Lost: 25 puntate e una dozzina circa di serate e notti insonni.
Vagabondaggi notturni per la rete e sassolini sulle finestre dei miei pusher abituali di episodi non ancora editi in Italia.
Numeri ingannatore e canzoni che ti restano nella testa come le spine di un riccio sotto i piedi quando lo pesti al mare (Make Your Own Kind of Music, 1971).
Botole che si aprono e invece di dare risposte ti forniscono solo nuovi dubbi.
Sottotitoli che ti permettono di vagare nel buio a volte totale dell’inglese con accento americano (anche se ammetto, per lo più non troppo strascicato).
E in fondo a tutto questo chi ci trovo? Nascosto come una talpa nella terra?
L’ex corridore da stadio serale? Il quasi dottore? L’incontro inatteso subito dopo l’operazione della vita?
Desmond??? DESMOND!!!
Vaìa
ps
Mi scuso per l’ermeticità di questo post, che in pochi capiranno. Ma quei pochi, come me, saranno gli eletti sull’isola del volo Oceanic 815 da Sidney a Los Angeles.
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