Venga qui, si stenda. Deve guardare laggiù, in fondo alla valle… Là! Ecco! Ha visto? Ne è appena passato uno… Come non ha visto? Era quella scia luminosa che è apparsa un attimo prima di finire inghiottita dalla montagna. Vista l’ora deve essere stato il merci delle 3 e ventidue. Anzi, guardi… Faccia che regolarci l’orologio che questi qua non sbagliano un colpo, può giurarci!
Eccone un altro! ZAC! Il passeggeri delle 3 e venticinque. Rapido come un siluro puntato sul culo del mondo. E pensi che dicevano non sarebbe servito a niente… Ma non la vede la bellezza di queste luci pazze? Sembra Natale! Mio padre era uno di loro, lo ricordo bene. Sempre a lamentarsi. Non ci voleva sentire da questo orecchio. Niente da fare! Non sono mai riusciti a convincerlo. E quando ce ne siamo andati via ha pianto come un bambino, anche se cercava di non darlo a vedere.
Abitavamo proprio laggiù… La vede quella massa scura là in basso? Quello è il paese. Se fissa a lungo forse riesce a intravedere la sagoma del campanile… EHI! Che lungo quello! Cristo, ma lo hai visto? Sembrava un fulmine! Ha illuminato tutto quanto a giorno… Peccato solo che escano fuori per pochi metri appena… tra un traforo e l’altro. Sennò si immagina la scena? Ci sarebbe da risparmiare sui lampioni, questo è certo. Sempre che ci fosse rimasto qualcosa da illuminare.
Come dice? No, più in giù non ci si può andare, è troppo pericoloso. C’è la zona di quarantena, i guardiani… Troppi rischi. E poi io la salute non ce la voglio rimettere. Va bene che mi fate guadagnare e non posso lamentarmi, ma se mi ammalo poi come si fa? Ma lo sa che anche i convogli li fanno tutti speciali, che ci mettono sopra dei pannelli di coso, lì, come si chiama? Insomma, non è che possono passare così come vogliono. Bisogna prendere delle precauzioni. Son tutte cose che non è che ce le hanno dette subito. Lo hanno fatto un po’ alla volta. Via via che procedevano coi lavori. Quando ci siamo trovati il lavoro quasi fatto han finito di vuotare il sacco. E guai ad alzare la voce, che ti mandavano a chiarirti le idee i loro amici. Quelli con l’anima di acciaio e la corteccia di gomma, che ti lasciavano sulla bocca un sapore di plastica e sangue che ti sfido a farti venire ancora la voglia di ribattere.
Io comunque non mi son mai messo troppo di traverso, se riesce a capirmi. Me ne sono andato con mio padre, ma torno quassù quando voglio, per portarci voi turisti. In fondo sono come una guida alpina, sempre in vetta e mai a valle. Sono un “nuovo posto di lavoro”! Da spanciarsi dal ridere… Lavoro… Diciamo che ci tiro su da non morir di fame, anche se devo venirvi a prendere fino in città. Perché qui una stazioncina, anche piccola e senza fronzoli, mica l’hanno costruita. Anche se d’altra parte… a cosa sarebbe servita, che non c’è rimasto più nessuno? Però è una questione di principio… Anche se non serve a nulla bisognerebbe farne una ogni tanto. Perché se a una ferrovia ci togli le fermate, che razza di ferrovia è?
MA GUARDA! Fantastico! Non ha mai visto uno spettacolo del genere, vero? Sarà durato due secondi buoni… Era di sicuro l’ultradiretto per Parigi… Vuol dire che sono già le 3 e 45, sarà meglio che scendiamo. Vede, a noi non si sono degnati di spiegarci mai nulla, ma se ci ho capito qualcosa non è molto salutare neanche star qui nascosti. È il guaio di quanto ti prendono le decisioni in testa. Puoi anche trovare il modo di reinventarti una vita… Ma non c’è verso di potersi fidare di nessuno, neanche degli scienziati con la faccia rassicurante che ci hanno mandato quassù… A proposito, prima che scendiamo… l’ora, l’ha regolata?
Vaìa
ps
Il 26 dicembre, in una grotta vicino Cuneo, questo testo è stato recitato dal mio caro amico Pino Amato, in occasione del concerto “Tribute to Mother Earth” della “Luis Casih percussion ensemble”. È stato un gran bel regalo di Natale.
Licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported












Link aggiornato! Buon WordPress. Poi ci iscriviamo tutti ad un gruppo di auto-aiuto per uscirne…