Archive for Aprile, 2006

Tanti cantieri e poca lungimiranza

Guardate questa foto.

Si tratta della "sontuosa" pista ciclabile che il Comune di Torino ha costruito in corso Vittorio Emanuele, una per lato, grosso modo da piazza Rivoli fino a piazza Adriano. Per realizzarla sono stati chiusi per circa un paio di mesi tutti i controviali del corso, con annessi posteggi "a lisca di pesce" capaci di ospitare ogni giorno centinaia e centinaia di automobili. In una zona ad elevata frequentazione di uffici et similia questo ha significato disagi non indifferenti.

Ma non è questo il punto. Le piste ciclabili sono le benvenute sempre e comunque. Sono da sempre favorevole a un modello "Torino = Amsterdam" dove si possa andare in giro in bici tutti i giorni dell’anno senza il rischio di dover effettuare gimcane fra camion/automobili/pedoni-impazziti-con-cani-al-guinzaglio. Le corsie riservate alle biciclette mi piacciono, insomma, sia quando sono eleganti come quella di via Bertola sia quando sono "mini-minor" come la pistina ciclabilina della foto (50 cm?).

Però preferirei che fosse costruite una volta sola. Regionando bene su quello che si sta facendo e pensando sempre che, per quanto il fine sia nobile, si sta comunque rompendo le balle a un sacco di gente. Quindi bisogna farlo: 1) con senso civico 2) bene 3) repidamente. E invece cosa ti scopre il prode ingegnere (o geometra) subalpino qualche mesetto dopo l’inaugurazione? Che le macchine arrivano con le ruote vicinissime al bordo, finendo con il paraurti sopra la pista ciclabile e restringendone ulteriormente la già esigua larghezza (anche in questo caso rimando alla foto di apertura, scattata con il mio fido K750).

Ragione per cui grazie a questo piccolo difetto di progettazione oggi stanno rispaccando tutto, eliminando posteggi nuovamente e rompendo i maroni agli abitanti di un quartiere già messo a dura prova da quall’altra piaga biblica socialmente utile che sono i cantieri del teleriscaldamento (che gli Dei stramaledicano gli operai dell’Aes e la loro estenuante lunghezza).
Per cosa?, vi chiederete. Per aggiungere una zeppa al lavoro fatto male la prima volta (l’ho ridisegnata in rosso nella foto) e sistemare un piccolo scalino a lato della pista, che obblichi le auto a fermarsi prima e a non invadere lo spazio riservato alle due ruote "no oil". Sempre che qualche Suv non decida di osteggiare sopra a tutto travolgendo i ciclisti, con buona pace dei progettisti e di chi li lascia colpevolmente liberi di creare simili cagate.

Quindi, visto che anche per tutto questo paghiamo noi sia in termini di tempo perso a trovare posteggio e di stipendi per chi fa i lavori e chi li inventa… mi chiedo: ma non c’è proprio verso di far progettare le cose a chi poi le usa? Ci sarà bene un ingegnere/geometra/tecnico che gira in bici a cui chiedere consigli sul modo migliore di costruire una corsia riservata, o no? Altrimenti continueremo a spendere male il doppio dei soldi. Col risultato di domandarci senza speranza quale sia la logica di approvazione e controllo che sta dietro ai lavori che ci tocca subire.

Senza parlare di un altro tema scottante, che meriterebbe tomi di saggistica a parte: il coordinamento dei lavori pubblici. Che è quella cosa per cui se ti hanno sventrato la strada per il gas, quella di fianco in cui speravi di trovar rifugio sarà devastato per la sostituzione delle tubature e appena finito il tutto piomberà su di te la chiusura di un qualche passante (e qua ce ne sono ancora).

