Non so se sono davvero l’unico torinese che si guarda le Olimpiadi sempre e solo dalla televisione. Niente medal plaza, niente palazzotti-oval-stadidelghiaccio, niente montagne di alta quota.
Perché? In primo luogo per una creaturina di 87 cm circa di altezza e 16 mesi di vecchiaia, che mal si adatterebbe al freddo pungente delle serate medaglifere subalpine (provateci voi a ritrovare un fagotto simile, per giunte automovente, dentro un palazzotto del ghiaccio o fra le gambe di chi canta l’inno a squarciagola). Senza parlare della frequente mancanza di nonne/tate che tengano a bada il pupo anche la sera.
Ma anche, diciamocelo, per la follia dei prezzi. Perché se uno può andare a vedersi una gara soltanto la sera (grazie a Dio si lavora il resto della giornata) le possibilità si riducono. O trovi chi ti tiene la belva e vai a vedere una gara economica (tipo hockey femminile) o ti dissangui. Con la differenza che le gare economiche sono sparite subito (lo so… lo so… dovevo muovermi prima). Ora, non so voi, ma 140 euro per una sera, seppur stupenda, di pattinaggio per il nostro budget familiare sono troppi. E stiamo parlando dell’ultima fascia di prezzo, nel loggione del Palavela.
Da comune mortale, insomma, mi pare che l’effetto dei Giochi – in quanto avvenimento prettamente sportivo e non di costume – rischi di ridursi a quello di un circo per addetti ai lavori e appassionati pronti a spendere, atterrato in città per sparire poco dopo. Difficile davvero viverlo in prima persona, nonostante si sia vissuto per tanti anni (e con tanta fatica) la fase in cui si doveva prepararne l’arrivo.
Per fortuna si può rubare il tempo alle pause pranzo o ai week end di faccende domestiche e consolarsi passeggiando per il centro città. Una città, questa sì, davvero ospitale e irriconoscibile. Dell’effetto bocca aperta dei torinesi davanti alla metro hanno già detto altri. Io aggiungo l’effetto “giapponese in gita” che ha preso me e altre migliaia di cittadini che son scesi per la prima volta nel ventre di corso Francia per ammirarne le budella tirate a lucido con vetro e acciaio.
Macchine fotografiche, videofonino e videocamere si sprecavano, manco fossimo davanti alla Gioconda nel Louvre (della quale, giusto per non contraddirmi non ho neanche una foto).
Comunque… poco ancora e "Torino 2006" sarà archiviata per sempre, e con lei tutto il fantastico casino che l’accompagna. Ragion per cui la nonna l’ho pinzata con la forza e persa la prima notte bianca conto di gustarmi la seconda, sabato prossimo. Gli amici sono avvisati… Spero solo di non crollare alle 22.13 per il troppo sonno accumulato in tante “notti bianche” da babbo premuroso.
Che dite, ce la farò?
Vaìa
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