossima monetina da lanciare addosso al colpevole.

Nell’attesa dell’inevitabile facciamoci due risate. Elio aveva già "cantato" tutto nel 1998. Quando il calcio era senza macchia e Moggi non aveva ancora iniziato a muovere le sue pedine. Sempre che si voglia credere alle favole e agli asini volanti.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

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Ancora liane?

Confermo la mia opinione quantomeno dubbiosa sulle moderne aree gioco attrezzate per i bambini. Venerdì decido di fare il babbo modello per l’intero pomeriggio, corro a prendere Jacopo (aka il nano) all’asilo nido e me lo porto al parco della Tesoriera, che presenta orgoglioso al pubblico uno dei più grandi spazi dedicati ai gagni di tutta Torino. Con tanto di castello-liana-ragnateladicorda-scivolo-portascalette degno della fantasia dello scenografo di Peter Jackson.

Ecco, se siete da soli con il vostro bimbo lasciate stare. Soprattutto se il cucciolo è in una di quelle fasi evolutive tipo 18-20 mesi in cui pensa e pretende di poter fare tutto da solo (compresa la rampicata libera stile Stallone in Vertical limit), mentre in realtà è tanto impedito da rischiare di spaccarsi un osso ogni cinque secondi. Mi sono accorto dell’errore quando il mio piccolo dittatore ha deciso di usare lo scivolo. La struttura prevede che da un lato si salga con una scaletta in legno e dall’altro si scenda a capofitto. Peccato che il genitore è praticamente impossibilitato ad accompagnare il figlio durante la discesa, perché tra un lato e l’altro della struttura c’è nell’ordine: una serie di liane orizzontali, un cunicolo e una ragnatela di corda.

Ragion per cui se si vuole evitare di farlo precipitare, mentre arriva in cima e si sposta come un fulmine verso l’abisso, il genitore deve necessariamente lanciarsi come un pazzo attraverso una di queste strutture (consiglio il cunicolo, anche se è pieno di piccoli fanatici urlanti) per afferrarlo al volo mentre scende. Naturalmente se si è in due o il bambino è un po’ più padrone dei suoi movimenti non c’è problema. Ma ne dubbio preferisco avvisarvi prima.

Altro giro altra corsa. Domenica pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata in bici alla Pellerina, con tanto di ovvia e necessaria fermata in un’altro spiazzo ludico. Ad attirarci questa volta è stato un aeroplano di tubi e legno colorato, con un’invitante cabina di comando dove il nano ha pensato bene di infilarsi subito. Niente da dire, tutto molto bello e affascinante (io stesso mi son messo a ruotare la cloche facendo brrrrrrr con la bocca). Ma è bastato cercare di recuperare il bambino per accorgersi di quanto fosse facile rimanere incastrati in uno di quei bei pezzi di legno tanto invitanti. A proposito, se qualcuno conosce la giusta combinazioni di passi lo prego vivamente di postarmela, così la prossima volta evitiamo di contorcerci in due come degli indemoniati.

Insomma, una volta di più temo che si debba porre un freno alla fantasia dei designer ludici di circoscrizione. O meglio, obbligarla a ragionare sull’accessibilità e l’usabilità dei prodotti che partorisce. Se ripenso a cosa erano la Tesoriera e la Pellerina quando ci andavo io mi vengono i brividi e son ben felice di quanto si è fatto in questi anni. Ma diavolo! Come tutte le strutture di pubblica utilità (autobus, treni, scale mobili, etc…) non sarebbe meglio farle progettare soltanto a chi può dimostrare, prove alla mano, di averne usate di simili almeno una volta? I vantaggi sarebbero incalcolabili. Compreso quello di far sì che un genitore possa afferare il figlio volante senza ritrovarsi avviluppato da un’orgia di simpatiche corde colorate.

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Governi veri e governi blog

Vedo con piacere e sollievo che son venuti a capo di quello che sarà il nuovo Governo. A un mese e mezzo quasi dalle elezioni era ora, diciamolo pure. Anche perché continuare a vere chiamati ministri Calderoli e Martino mi veniva il mal di pancia.

A proposito di Calderoli… È da quando è uscita la notizia di Mastella ministro della Giustizia che ripeto come un mantra "Calderoli Ministro delle Riforme Istituzionali, Calderoli Ministro delle Riforme Istituzionali, Calderoli Ministro delle Riforme Istituzionali, Cald…"… E FUNZIONA! Apprezzo il buon Clemente come non mai!