Insomma. Vorrei delle risposte e invito chiunque ce le abbia a fornirmele. Altrimenti davvero non mi resterà che attendere e sopportare. Come quei vecchietti rassegnati che hanno messo di chiedersi perché su alcuni autobus si possa aprire soltanto una parte infinitesimale del finestrino, che d’estate ci si boccheggia dentro, tanto da temere di finire stecchiti dall’afa. O che scommettono incuriositi su che cosa potranno aver mai trovato quelli dell’Aes sotto l’asfalto in via Villarfocchiardo, con lo scavo aperto da mesi e le macchine accatastate una sull’altra nel controviale di corso Francia, accuratamente sottomesso da un lustro ai lavori della metropolitana.

Vaìa

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@domani

Dal 23 aprile e per un anno intero Torino (con Roma, ci mancherebbe) sarà la Capitale Mondiale del Libro. E questo si sa.

Forse si sa meno che esiste un progetto @domani, voluto dall’Osservatorio Scrittura Mutante della Biblioteca Civica Multimediale - Città di Settimo Torinese e da Ars Media, che raccoglierà tutte le iniziative ufficiali dedicate alla scrittura digitale: dalle conferenze internazionali ai workshop, fino alle installazioni multimediali che racconteranno le mutazioni della parola nell’epoca di Internet.

Gli appuntamenti in calendario sono già numerosi e si strutturano intorno alle quatto parole chiave dell’iniziativa: "blog", "hyper", "search" e "move".

Intanto, la linea di partenza è fissata per venerdì 28 aprile, alle 17.30, presso l’Atrium di Torino. Tema dell’incontro "Tra mediasfera e blogosfera: nuovi formati e nuovi giornalismi, etica della comunicazione nei nuovi media". A parlarne saranno esperti provenienti da Cuba, Brasile, Argentina, Spagna e Italia (Giuseppe Granieri).

Vaìa

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Come voi nessuno (quasi) mai

I giocatori viola festeggiano la vittoria sull'Empoli

Uefa matematica, tre punti di vantaggio sulla quinta e tre giornate alle fine. Comunque vada (Champions League o no), un anno fantastico.

Ma già che ci siamo… rendiamolo indimenticabile.

Vaìa

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Liberi di comunicare (anche a pranzo)

Appassionati di Internet inchiodati alla sedia davanti al monitor? Businessmen on line 24 ore su 24 con i mercati internazionali o semplici turisti in cerca di un hotel mangiucchiando un toast? Tirate un bel respiro di sollievo, nessuno vi imporrà l’astinenza da Web. Nemmeno in pausa pranzo.

In occasione delle Olimpiadi invernali la Città di Torino e la Regione Piemonte hanno infatti lanciato “Webcafè & restaurants”, l’iniziativa per dotare i locali del centro cittadino (finora una ventina) di collegamenti wireless ad alta velocità per consultare i siti Internet che interessano di più, darsi allo shopping digitale o leggere la posta elettronica, in tutta sicurezza e a costi agevolati.

Usufruire del servizio è facile, basta disporre di un pc portatile, di un PDA o di un telefonino di ultima generazione con tecnologia Wi-Fi e recarsi in uno dei locali segnalati sul sito del comune, sempre che si abbia già acquistato un accesso prepagato (lo si può fare qua).

Per i più curiosi il 26 aprile a mezzogiorno ci sarà la conferenza stampa ufficiale di presentazione del servizio. Dove? Ma in un web-ristorante, ovviamente: all’Arcadia di Galleria Subalpina. Resta poco da dire, Torino cambia ancora e si fa più moderna e veloce. E perché no… anche un po’ più libera da cavi e cavetti, che per gli internauti è sempre una bella conquista.

Vaìa

(pubblicato anche su BlogTorino)

