Archive for Febbraio, 2006

SecondoTe

Sempre in tema di segnalazioni, ecco un’altra idea degna di nota. Si chiama "SecondoTe" ed è la nuova rivista che a partire dal prossimo mese verrà distribuita gratuitamente nel quartiere Mirafiori Nord di Torino, in collaborazione con il Comitato Urban 2 all’interno delle iniziative di animazione culturale della Cascina Roccafranca.

Cuore del giornale saranno gli scritti che arriveranno direttamente dalle tastiere dei lettori, ispirati ogni volta (i numeri previsti inizialmente sono quattro) da un tema specifico. Si parte dall’attesa per arrivare alla follia, stazioni intermedie il fastidio e l’ambiguità.

A curare il tutto sono i ragazzi de Laperquisa, già ideatori di un circolo letterario virtuale torinese che da poco è sfociato in un’omonima associazione culturale.

Ma se non siete torinesi, nessuna paura. Non vi perderete nulla, perché i numeri di "SecondoTe" saranno anche pubblicati on line su www.laperquisa.it/secondote (lo zero è già pronto).

Vaìa

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Sedani

Il logo di SedaniNe avevo già scritto a dicembre per Repubblica Torino (leggi), ma il tempo passa e oggi vi segnalo che manca meno di un mese alla fine del concorso letterario di "Sedani, storie raccontate a mano".

Per cui, cari i miei scriventi del Web, completate uno degli incipit proposti e state pronti a partire alla volta di Asti: il 20 marzo, in occasione della "Festa di Primavera" ci sarà una delle prime presentazioni ufficiali.

Se volete saperne di più potete sempre fare un salto sul sito ufficiale. Non ve ne pentirete.

Vaìa

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Babbo a cinque cerchi

Non so se sono davvero l’unico torinese che si guarda le Olimpiadi sempre e solo dalla televisione. Niente medal plaza, niente palazzotti-oval-stadidelghiaccio, niente montagne di alta quota.

Perché? In primo luogo per una creaturina di 87 cm circa di altezza e 16 mesi di vecchiaia, che mal si adatterebbe al freddo pungente delle serate medaglifere subalpine (provateci voi a ritrovare un fagotto simile, per giunte automovente, dentro un palazzotto del ghiaccio o fra le gambe di chi canta l’inno a squarciagola). Senza parlare della frequente mancanza di nonne/tate che tengano a bada il pupo anche la sera.

Ma anche, diciamocelo, per la follia dei prezzi. Perché se uno può andare a vedersi una gara soltanto la sera (grazie a Dio si lavora il resto della giornata) le possibilità si riducono. O trovi chi ti tiene la belva e vai a vedere una gara economica (tipo hockey femminile) o ti dissangui. Con la differenza che le gare economiche sono sparite subito (lo so… lo so… dovevo muovermi prima). Ora, non so voi, ma 140 euro per una sera, seppur stupenda, di pattinaggio per il nostro budget familiare sono troppi. E stiamo parlando dell’ultima fascia di prezzo, nel loggione del Palavela.

Da comune mortale, insomma, mi pare che l’effetto dei Giochi - in quanto avvenimento prettamente sportivo e non di costume - rischi di ridursi a quello di un circo per addetti ai lavori e appassionati pronti a spendere, atterrato in città per sparire poco dopo. Difficile davvero viverlo in prima persona, nonostante si sia vissuto per tanti anni (e con tanta fatica) la fase in cui si doveva prepararne l’arrivo.

Per fortuna si può rubare il tempo alle pause pranzo o ai week end di faccende domestiche e consolarsi passeggiando per il centro città. Una città, questa sì, davvero ospitale e irriconoscibile. Dell’effetto bocca aperta dei torinesi davanti alla metro hanno già detto altri. Io aggiungo l’effetto “giapponese in gita” che ha preso me e altre migliaia di cittadini che son scesi per la prima volta nel ventre di corso Francia per ammirarne le budella tirate a lucido con vetro e acciaio.
Macchine fotografiche, videofonino e videocamere si sprecavano, manco fossimo davanti alla Gioconda nel Louvre (della quale, giusto per non contraddirmi non ho neanche una foto).

Comunque… poco ancora e "Torino 2006" sarà archiviata per sempre, e con lei tutto il fantastico casino che l’accompagna. Ragion per cui la nonna l’ho pinzata con la forza e persa la prima notte bianca conto di gustarmi la seconda, sabato prossimo. Gli amici sono avvisati… Spero solo di non crollare alle 22.13 per il troppo sonno accumulato in tante “notti bianche” da babbo premuroso.

Che dite, ce la farò?

Vaìa

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Il banchiere di Dio

Fra le altre cose oggi è morto il Cardinale Paul Marcinkus, il famigerato finanziere in porpora collegato a doppio nodo con lo scandalo Banco Ambrosiano e la personcina di Michele Sindona (breve riepilogo qui).