Ma se non dovesse funzionare nessun problema. Basta farsi un giro sul BlogGoverno, di cui mi onoro di far parte come Ministro della Funzione Pubblica (sine pecunia) e sottosegretario all’Ambiente (anche se un po’ inattivo, ancora… Tac! autobacchettata sulle mani). Se ne inizia a parlare in giro e francamente mi pare un’iniziativa interessante, anche se son tre settimane che c’ho la casella e-mail intasata dai commenti incrociati del Consiglio dei Ministri "made in blogosfera"… Ma una volta insediati al potere non si smetteva di lavorare???

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29 maggio 2005

Mancano pochi minuti alla fine della partita, chiusa da buona parte del secondo tempo grazie al gol del tre a zero. Tre a zero! Non ne aveva visti molti negli ultimi anni. Una grazia e una benedizione, che ci permette di superare la squadra contro cui stiamo giocando, il Brescia, buttandola con tutti i vestiti addosso in serie B. Quando l’arbitro fischia la fine più di quarantamila persone allo stadio rimangono come in sospeso. Nessuna esplosione di gioia. Nessun coro liberatorio. Solo attesa. Attesa che dagli altri campi – Bologna e Lecce – arrivino i risultati finali. Immobile nel salotto di casa, lui suda per la tensione. A bocca aperta davanti al televisore, una sciarpa viola stretta in mano e l’orecchio violentato dall’auricolare della radio.

Le parole dei telecronisti gli scorrono nel cervello senza riuscire a imprimersi in nessun neurone. Capisce solo che sono tutti fermi sul pareggio. Zero a zero il Bologna con la Samp e tre a tre Lecce e Parma. Due pareggi, a qualche spicciolo di vita dalla fine di questo campionato maledetto, sono ossigeno. Sono linfa vitale, sono speranza e certezza di farcela dopo tanta fatica, afflizioni, torti subiti, sviste non segnalate, patimenti digitali-terrestri. Sono la certezza che non torneremo giù. Non ora. Non ancora. Che non è il nostro momento e che la lunga strada fatta fino a quel momento, dalla morte alla rinascita, non finirà bruscamente in questo caldissimo pomeriggio di maggio.

La mattina ha corso tanto. A Torino c’era una gara a cui non poteva mancare. "Se corro sotto i 45′ ci si salva", aveva promesso a se stesso, per chiudere a 53′ e qualcosa. Ma non sente la stanchezza, perché ogni molecola del suo corpo è tesa al risultato finale. Quando arriva il primo - Lecce e Parma hanno smesso di lottare dopo una gara da antologia del calcio - sente che manca pochissimo. La maglietta bianca è una pozza di sudore. Non vede più niente, non sente più niente. Si morde le unghie e si mangerebbe tutte le mani pur di far correre quelle fottutissime lancette.

Un anno fa c’era anche lui a festeggiare l’impossibile risalita. Aveva urlato con tutto il fiato che aveva in corpo e saltato sulle poltroncine di plastica viola dei parterre di tribuna del Franchi per dire che erano tornati. Per farlo sentire al mondo che non li avrebbero mai ricacciati indietro. “Chiedo la linea da Bologna – gli urla nella testa il telecronista – per dare il risultato finale: Bologna e Sampdoria zero a zero. La Fiorentin…”. Ad ascoltarlo non c’è più nessuno, la radio è volata per aria insieme agli occhiali. Davanti alla tivù c’è di nuovo un bambino di non più di dieci anni, invaso da una gioia purissima e cristallina dopo aver scartato il regalo più bello mai ricevuto.

Un bambino goffo e troppo cresciuto, che salta e ride e grida contro il mondo la sua felicità infinita, e la rabbia di aver dovuto aspettare fino all’ultimo secondo dell’ultima giornata, di aver dovuto affidarsi ai risultati degli altri per non affogare, quando tutti, ma proprio tutti, arbitri in testa, avevano fatto in modo che non potesse farcela soltanto con le proprie forze. Quando lancia uno sguardo alla televisione, nello stadio c’è un’intera città - la sua città - che piange per il sollievo, con le ossa rotte e i muscoli indolenziti per la tensione spaventosa. “Siamo ancora qua, figli di puttana! Siamo qua e non ci caccerete mai!”, urla. Non adesso. Non ancora.

Vaìa (io voto Sandra, fallo anche tu)

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