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Emme-emme-effe

La sveglia reclamava senza appello la sua attenzione. Uno sguardo veloce alle tapparelle gli confermò due cose. Era già troppo tardi e l’ultimo giorno di riprese sarebbe stato caldo e pieno di sole. Sottili raggi di luce filtravano dalle fessure, andandogli a illuminare con precisione le dita dei piedi e tutto lasciava pensare a una giornata di quelle buone, pronta a lasciarsi guidare senza pensieri verso sera. Al contrario di quanto si ostinava a suggerirgli la sua pancia, avvolta in uno straccio freddo e umido di inquietudine. Giulio Tremasse, più noto come “Wonder Muscle”, si alzò e accese la radio, dirigendosi verso il bagno col passo malfermo della notte. Sintonizzando il suo bacino sulla batteria dei Coldplay (“Warning sign”?), si guardò allo specchio e contò tre capelli bianchi da strappare, più un paio di rughe (nuove?), che massaggiò con cura certosina prima di mettersi in moto.
Come d’abitudine si dedicò alla sua triade di compiti mattutini – doccia, barba e ginnastica tonificante – seguita subito dopo da una colazione a base di frutta e cereali al cioccolato. La colazione dei campioni e dei pornodivi professionisti. L’unico rito quotidiano che gli dava la sicurezza di presentarsi sul set vigoroso, maschio e sull’attenti come si conviene. E come sempre era avvenuto, almeno negli ultimi undici anni di carriera per sessantadue film all’attivo, compresi alcuni dei capisaldi del cinema per adulti. Da “Tutto quello che avreste voluto prendere nel sesso” a “Cinderella e il suo amico coulored”, con cui mascherandosi da keniota immigrato, lui ch’era bianco come il latte scremato, riuscì a far penetrare per la prima volta nel mondo hard core le scottanti tematiche dei diritti degli immigrati.

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Domani è un altro giorno

O almeno, avrebbe dovuto esserlo.

Invece pare che piovigginerà ancora un po’.

Il sole è pallido più di ieri. E di certo non indica alcun avvenire.

ADD-ON 17.27
Mi correggo. Tiriamo fuori gli occhiali da sole…

"La sinistra si è aggiudicata il premio di maggioranza e quindi ha l’obbligo, il diritto ma anche il dovere di dar vita a un governo politico. Questo sgombra il campo da ipotesi che noi abbiamo sempre contrastato di governi istituzionali, tecnici, balneari o di grande coalizione. La sinistra ha vinto, la sinistra deve governare. Punto. Dopodichè vedremo se ce la farà". Lo afferma il ministro del Welfare, Roberto Maroni intervistato dal quotidiano on-line Affaritaliani.it. (da Repubblica.it)

Vaìa

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Non può piovere per sempre

Qui a Torino piove da due giorni.

Dalle 15, però, sembra sia annunciato un pallido sole.

Le nuvole verranno spazzate via, domani?

Vaìa

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Ich bin kein coglionen

Permettetemi di citare Kennedy e di affermare chiaro e tondo che "Io non sono un coglione".

Sono un cittadino italiano di sinistra che pretende rispetto dal capo del governo del suo paese. Non mi pare una richiesta esagerata e sicuramente a questo punto della campagna elettorale non ho voglia di buttarla sullo scherzo, sulla gag mediatica e sulla spettacolarizzazione di un sacrosanto sdegno.

Sarà che sono troppo preoccupato per il futuro. Ma chi ieri è andato in piazza con i palloncini, a due a due, e con le scritte "io sono un coglione" forse sarà pure convinto di aver rivendicato il proprio diritto a dissentire, anche con l’arma dell’ironia. Secondo me invece ha soltanto, e lo dico a malincuore, testimoniato come la politica sia ormai diventata sempre di più uno spettacolo, da entrambe le parti. A volte volgare e patetico - in questo il premier è maestro indiscusso - e a volte raffinato e ironico. Ma comunque uno spettacolo.

Io non mi sento un coglione, scusate. E non risponderò col sorriso alle offese in attesa di vedermi ripreso da qualche telecamera o di finire su qualche galleria fotografica on line. O sugli organi di informazione amici, che tanto gli altri non ci filano mai. Attenderò domenica, voterò per l’Unione e mi metterò a sperare che con me lo abbiano fatto la maggioranza degli italiani.

Se così sarà vorrò una cosa sola: un governo serio, noioso e perfino incolore. Ma capace di amministrare la cosa pubblica nel rispetto di tutti e per il bene di tutti. Dopo gli ultimi cinque anni sarà legittimo pretenderlo, o no?

Vaìa

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