Forse lassù qualcuno aveva bisogno di soldi…

Vaìa

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Il colmo

Un uomo in questa posizione può fare solo due cose. O togliersi i vestiti come Superman e lanciarsi a difendere qualche vecchietta o lasciar intravedere una maglietta becera e mettersi a sparare cazzate a raffica. Nel secondo caso potete essere sicuri che si tratta del padano Calderoli. Odontotecnico e prode difensor della padania.

Ora, cosa si può dire di un demente simile? Forse che in un qualunque altro paese del mondo non lo farebbero neanche entrare in osteria, mentre da noi fa il ministro delle Riforme Istituzionali. E quel che è peggio è che le riforme le fa, non si limita a pensarle. Anche se "pensare", nel suo caso, è un termine un poco azzardato.

Ecco, questo uomo altamente vaneggiante (insieme al 5% circa di italiani che vota lega) è la prova che "loro" sono molto, ma molto peggio di noi. Sia chiaro. DI cretini ce ne son tanti anche dalla nostra parte, ma non credo che ci si debba preoccupare ossessivamente di chiedere scusa per ogni scureggia ideologica che mollano (a parte gli slogan su Nassiriya, che meriterebbero un fracco di mazzate se non altro per idiozia-palese-in-piena-campagna-elettorale)

Quanto al prode Carderacchio mi piace dedicargli l’epitaffio politico pubbblicato ieri nella vignetta di Giannelli sul Corsera. Purtroppo non ho trovato l’immagine in Rete, ma le parole… bastano eccome.

IL COLMO
Deridere il culto di
Maometto… E avere il culto di Bossi.

Non so voi, ma io continuo a preferire il profeta. Eccome.

Vaìa

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Il 46% delle mie cellule

Il 46% delle mie cellule ne ha le balle piene di vedere Berlusconi in televisione in ogni momento. Come stamattina, dalle 7.15 alle 7.45 circa su Rete4 in un convegno-ovazione senza alcuna pubblicità.

Il 44% delle mie cellule trova invece insopportabile l’ansia da sondaggio di questi giorni e l’uso indiscriminato che una certa parte politica (sempre QUELLA certa parte politica) fa dell’unico risultato positivo che sembra essere riuscita a scovare. Per altro andando fino in america, visto che in tutto il resto del mondo pensano vincerà la sinistra.

Il rimanente 10% delle mie cellule (per lo più cerebrali) mi ha fatto ricordare uno dei pezzi più esileranti sul valore dei sondaggi e del dibattito politico più in generale (fuffa allo stato puro). Autore, neanche a dirlo, Giorgio Gaber. Lo ripropongo per farmi due risate in compagnia e per allontanare il dubbio che il 10 aprile pomeriggio possa trovarmi ancora più inguaiato di oggi.

LA SEDIA DA SPOSTARE
(La scena è buia. Al centro una sedia molto illuminata. Voci fuori campo)

a) Secondo me quella sedia lì va spostata.
b) Anche secondo me quella sedia lì va spostata.
a) Facile dirlo quando l’han detto gli altri.
b) Se è per questo sono anni che lo dico e nessuno mi ascolta.
a) Da una approfondita analisi storica e sociologica viene fuori che quella sedia pesa dai nove ai dieci chili.
b) Non sono d’accordo. Dai sondaggi il 2% degli intervistati dice che pesa dai cinque ai sei chili, il 3% dai sei ai sette chili, il 95% non lo so e non me ne frega niente. Basta che la spostiate.
a) Secondo me per spostarla ci vorrebbe qualcuno che la prendesse delicatamente per la spalliera e la mettesse da un’altra parte.
b) Eccesso di garantismo. Al punto in cui siamo è assolutamente necessario prenderla in qualsiasi modo. Anche a calci.
a) A calci? Ma questo è profondamente antidemocratico e anticostituzionale.
b) Se è così cambiamo la Costituzione
a) Non è una cosa che si può fare da un giorno all’altro. Nel frattempo propongo di indire un referendum.
b) Non si troveranno mai 500.000 firme per spostare una sedia.
a) E allora non c’è scelta: elezioni anticipate.
b) No, le elezioni oggi no. Sarebbe troppo grave per il Paese. Forse domani.
a) Rimane il problema urgente della sedia da spostare.
b) Su questo sono d’accordo. Può essere un punto di incontro.
a) Parliamone.
b) Parliamone.

(Da "E pensare che c’era il pensiero", 1995).

Vaìa

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Perché dobbiamo vergognarci solo noi?

Vladimir LuxuriaSeguo la campagna elettorale in corso e mi chiedo: perché dobbiamo vergognarci solo noi?

