Notte bianca

Potevo girare fino all’alba fra locali e discoteche. Seguire una rassegna non-stop di film ucraini con sottotitolo in uzbeko per sentirmi colto e farmi figo agli occhi delle donne. Potevo parlare del lavoro e del futuro con persone interessanti, sperando - chissà - che ne saltasse fuori qualcosa oltre che il piacere di un momento speso bene. Seguirle nei loro ragionamenti e farmi trovare pronto a ribattere, interessato a ogni particolare.

E se mi sentivo particolarmente ribelle (o tamarro) potevo perfino fare le penne con la vespa nel posteggio deserto di un supermercato, illuminato soltanto da qualche cassonetto in fiamme. O persino passeggiare fino allo sfinimento aspettando l’alba sul bordo del Po, vicino a bottiglie di birra un tempo piene e ragazzotti che smaltiscono la sbornia. Rollandomi una canna e assaporandone il gusto ormai dimenticato.

Invece sono stato con te, abbracciato con te, ancora una volta. Con gli occhi negli occhi e le dita intrecciate fra i tuoi riccioli d’oro. A baciarti sulle palpebre e sulle guance. A sentire il tuo profumo di biscotto fragrante. A stringerti mentre cercavi il sonno e a sentire le tue lamentele perché non arrivava. Avvinto a te come le radici alla terra. E bagnato a tradimento dal calore spesso e improvviso della tua pipì che strabordava fuori dal pannolino.

Prima di ogni altra cosa, forse, avrei dovuto cambiarti.

Vaìa

1 Commento »

  1. Mashima ha scritto,

    Marzo 4, 2006 @ 12:28

    Descrizione dolcissima, mi ha toccata molto.
    Un pò, vi invidio.

    Saluti, Francesca

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