Per un Giordano, un Caruso e un Luxuria a sinistra, ci sono dieci / cento / mille neofascisti a destra. Guidati da capi orrendi anche solo da ascoltare (come Gaetano Saya, fondatore del nuovo MSI) e pronti ad alleanze politiche che riescono (forse) a dar da pensare anche a un uomo disperato e pronto a tutto come il Berlusca.

Allora, perché siamo sempre e solo noi a dover provare la nostra democraticità?

Io detesto Giordano e lo ritengo un residuato bellico (un trotskista nel 2006, ma dai!). Mi sta antipatico Caruso e ritengo per lo meno avventurosa agli occhi dei più la candidatura di Vladimir Luxuria. Ma nessuno di loro ha mai parlato di "razza" superiore, di "comunisti da cercare uno a uno" o di "finocchi che devono rimanere nascosti (leggere per credere e leggere per incazzarsi).

Questi sono i nemici dell’intelligenza e dei moderati. Non un vecchio comunista patetico che se ne fotte dell’opportunismo politico e parla di resistenti iracheni, né un leader dei movimenti no-global dalle opinioni discutibili ma per certi aspetti condivisibili (a partire dalla Tav). E sicuramente non è una minaccia per la società una persona che ha fatto della sua differenza sessuale uno stile di vita chiaro e limpido.

Se il 20 per cento circa dei moderati ancora non lo capisce vuol dire che non sono moderati-indecisi, ma pure e semplici testine di supercazzola menefreghiste e qualunquiste. E non per ripetermi, ma se a due mesi dalle elezioni e a cinque anni dall’inizio di questo sciagurato governo ancora hanno dei dubbi… come ho già detto tanto a posto non sono.

Vaìa

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Nero su bianco

- Questa volta è diverso
- Non me lo dire! Non mi dire che questa volta è diverso. NON ti azzardare a dirmi che questa volta è diverso!
- Senti Laura…
- Sei una carogna. Ancora a raccontarmi palle!
- Non capisci…
- NON CAPISCO?
- Non urlare, ti prego, ci sentono tutti.
- NON CAPISCO?
- Laura, ci guardano…
- Ci guardano. Ah, bene… Sì…Ci guardano dici? ME NE FOTTO!
- Senti ho già sistemato tutto.
- Hai sistemato? Anche per i nostri figli?
- Senti…
- Anche per Marco e Caterina?
- …
- Anche per loro hai sistemato?
- Ecco…
- Tu non la devi più vedere, Antonio. MAI PIÙ!
- Te l’ho già promesso, Laura
- MAI PIÙ. Sennò quant’è vero Iddio ti uccido.
- Ti ho detto che ho già deciso di lasciarla. Tempo qualche giorno e glielo dirò.
- Adesso! Glielo devi dire adesso, Antonio. Non fra qualche giorno. ADESSO!
- Laura, ti prego. Ci guardano…
- Chi, quello lì? Ehi tu… CHE CAZZO C’HAI DA GUARDARE? EHI! Dico a te!
- Gesù… Glielo dico stasera, promesso. Glielo dico stasera.
- Ah sì… Ma guarda un po’, ti basta poco per cambiare idea. Se sapevo che ti bastava un po’ di figura di merda lo chiamavo prima quello là…
- È che non so neanche come fare. È un storia ormai senza importanza, ma non so da che parte iniziare.
- Quanti scrupoli… Povero caro, sono commossa.
- Non mi prendere in giro, Laura. Lo sai che non mi piace far soffrire le persone!
- Tesoro… Amoruccio. Non mi piace far soffrire le persone… Angioletto… Presenti esclusi, a quanto pare!
- Ma cosa dici…
- Perché finché soffro io nessun problema…
- Ascolta…
- No, ascolta tu. Sono cinque anni che andiamo avanti così. Cinque anni e due figli. Ho sempre saputo che mi mentivi… Ci sono sempre passata sopra. Ma adesso basta. O lei o me. Anzi… O lei o noi, visto che siamo in quattro.
- Lo sai che ho scelto voi. Attendevo solo il momento giusto per farla finita.
- Bene. Il momento è arrivato, te lo garantisco.
- Ok, è arrivato…
- Allora?
- Allora stasera le parlerò e le dirò che è finita…
- E che cinque anni di menzogne sono più che sufficienti da ingoiare…
- Anche.
- E che la famiglia e il sangue vengono prima di tutto…
- Infatti.
- E la lascerai per sempre.
- Promesso.
- E no, bello mio. Voglio la sua firma nero su bianco Antonio. Voglio essere sicura!
- L’avrai, Laura.
- Non voglio più essere presa in giro. Deve firmare, punto e basta.
- Lo farà, Laura. Mia moglie firmerà tutto quello che c’è da firmare. Avrò il divorzio, te lo garantisco.
- Non me lo garantire, Antonio. Questa volta fai le cose per bene. Sottoscrivimelo.

Vaìa

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